Come (e perché) realizzare (ancora) una web directory

Web Directory

Le web directory sono morte, defunte. Come la SEO, che muore ogni anno da una ventina di anni a questa parte…

Perché così tanto mondo SEO è pronto a giurare che oggi registrare un sito su una directory sia addirittura dannoso?

Ma soprattutto, a lui, a Google, queste benedette directory piacciono oppure no?

Un salto indietro nel tempo…

Alla fine del secolo scorso “SEO” significava inzeppare la propria pagina di keyword per far capire ad Altavista di essere pertinenti rispetto alla query immessa dall’utente.

Le cose belle tuttavia, si sa, durano poco e un bel giorno due tizi di Stanford se ne escono con una riflessione:

Un sito che parla di funghi ed è linkato da 100 siti diversi deve essere più importante di un altro sito che parla di funghi ma è linkato da solo 10 siti diversi.

Google PageRank

Questa riflessione si concretizza in un algoritmo chiamato “PageRank” che, in brutale sintesi, determina il valore delle pagine indicizzate in funzione del numero (e del valore) dei link che puntano ad esse.

Era il lontano 1998 e sulla base di questo algoritmo nasceva Google. Altavista, di lì a breve, sarebbe passato a miglior vita.

Con l’avvento di Google e del PageRank la SEO del tempo è costretta a cambiare. Perché il calcolo del valore di un sito, dal punto di vista del motore di ricerca, si sposta per la prima volta dalla valutazione dei fattori interni (il testo delle pagine) ai fattori esterni (i link verso la pagina) ottenendo, sì, di migliorare GRANDEMENTE la qualità delle risposte alle query ma anche di rendere il motore di ricerca MOLTO meno vulnerabile all’azione dei manipolatori (ehm…).

I SEO, comunque, gente operosa e piena di buona volontà, dimostrano immediatamente di sapersi adattare ai cambiamenti. Il nuovo motore “vuole link”? Nessun problema. E iniziano a creare siti in grado di raccoglierne e donarne in grande quantità…

Le web directory

Le web directory, come sappiamo tutti, erano creature che vedevano il loro campione in DMOZ, una belva che già a metà dell’anno 2000 raccoglieva qualcosa come 2.000.000 (!) di URL, e nascevano con l’onestissimo e apprezzabilissimo intento di selezionare e catalogare le cose.

Alcune Directory

La nuova SEO basata sui link, comunque, ne aveva fatte nascere millemilamilioni, tutte basate su una dozzina di script preconfezionati e tutte accomunate dal nobilissimo intento di aumentare il proprio PR per diventare appetibili a chi cercava di acquistare qualche buon link verso il proprio casinò online.

Alla fine, quando fu chiaro che il proliferare di queste creature stava danneggiando il motivo stesso del proprio successo, Google decise di intervenire e lo fece senza troppe cerimonie, declassandone moltissime, penalizzandone molte e bannandone alcune.

La SEO, comunque, sopravvisse anche questa volta. Si orientò verso nuove forme di ottimizzazione e in qualche modo divenne anche un attività un po’ meno “greve” che all’inizio…

Ma non riuscì mai più a liberarsi da un pregiudizio:

GOOGLE HA DECLASSATO LE DIRECTORY. GOOGLE NON AMA LE DIRECTORY.

Google e le Web Directory

E questo ci riporta alla discussione iniziale (e al nostro tempo).

Google davvero non ama le directory?

Ma ancora di più… Google riesce a sostituirsi sempre ad una (buona) directory?

Chiunque sia arrivato fino a qui ha probabilmente già intuito come la penso.

Innanzitutto; la mia risposta ad entrambe le domande è:

NO. Un CATEGORICO no.

  • Google NON ha NULLA contro le directory (anzi ne ha bisogno).
  • Google NON è sempre in grado di sostituirsi ad una (buona) directory.

E ora vediamo il perché, con una query a tema (“migliori directory siti web”).

Query sulle Web Directory

Come vediamo dal risultato, Google non è ancora in grado di rispondere in proprio a questa domanda.

Quello che ci si aspetterebbe, sarebbe un elenco di directory fornito da Google stesso.

Invece 10 risultati su 10 sono occupati da pagine che presentano elenchi (anche lunghi) di link a web directory…

Capito? “Io, Big G, non so dirti con esattezza quali siano le migliori directory di siti web, ti rimando a dei siti che dicono di saperlo”.

Analogo esperimento potete provarlo per vostro conto con query analoghe, dall’e-commerce ai professionisti.

Che vuol dire tutto questo?

Semplice. Vuol dire che Google non ha alcun problema con gli elenchi. E una directory altro non è che un elenco grande e organizzato.

Un altro esempio.

La directory di siti che gestisco (http://www.uhela.com) è listata su DMOZ da un sacco di tempo. Esattamente qui.

Per un errore, quando poco tempo fa ho ricostruito il mio sito, avevo scritto male il codice html del meta description, invalidandone di fatto la descrizione.

Non posso mostrarvelo con una screenshot perché ho corretto il problema e non voglio aspettare prima che Google reindicizzi, ma vi assicuro (credetemi sulla parola), che immettendo come query il nome del dominio del mio sito (Uhelà) quello che appariva era…

…la descrizione presente su Dmoz!

La web directory Uhelà su DMOZ

Un caso? No, assolutamente.

Il fatto è che Google non può dare una descrizione a un sito che non gliela fornisce, l’IA di Skynet è ancora lontana…

Ma sarebbe ben felice di potersi basare su descrizioni fornite da un terzo imparziale (evitando di presentare descrizioni che, inevitabilmente, sono promozionali).

E sarebbe altrettanto felice di potersi appoggiare a directory serie e professionali per distinguere i siti validi dallo spam, esattamente come ha fatto per anni servendosi di DMOZ (era indicato persino nelle linee guida per l’ottimizzazione).

E veniamo quindi al succo del discorso.

Google ha bisogno di buone directory. E se ne ha bisogno Google ne hanno evidentemente bisogno gli utenti.

Come è fatta, dunque, una buona directory?

  • La “buona” directory è la directory che NON nasce per Google ma nasce per gli utenti.
  • La “buona” directory è la directory che VUOLE essere visitata dagli utenti (eventualmente per il tramite dei motori di ricerca).

Ed ecco gli elementi che, a mio avviso, concretizzano quanto sopra:

Gli elementi che caratterizzano la “buona” web directory

  • Le descrizioni
    Una directory utile per gli utenti è una raccolta di link a siti validi, descritti in modo imparziale da terze persone.
    Non esiste pubblicare testi che recitano “…il miglior sito di questo” o “…azienda leader di quest’altro” o “…i migliori professionisti del web” e via dicendo.
    Una directory così è un collage di annunci pubblicitari che non vale nulla. Quindi, le strade sono 3:

  • Le descrizioni le si scrive in proprio, possibilmente con uno stile uniforme
  • Si accettano solo descrizioni imparziali e in terza persona
  • Si accetta tutto e poi si corregge a mano
  • Le categorie
    Una delle critiche più ricorrenti alle directory è quella dell’inutilità delle categorie.
    E in effetti sono abbastanza d’accordo.
    Le categorie concettualmente sono utili ma difficilmente quello che noi crediamo debba andare in un certo settore verrà cercato lì anche dagli utenti.
    Una chat, ad esempio, a me viene di cercarla fra le risorse internet ma molti la mettono in “Società/Persone”, esattamente come un sito di maioliche e pavimentazioni alcuni lo mettono in “Aziende/edilizia”, altri in “Casa e giardino/Arredamento”.
    Senza dimenticare peraltro che molti siti sono riconducibili effettivamente a più di una categoria.
    Le soluzioni migliori, a mio avviso, sono:

  • Limitare drasticamente il numero di categorie di primo livello rendendole il più macro possibile. Soprattutto, limitarne grandemente il livello di profondità. 3 livelli potrebbero già essere troppi.
  • Utilizzare i tags. Trovando però il modo di limitarne la proliferazione, soprattutto nelle varianti simili.
  • Migliorare e agevolare la capacità delle ricerche libere sfruttando le potenzialità delle ricerche full-text che oggi sono disponibili nella gran parte dei database.
  • Le categorie, in buona sostanza, dovrebbero essere utilizzate per indirizzare gli utenti verso siti simili DOPO la ricerca, magari con le breadcrumb o qualche altro sistema di navigazione. Il metodo di principale di ricerca deve essere la search bar.

  • I link
    I link ai siti listati dovrebbero essere DIRETTI (perché non c’è ragione di non linkare in modo diretto un sito che si ritiene valido).
    E l’ancoraggio, sorry, non dovrebbe essere SEO.
    Perché se lavoriamo nell’ottica di essere utili agli utenti (e non ai motori), non c’è motivo di scrivere un ancoraggio diverso dal nome del dominio.
    Se il mio sito si chiama, immaginiamo, “MrSummerShoes.it”, perché dovrei far vedere agli utenti roba tipo… “Migliori sandali spiaggia”?
    Che sembra una frase pronunciata da Tarzan e che è evidentemente messa lì solo per spingere quella chiave nelle SERP?
  • I backlink
    Se lavoriamo per gli utenti, ogni sito che listiamo è un sito che riteniamo valido.
    E ciascun sito valido che aggiungiamo è un mattone di valore che aggiungiamo al NOSTRO sito.
    Quindi, non c’è una ragione al mondo per chiedere un backlink.
    Saremo certamente lieti di riceverlo se chi viene listato ritiene utile il servizio che offriamo, ma non possiamo subordinare ad esso l’inserimento.
    Sarebbe come chiedere di essere pagati per fare un qualcosa che fa guadagnare noi.
  • Le pagine
    Ciascun sito dovrebbe essere listato su una pagina propria, raggiungibile a partire da un URL comprensibile e di facile memorizzazione.
    Cose tipo “directory.it/s/listing.php?id=8974321” non sono proprio il massimo per gli utenti.
    La pagina, inoltre, dovrebbe essere SEO friendly, con i tag title e meta impostati opportunamente per il sito in questione, pur rendendo chiaro che si tratta di una pagina di una directory.
    Non bisogna mettersi in concorrenza con il sito originale. Bisogna aiutarlo ad essere visibile.
  • I siti scelti
    Può sembrare scontato ma è opportuno sottolinearlo. Non è possibile listare tutto e tutti, per quello ci sono i motori di ricerca.
    Anche se gestiamo una directory generalista, insomma, bisogna tenere la spazzatura fuori dalla porta.
    I siti MFA (Made for AdSense), i siti non aggiornati da una vita, i siti pieni di link spezzati, i siti ospitati su domini gratuiti, come anche i blog SEO (che si riconoscono da un chilometro) o le pagine personali andrebbero tenuti fuori.
    Per me, addirittura, non andrebbero listati neanche i siti che non mostrano il proprio indirizzo email.
    Perché dovrei scrivere a qualcuno senza conoscere il suo indirizzo? Ce ne sono infiniti di modi per mostrare la propria mail senza rendersi vittime degli spammer.
  • La selezione dei siti
    Una directory utile agli utenti è una directory che valuta le proposte ma che, al contempo, i siti validi li cerca da se. Perché è il suo lavoro.
    Come detto, va superato il retaggio della directory dei tempi della “link economy”, buttata lì “tanto lavora da sola”.
    Quelle erano directory che nascevano per il PR e per essere lette dagli spider.
    Se c’è in giro un sito che merita di essere listato non bisogna aspettare che sia lui a proporsi.
  • I servizi a pagamento
    Google non ha nulla contro i servizi a pagamento. E l’inserimento di un sito in una directory è un servizio che può anche essere pay. A patto che:

  • Ci sia una selezione
  • Ci sia una REALE revisione dei contenuti
  • Il tutto non si riduca ad una vendita di link
  • Inoltre, nulla vieta di monetizzare con i servizi più disparati, dalla banale messa in evidenza ad una sofisticata chat online sulla pagina di ciascun sito messa in contatto con una app dedicata. Le possibilità sono infinite.

  • La promozione dei siti listati
    Quello che molti dei webmaster delle directory del passato non comprendevano era che l’inserimento di un sito nel proprio catalogo è un valore PRIMA DI TUTTO PER SE.
    Per i blogger, questa evidenza è banale. Loro sanno perfettamente che ogni contenuto che producono è un valore e lo pubblicizzano immediatamente sul maggior numero possibile di social network.
    Il gestore di una directory, invece, è abituato a pensare che il valore possa giungere solo dal backlink o dall’eventuale listing a pagamento.
    Ma questo è un errore. Soprattutto se iniziamo a curare sul serio le descrizioni di ciascun sito, magari scrivendole noi, non c’è motivo di non darne notizia.
    Twitter, Facebook e la maggior parte dei social network, peraltro, forniscono API di programmazione che consentono di automatizzare il posting.
    E se proprio vogliamo, un servizio del genere può anche essere a pagamento.
  • La personalizzazione delle pagine
    Il listing di un sito non dovrebbe essere un servizio “do-and-forget-it”.
    Ma perché questo non avvenga, bisogna offrire qualche possibilità di personalizzazione ai webmaster dei siti che aggiungiamo.
    Può essere la possibilità di aggiungere il proprio logo, la propria immagine, o anche la possibilità di caricare offerte e promozioni, un pò come avviene su Facebook.
    Una cosa è certa. Una pagina che non offre nulla è una pagina che viene dimenticata.
  • Il controllo periodico dei link
    In un mondo perfetto, un sito nasce, rimane vivo e si occupa sempre della stessa materia per l’eternità.
    Ma il web non è un mondo perfetto. I siti chiudono, cambiano proprietario, cambiano grafica, cambiano argomento.
    Di tanto in tanto, anche se complesso, è imperativo eseguire un ricontrollo. Per non cadere nella situazione del negozio che pubblicizza un prodotto del quale non dispone in magazzino.

In conclusione

Delle web directory si è abusato in passato a fini tutt’altro che nobili ma come spesso accade il problema non era nello strumento ma nell’uso che se ne è fatto.

Una directory, oggi, è ancora uno strumento utilissimo ma va approcciata in modo diverso rispetto al passato. E ovviamente una gestione come quella descritta richiede MOLTO impegno e MOLTO lavoro.

Ma non è vero per qualunque attività?

Una cosa è certa. I motori di ricerca, Google in primis, non hanno niente contro di esse perché un hub serio, affidabile e onesto ove attingere descrizioni e siti validi è di interesse prima di tutto per loro.

Quindi luce verde per le directory, gente.

Happy listing!

Autore: Denny Joe, per il TagliaBlog. Denny progetta e sviluppa software su piattaforme Microsoft dal 1990. Attualmente si occupa di SEO per progetti personali e gestisce la web directory Uhelà (http://www.uhela.com).

8 Comments

  1. Fabio 1 novembre 2016
  2. Elena 3 novembre 2016
  3. Nicola Boschetti 3 novembre 2016
  4. Denny Joe 3 novembre 2016
  5. Denny Joe 3 novembre 2016
  6. Alvise 30 novembre 2016
  7. Elena 28 dicembre 2016
  8. Elena 28 dicembre 2016

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