Il Computer Quantistico di Google (e la Morte della SEO)

Il Computer Quantistico di Google

Ieri ho parlato con un amico, che usa Internet da qualche anno ma che NON si occupa specificatamente di SEO o cose simili. Mi ha detto un cosa del tipo [le frasette fra parentesi quadra sono i miei pensieri mentre parlava]:

Ho letto su Facebook [già partiamo male] che Google ha un nuovo super computer quantico [cosa è sta frase da pUDenza della menDe???] che in pratica renderà inutile il lavoro dei SEO [ottimo, la SEO non era ancora morta nelle ultime 2 settimane].
Ho visto anche un paio di video di un tizio che diceva “che il nuovo computer di Google prevederà il futuro” [tipo mago Otelma], che “la SEO non servirà più a nulla” [ci risiamo] e che “a breve Google sarà in grado di capire la qualità del contenuto, e quindi non avrà più senso fare link building” [bel filotto].

Anziché rispondere in privato all’amico, ho pensato fosse il caso di farlo pubblicamente.

Parto dalla fine, lasciando stare tutti i discorsi su D-Wave (questo dovrebbe essere il nome dell’elaboratore) che potrai trovare su siti un po’ più tecnici di questo, e concentrandomi invece sulla tesi “più velocità di calcolo = maggior capacità di analisi del contenuto = minor necessità di segnali esterni (link e compagnia bella)“.

Sappiamo che Google, prima con Hummingbird e poi con RankBrain, ha già imboccato con decisione la via dell’intelligenza artificiale e dell’apprendimento automatico. Non sono quindi qui a discutere sul fatto che il motore riuscirà ad essere sempre più “predittivo” ed in grado di indovinare le nostre mosse (oltre a darci consigli mirati ancor prima di iniziare a scrivere una query).

Il punto è un altro:

Una macchina è in grado di capire e giudicare la qualità di un contenuto?

Questo è il fulcro di tutto il discorso.

Nell’ambito SEO va oggi molto di moda parlare di semantica, che mi piace tradurre con il “far capire solo con le parole, ad un motore di ricerca, quanto è buono e meritevole il mio contenuto”.

In pratica, secondo alcuni, se scrivo un articolo “in un certo modo”, utilizzando certe parole con una certa logica, ho buone probabilità che Google lo posizioni bene sulle pagine del suo motore, senza che sia necessario usare i link per “spingerlo in alto”.

Ma non è nemmeno questo il punto del post di oggi. Il punto NON è il contenuto rispetto al motore di ricerca. Il punto è il contenuto rispetto all’utente, al lettore.

Lo stesso identico tema può essere trattato in modo molto semplice, o in modo estremamente complesso. E infatti esistono degli indici appositi che calcolano la leggibilità di un testo, come la formula di Flesh (per i testi in inglese, utilizzata anche nel famosissimo plugin Yoast SEO) o l’indice Gulpease (per i testi in italiano).

Facciamo un esempio. Prendiamo 2 siti diversi, ma sullo stesso identico tema. Entrambi parlano di storia. Uno lo fa rivolgendosi agli alunni delle scuole medie. L’altro, invece, punta ai professori universitari e agli studiosi della materia. Entrambi i siti pubblicano un bell’articolo sulla battaglia di Lepanto.

Ne consegue che i 2 articoli avranno un taglio molto diverso, perché si rivolgono ad un pubblico molto diverso, pur all’interno della stessa area tematica. Come fa Google a scegliere quale posizionare meglio? Quale sarà di miglior qualità per il motore di ricerca?

E’ qui che casca l’asino. Nessun super cervellone elettronico, quantico o vattelappesca può dare una risposta del genere. Perché la risposta dipende dalla tipologia del lettore. Dalla sua età. Dal tuo titolo di studio. E quindi dalla sua capacità di comprensione del testo.

Ecco perché Google raccoglie quante più informazioni può su di noi. Ecco perché vuole conoscere le nostre abitudini, i nostri interessi, persino i nostri spostamenti. Google vuole sapere chi siamo, cosa leggiamo, su quale argomento siamo autorevoli (se pubblichiamo qualcosa sul web).

Spostandomi sul lato più “social”, ecco perché credo che per Google finiranno per essere importanti anche le condivisioni verso i vari social network (suoi “concorrenti”), se e quando potrà tracciarle con più precisione: un like o un retweet equivalgono ad un apprezzamento, che potrebbe avere un valore tanto maggiore quanto più è autorevole chi lo fa. Stesso dicasi per i commenti.

Ed ecco perché i link sono ancora oggi così “pesanti” nell’algoritmo di Google: per quanto altamente taroccabili, in quel settore il motore ha sviluppato negli anni vari strumenti e tecnologie in grado di comprendere piuttosto bene quando un link è di qualità/autorevole e quando non lo è.

Conclusione

Non sto dicendo che un motore di ricerca non potrà giudicare “razionalmente” la bontà e la qualità di un testo scritto: credo anzi che già possa farlo da tempo (perlomeno da un punto di vista puramente matematico).

Il punto è però quello che se da una parte c’è un contenuto, dall’altra parte ci sono decine, centinaia, migliaia di persone profondamente diverse fra loro per interessi, cultura, capacità di comprensione.

Ecco perché Google non può dare delle risposte univoche, ed ecco perché le SERP del motore sono sempre più personalizzate (e sempre meno uguali per tutti).

Io credo quindi che questi super calcolatori vengano (e verranno) utilizzati primariamente per accelerare cose come il rilascio/ricalcolo di certi algoritmi (come Panda o Penguin), e per meglio tracciare i comportamenti degli utenti rispetto ai risultati delle pagine di ricerca.

Non credo invece che il focus sia rivolto a valutare la qualità di un contenuto, perché è un parametro che preso da solo ha ben poco senso.

Cosa c’entra la morte della SEO in tutto questo? Se hai letto attentamente tutto il post, dovresti aver capito che non c’entra assolutamente nulla… 😉

7 Comments

  1. Samuele Valerio 22 dicembre 2015
  2. Daniele 22 dicembre 2015
  3. Andrea Torti 22 dicembre 2015
  4. alessandro gnola 22 dicembre 2015
  5. rino cetara 22 dicembre 2015
  6. Rod 23 dicembre 2015
  7. Gabriele 28 dicembre 2015

Leave a Reply