Dall’informazione all’intrattenimento

Informazione Intrattenimento

Con il termine infotainment si fa oggi riferimento, quasi esclusivamente, al settore automobilistico, e a tutti gli accessori ed orpelli tecnologici che vengono installati nelle moderne auto.

In realtà il termine nasce dalla fusione delle parole information (informazione) ed entertainment (intrattenimento), e richiama quindi a qualcosa di più legato ai mezzi di comunicazione: e proprio di questo parleremo oggi.

Informare o Intrattenere?

Lo so che è dura accettare la cosa se sei un editore all’antica, tutto d’un pezzo, ma credo che ormai dovresti aver capito che – a meno che tu non viva all’interno di una grotta, senza contatti col mondo esterno – l’attenzione degli utenti nei confronti di un contenuto pubblicato online è arrivata ai minimi storici: secondo una recente ricerca di Microsoft, la capacità di attenzione dell’essere umano è oggi più corta di quella di un pesce rosso (dai 12 secondi del 2000, agli 8 secondi odierni).

Non è questione di quanto buono sia il tuo contenuto, di quanto sia ineccepibile e/o di grande qualità. Il problema è su 2 altri livelli, che arrivano molto prima del contenuto stesso.

Il primo livello di problema è l’eccessivo bombardamento di informazioni al quale siamo quotidianamente sottoposti. Sia dal punto di vista della quantità che da quello della qualità, le notizie ci piovono addosso da quando ci alziamo al mattino a quando andiamo a letto la sera. Anzi, alcuni (pazzi!) che tengono acceso lo smartphone 24 ore su 24, vengono letteralmente svegliati da (inutili) alert di ogni genere e specie anche nel cuore della notte.

Piccola parentesi: quando parlo di “notizie” o “informazioni”, non intendo necessariamente cose che si leggono sui giornali o si guardano/ascoltano nei TG. Nell’era di Internet tutti possono produrre (brandelli di) contenuti, e quindi tutti sono (potenzialmente) dei megafoni sparati al massimo volume contro gli altri.

Il secondo livello di problema riguarda invece il mezzo attraverso cui si arriva a conoscenza dell’informazione.

Prima c’erano i vecchi mass media (giornali, radio e TV): dovevi acquistare/accendere volontariamente il mezzo, per ottenere l’informazione.

Poi arrivarono i “siti internet”, i blog e i forum: dovevi andare volontariamente con il tuo browser sul sito, per ottenere l’informazione. Magari ci arrivavi tramite un feed reader, magari tramite un link da un altro sito, ma era comunque una azione volontaria.

Nell’era dei social, e in particolare di Facebook, è l’informazione che ci viene addosso come una grandinata. E se scegli male i tuoi contatti, se preferisci il bias di conferma all’ignoranza selettiva, non appena apri il news feed vieni mitragliato da un tale volume di informazioni inutili da rimanere stordito: bufale, complottismo e “gentismo” a piene mani.

Se invece sei un pelo più fortunato, nel tuo stream passeranno gattini, barzellette e guru che pontificano. Siamo insomma passati ad un concetto totalmente nuovo di informazione, più legata a generare emozioni (positive o negative), in alcuni casi a vendere qualcosa, sempre meno ad istruire o dare notizia. Cosa può fare l’editore per sopravvivere in questa giungla?

Come puoi riuscire a infilarti in questo flusso strampalato di contenuti?

Per primissima cosa, presta massima cura al titolo. Si dice che se 8 persone su 10 leggono un titolo, solo 2 su 10 leggeranno il resto (ovvero il contenuto che sta dietro al titolo). Impara quindi a scrivere titoli che vengano cliccati (e che però “mantengano la promessa”: i titoli ingannevoli dietro ai quali si celano contenuti spazzatura stanno iniziando a stancare un po’ tutti).

Secondariamente, impara a produrre i contenuti che vuole il pubblico, nella forma in cui li vuole. In quest’era dove l’attenzione è ai minimi, i video (e le immagini) funzionano ancora piuttosto bene. E anche se non ci sono regole precise circa la lunghezza dei contenuti e dei post, ti sconsiglio di crearne di esageratamente lunghi, complessi ed elaborati: dopo un migliaio di parole, solitamente l’attenzione inizia a precipitare (e il tasso di abbandono della pagina aumenta inesorabilmente).

Presta anche estrema attenzione alla leggibilità. Puoi “incollare” i lettori sul tuo sito se utilizzi pochi semplici accorgimenti, e allo stesso modo puoi farli letteralmente rimbalzare via se dai poca importanza alla user experience.

Infine, ragiona sia sul cosa che sul come scrivere, sulla forma e sulla sostanza, sul piacere sia agli utenti che ai motori di ricerca.

Insomma, fai in modo che il tuo contenuto non sia solo informazione, ma anche intrattenimento. Impara l’arte del clickbait, ma abbinaci poi un fantastico contenuto “coinvolgente”. Cattura il lettore affamato con un buon titolo, e servigli il tuo piatto migliore.

2 Comments

  1. Andrea Torti 26 luglio 2016
  2. alessandro gnola 8 agosto 2016

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