Come Strutturare gli URL di un Sito Web

Struttura di un URL

Qual è la miglior struttura possibile per gli URL di un sito web? Come devono essere scritti gli URL per piacere agli utenti (e ai motori di ricerca)?

Rand Fishkin ha provato a rispondere a queste domande in un recente post dal titolo 15 SEO Best Practices for Structuring URLs, nel quale sono incluse parecchie “buone pratiche” per strutturare gli URL da un punto di vista SEO-Friendly, con un occhio all’esperienza dell’utente.

Vediamole assieme:

1. Se possibile, utilizza un singolo dominio & sottodominio

Non credo sia il caso di dilungarsi troppo su questo punto: Fishkin è infatti assolutamente convinto che le sottocartelle siano da preferire ai sottodomini (a livello di ranking).

Porta prove ed esempi di persone che hanno spostato i contenuti da un sottodominio ad una sottocartella, e hanno visto miglioramenti (o che hanno fatto lo spostamento da sottocartella a sottodominio, e hanno perso traffico).

Pertanto, secondo il suo punto di vista, l’utilizzo di un terzo livello è da considerare solo in casi “di forza maggiore”: per la stragrande maggioranza dei casi, meglio mettere tutto sotto lo stesso dominio, semmai diviso in cartelle.

2. Più è leggibile per un essere umano, meglio è

Più un URL è facile da leggere per una persona, meglio è anche per i motori di ricerca. L’accessibilità ha sempre fatto parte della SEO, e mai come oggi i motori cercano di interpretare cose come la user experience, l’engagement e (forse) anche la leggibilità gli URL. Eccoti i 3 livelli di leggibilità, dal migliore al peggiore:

Scala della leggibilità di un URL

Non è necessario che un URL sia assolutamente pulito e perfetto, ma almeno che sia di facile comprensione e, possibilmente, faccia trapelare di cosa tratta il contenuto correlato.

3. Le parole chiave negli URL sono ancora una buona cosa

Ciò è vero per almeno 3 motivi.

In primo luogo, le keyword negli URL mostrano immediatamente a chi vede l’URL su un social, in una email o quando ci passa sopra con il mouse che sta ottenendo ciò che vuole e che si aspetta:

Keyword in un URL

In secondo luogo, se l’URL viene inserito come link, le parole chiave presenti nell’URL vanno a costituire l’anchor text:

Keyword nell'anchor text

Infine, gli URL vengono mostrati nelle SERP dei motori, e da alcune ricerche emerge che sono fra gli elementi più considerati dall’utente quando deve decidere su cosa cliccare:

Keyword nelle SERP

4. Hai più URL che servono lo stesso contenuto? Usa la canonicalizzazione!

Se hai 2 URL che servono contenuti molto simili, redirigi l’uno all’altro tramite un redirect 301 (se non c’è un motivo importante per mantenere il duplicato) o usa il rel=canonical (se, per esempio, vuoi mantenere versioni leggermente diverse per alcuni utenti, come una pagina stampabile).

I contenuti duplicati, se non in grande quantità, non sono causa di penalizzazione, ma possono danneggiare il tuo traffico potenziale: se hai una pagina A e una pagina A2 (copia di A), la canonicalizzazione darà alla pagina A migliori opportunità di ranking.

5. Escludi i parametri dinamici, quando possibile

Questo è un URL davvero brutto da vedere:

URL brutto

se puoi evitare l’uso di parametri all’interno degli URL, fallo. Se possibile, riscrivi l’URL rendendolo più leggibile.

La maggior parte dei CMS permette oggi di farlo in modo trasparente, senza troppe difficoltà; se così non fosse, puoi approfondire il tema leggendo cose sul mod_rewrite o l’ISAPI rewrite (per IIS).

Secondo un recente studio di RadiumOne, i brand che nei link utilizzano URL con un vanity domain ottengono il 25% in più di click rispetto ai coloro che utilizzando link “normali” o accorciati tramite uno dei tanti servizi di URL shortening:

Vanity URL

6. Gli URL corti sono meglio di quelli lunghi

Se hai un URL inferiore ai 50-60 caratteri, non ti preoccupare. Ma se passa i 100, probabilmente sarebbe meglio riscriverlo.

Anche in questo caso non è un problema per i motori di ricerca, che sanno interpretare URL lunghi senza grosse difficoltà. E’ semmai una questione di usabilità e di user experience: gli URL brevi sono più facili da copiare e incollare, o da condividere sui social, mentre quelli lunghi potrebbero presentare qualche problema (diretto o indiretto). Per esempio, pensa a cosa succede quando cerchi di incollare un testo molto lungo su Twitter…

7. Abbina gli URL ai titoli (quando ha senso farlo)

Se il titolo del tuo articolo è “My Favorite 7 Bottles of Islay Whisky (and how one of them cost me my entire Lego collection)”, non è che l’URL debba essere perfettamente uguale. Potrebbe essere invece qualcosa come:

randswhisky.com/my-favorite-7-islay-whiskies

oppure

randswhisky.com/blog/favorite-7-bottles-islay-whisky

Bisogna cercare dunque un buon compromesso fra i termini inseriti negli URL, e il titolo integrale del pezzo: l’URL non deve tradire le aspettative di ciò che troverà l’utente una volta che avrà cliccato sul link.

E’ anche per questo motivo che il title (a livello HTML) e l’headline (visibile sulla pagina web) dovrebbero essere molto simili.

Nella parte alta dell’immagine qui sotto,

URL poco chiaro e URL chiaro

non è ben chiaro cosa troverò sulla pagina una volta che avrò cliccato: l’URL non lascia trasparire nulla circa i contenuti dell’articolo.

Nel secondo esempio invece, l’URL è strutturato in modo da far capire piuttosto bene il contenuto della pagina, e infatti la promessa viene rispettata:

URL che non tradisce le aspettative

8. Non è necessario usare le “stop word”

Le “stop word” sono parole di pochi caratteri, solitamente congiunzioni o preposizioni (a, o, ma, di, il, un).

Spesso non è necessario inserire tali termini negli URL, anche per il fatto che eliminandoli possono rendere l’URL più breve e leggibile.

9. Rimuovi/rivedi la punteggiatura

Su Perishable Press trovi un buon articolo che invita a non utilizzare certi caratteri all’interno degli URL:

Caratteri sicuri e caratteri pericolosi per un URL

non è solo questione di leggibilità, ma anche del fatto che potrebbero causare problemi a certi browser, crawler o CMS.

10. Limita i redirect a 2 (o meno)

I motori di ricerca riescono a gestire piuttosto bene più reindirizzamenti, ma sarebbe meglio non esagerare: John Muller, in un hangout del Febbraio 2014, disse che GoogleBot segue fino a 5 redirect, ma consigliò di non andare oltre quel numero.

Considera anche che alcuni browser, specialmente quelli degli smartphone, potrebbero non riuscire a gestire correttamente la cosa.

11. Meno cartelle è meglio

Se prendi un URL tipo questo:

randswhisky.com/scotch/lagavulin/15yr/distillers-edition/pedro-ximenez-cask/750ml

E poi osserva una struttura di questo tipo:

randswhisky.com/scotch/lagavulin-distillers-edition-750ml

Non è che l’uso di cartelle e sottocartelle danneggi necessariamente le prestazioni, ma può creare negli utenti e nei motori di ricerca una percezione di (inutile) profondità del sito, oltre a rendere più complesse eventuali modifiche agli URL.

12. Evita gli hash negli URL (se non sono strettamente necessari)

L’hash, ovvero il simbolo di cancelletto (#) all’interno degli URL, viene utilizzato per portare l’utente ad una posizione specifica all’interno della pagina, o ai fini di monitoraggio delle fonti di traffico (es.: randswhisky.com/lagavulin#src=twitter).

In altri casi non è consigliabile l’utilizzo del # negli URL, e siti come Amazon o Twitter hanno notato grossi benefici nella semplificazione degli URL che in precedenza contenevano hash.

13. Attento a maiuscole e minuscole

Sui server Linux/Unix, può accadere che un URL con all’interno lettere maiuscole sia visto come diverso rispetto ad uno scritto tutto in minuscolo, generando di conseguenza un “404 Not Found”:

URL in maiuscolo e minuscolo

il consiglio è quello di scrivere sempre gli URL tutti in minuscolo, o reindirizzare automaticamente gli URL con le maiuscole su URL in minuscolo.

14. Trattino e sottolineato sono separatori di parole

Nel corso degli anni i SEO hanno discusso molto sulle differenze fra il trattino e il sottolineato; oggi più o meno tutti concordano sul fatto che sono considerabili entrambi come separatori di parole (anche se solitamente viene consigliato di utilizzare il trattino, e non l’underscore).

Anche lo spazio fra una parola e l’altra riesce ad essere gestito dai motori di ricerca, ma genera URL poco eleganti (il carattere dello spazio viene infatti tradotto in %20), e quindi andrebbe evitato.

15. Il keyword stuffing è inutile e fa sembrare il tuo sito spammoso

Ripetere più volte la parola chiave nel title e nell’URL, come nell’esempio qui sotto,

Keyword stuffing in un URL

non aiuta a posizionarti meglio sui motori, e probabilmente non piace nemmeno troppo agli utenti, che potrebbero interpretare il tuo sito come spammoso ed evitare di cliccare sul link presente nelle SERP.

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3 Comments

  1. dora carapellese 27 febbraio 2015
  2. Donato 1 marzo 2015
  3. Emiliano Barbierato 5 marzo 2015

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