I fattori di posizionamento su Google del 2016, secondo Searchmetrics

Searchmetrics Ranking Factors 2016

Se negli anni passati (2015, 2014 e 2013) i Searchmetrics Ranking Factors sono sempre stati pubblicati in estate, questa volta abbiamo dovuto attendere la fine del 2016 per analizzare la nuova ricerca, che in un PDF di ben 63 pagine racchiude alcuni spunti interessanti per tutti coloro che si occupano o si interessano di SEO.

Prima di iniziare, ricordo per l’ennesima volta che la correlazione NON implica la causalità, e pertanto non è dimostrabile che un certo fattore, interno o esterno, può effettivamente influenzare il posizionamento su Google della risorsa in questione.

Vediamo ora assieme i punti salienti dello studio di Searchmetrics, considerando che alcuni parametri (segnalati dal simbolo della stellina) sono stati introdotti solo quest’anno.

1. Content

Content

Uno dei fattori di ranking introdotti nel 2016 è stato quello della rilevanza dei contenuti, che misura quanto sia rilevante un contenuto rispetto alla query di ricerca. La “vecchia” parola chiave non sembra essere più così decisiva per determinare il ranking, mentre lo è la rilevanza globale del contenuto rispetto all’intento di ricerca.

Creare contenuti lunghi, con un numero di parole superiore a 1.000, rimane un fattore importante: nella top 10 desktop la media è infatti di 1.633 parole, mentre nella top 10 mobile di 1.222 (che scendono rispettivamente a 1.590 e 1.191 se passiamo alla top 20): in pratica i contenuti per desktop solo più lunghi di circa 1/3 rispetto a quelli pensati per il mobile.

Interessante notare che l’uso delle parole chiave NON aumenta con l’aumentare della lunghezza dei testi, ma vengono utilizzati più sinonimi e vocaboli equivalenti. In altre parole, le pagine meglio posizionate NON fanno uso di tecniche di keyword stuffing, al punto che lo studio ha rilevato l’uso di circa un 20% di keyword in meno rispetto allo scorso anno.

Considerando la top 10, le parole chiave vengono inserite nel title nel 53% dei casi, nella description nel 52% dei casi e nell’H1 nel 38% dei casi.

2. User Signals

User Signals

Il Click-Through Rate (CTR) misura la percentuale media degli utenti che cliccano sui risultati di ogni posizione della SERP. Nella ricerca di Searchmetrics questa percentuale supera di molto il 100%, perché gli utenti tendono a cliccare più risultati all’interno della stessa SERP.

In base allo studio, la prima posizione registra un CTR del 44%, che scende al 30% per la terza posizione: la media del CTR delle posizioni dalla prima alla terza è del 36%. Il valore del CTR è stato fra quelli che hanno mostrato una maggior correlazione col posizionamento.

Il Bounce Rate (frequenza di rimbalzo) misura invece la percentuale degli utenti che cliccano su un URL presente sulla pagina dei risultati di Google, visitano la singola pagina del sito (senza visitarne altre), e quindi ritornano sulla SERP.

Sappiamo bene che questo parametro, preso da solo, NON serve a trarre conclusioni circa la qualità di un contenuto: un sito può infatti avere un bounce rate altissimo, se ogni sua pagina risponde perfettamente all’intento di ricerca dell’utente.

Il bounce rate medio degli URL presenti sulla prima pagina dei risultati di Google è stato del 46%, in salita di ben 9 punti rispetto al 2014 (quando era del 37%): Searchmetrics ipotizza che la ragione sia dovuta al fatto che oggi Google riesce ad indirizzare meglio gli utenti sull’informazione che desiderano, che pertanto non devono più esplorare altre pagine presenti sul sito di atterraggio.

In crescita invece il Time on Site, ovvero il tempo speso dall’utente sul sito, che ora è di 3 minuti e 10 secondi: segno che confermerebbe il fatto che Google riesce ora a suggerire pagine con contenuti più interessanti e pertinenti rispetto al passato.

3. Technical

Technical

L’H1 è presente nell’85% dei risultati in top 10, mentre l’H2 nel 77%: entrambe le percentuali sono in crescita rispetto allo studio del 2015.

Curiosamente, l’unico caso in cui l’uso di un H1 è meno comune è la prima posizione, mentre l’uso di almeno un H2 è stato rilevato come più frequente su tutte le posizioni, mostrando una correlazione fra l’uso di più H2 e una posizione migliore in SERP.

Per quanto riguarda invece l’implementazione dell’HTTPS, se lo scorso anno era solo del 12% oggi è del 45% per i risultati in top 10 e del 37% dei risultati in top 20: la previsione è di una ulteriore crescita nel corso del 2017.

Nonostante la nascita di tante nuove estensioni, i domini .com rimangono i più utilizzati nella top 20, e il loro uso è ulteriormente cresciuto arrivando all’86% per quanto riguarda i risultati in top 10.

Passiamo ora alla velocità. Searchmetrics ha preso in esame lo scaricamento completo dell’area visibile della pagina all’interno del browser, rilevando che la top 20 desktop impiega circa 7,8 secondi mentre la top 20 mobile 7,0 secondi. Le pagine mobile si caricano quindi più velocemente (di quasi 1 secondo) rispetto a quelle desktop, anche perché sono mediamente molto più leggere (di circa 1/3).

Curiosamente, il numero di caratteri negli URL è cresciuto di oltre il 15% rispetto al 2015: attualmente la media della top 10 è di 53 caratteri.

4. User Experience

User Experience

Il numero di link interni è diminuito drasticamente nel 2016.

Sappiamo che una struttura di link interni ben fatta è molto importante, perché permette di indirizzare i motori di ricerca verso le pagine del sito che noi riteniamo essere più rilevanti. Ovviamente la cosa è utile anche agli utenti che navigano sulle nostre pagine, per mandarli verso i contenuti che convertono di più. Mediamente, lo studio ha rilevato che gli URL mobile hanno circa un 40% di link interni in meno rispetto a quelli desktop.

Inutile dire che anche i link esterni – sui quali si basa l’intera logica del World Wide Web – sono importanti: sorvolando su usi ed abusi di tali link, secondo la ricerca di Searchmetrics le risorse della top 10 desktop hanno mediamente 25,7 link esterni per pagina, mentre la top 10 mobile 22,3.

Per quanto riguarda le immagini, lo studio del 2016 ha preso in considerazione solo quelle superiori a 200 pixel. La media delle immagini presenti nella top 20 (sia desktop che mobile) è stata di 1,67.

Passiamo infine ai video: anche se solo l’1% delle pagine analizzate presentava dei video self-hosted, l’incorporamento (o embed) di video esterni è parecchio diffuso: parliamo del 49% della top 10 desktop e del 31% della top 10 mobile.

La dimensione del font utilizzati è invece abbastanza simile sia su desktop che su mobile: rispettivamente 14,7 e 15,3 nell’area above the fold, e 12,3 e 10,4 nell’area centrale della pagina (per quanto riguarda le top 10).

L’uso di elementi interattivi (menu, bottoni, etc.) mostra ovviamente una grossa differenza fra desktop e mobile (molto probabilmente a causa delle dimensioni dello schermo): 208 elementi vs. 117.

Come per il 2015, si conferma una buona correlazione per le pagine che fanno uso di unordered list (in italiano “liste non ordinate”, o meglio “elenchi puntati“): questo elemento è presente nel 56% delle risorse in top 10, in crescita di qualche punto rispetto allo scorso anno.

Calo verticale dell’uso di flash, che ormai è presente solo nel 5% della top 20 desktop e nell’1% della top 20 mobile.

5. Social Signals

Social Signals

La correlazione fra buona posizione sui motori di ricerca e numero di “segnali social” è un tema eternamente dibattuto.

In linea generale, lo studio di Searchmetrics conferma questa correlazione per tutti i principali social (Facebook, Google+, Twitter e Pinterest), anche se confinata principalmente al primo/secondo risultato.

Facebook resta di gran lunga il social con il più alto livello di interazioni, e anche quello con una miglior distribuzione dei signali nella top 10.

6. Backlinks

Backlinks

La correlazione fra backlink e posizionamento rimane alta, ma pare in lento e costante declino.

Secondo Searchmetrics, per alcune nicchie è oggi possibile ottenere un buon posizionamento sui motori senza un gran numero di link di alta qualità.

Parte della “colpa” viene data all’aumento dell’utilizzo di dispositivi mobili e delle ricerche effettuate via mobile, ambito nel quale le pagine prendono like e condivisioni, ma difficilmente link. Il crescente ruolo delle app e dell’app ranking nella ricerca organica sono elementi che contribuiscono ulteriormente a diminuire l’uso dei backlink.

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6 Comments

  1. Andrea Torti 20 dicembre 2016
  2. Michele Martinelli 20 dicembre 2016
  3. Elena 20 dicembre 2016
  4. Michele Martinelli 20 dicembre 2016
  5. Elena 20 dicembre 2016
  6. Lorenz Crood 30 dicembre 2016

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