Google+ è un “morto che cammina”?

Google Plus morto

Su Google+, da quando è nato, ne sono state dette di tutti i colori.

Per esempio, che è un social per soli geek, o peggio una città fantasma, dove si spende davvero pochissimo tempo.

Il 24 Aprile 2014, Vic Gundotra – Senior Vice President del “ramo social” di Google – ha annunciato l’abbandono dell’azienda. La prima domanda che in molti si sono posti è che fine farà ora Google+, progetto “figlio” di Gundotra e sul quale ha passato molti dei suoi anni in Google.

Secondo TechCrunch, più fonti affermano che Google+ non verrà più considerato un prodotto, ma una piattaforma – cosa che sostanzialmente mette fine alla competizione di Google con gli altri social, come Facebook e Twitter.

Secondo altre 2 fonti, Google ha – almeno apparentemente – rimescolato i team che formavano il core di Google+, un gruppo che conta fra le 1.000 e le 1.200 unità: si dice che alcune di queste persone sono state spostate fisicamente in un nuovo edificio all’interno del campus, cosa avvenuta non necessariamente a seguito della partenza di Gundotra.

Il team di Google Hangouts si trasferirà dove c’è quello Android, e lo stesso farà probabilmente il team Photos. In buona sostanza, si vocifera che i talenti verranno spostati da Google+ ad Android.

Anche il Financial Times riporta una fonte secondo la quale Google ha in programma una rifocalizzazione riguardo il suo approccio ai social media. Verrà dato maggior risalto ad Hangouts e all’applicazione di video chat, mentre Google+ verrà messo in secondo piano.

Altre voci dicono che Google non ha ancora deciso cosa fare delle persone che non andranno verso Android, e che Google+ non è “ufficialmente” morto, ma che è più come un morto che cammina: “quando spari al vertice e togli tutte le risorse, è quello che ottieni”. Ci vorrà un sacco di lavoro per rendere Google+ un “non-zombie”, sempre che ci sia la volontà di farlo.

Non è chiaro, in base alle fonti interpellate da TechCrunch, dove finirà il resto dei dipendenti, ma si pensa che Larry Page seguirà quanto ha fatto Mark Zuckerberg e sposterà la maggior parte delle risorse in ruoli legati al mobile.

Ciò porterebbe Google ad accelerare in modo importante sul mobile, a livello generale, anziché su Google+. Queste risorse potrebbero costruire dei “widget” per sfruttare Google+ come piattaforma, anziché concentrarsi su Google+ come prodotto.

Google+ smetterebbe di essere integrato in maniera quasi obbligata all’interno degli altri prodotti di Google: l’integrazione con YouTube non è infatti stata presa molto bene dagli utenti, e anche internamente è stata vista come una mossa piuttosto rude. Pare anche ci sia stata della tensione fra Gundotra e altri Googlers, in particolare proprio circa le integrazioni “forzate” di Google+ con altri prodotti, come YouTube e Gmail.

Danny Crichton, un ingegnere che tempo fa era in forza al team di Google+, racconta proprio di come da Picasa ricevette la risposta di “fottersi”, quando richiese di integrare Google+ nel servizio.

Secondo The Verge anche il fatto che Google stia testando, per ora su un ristretto numero di developer che hanno implementato la login tramite Google+, un nuovo bottone blu con la scritta “Sign in with Google”, in alternativa a quello rosso di Google+, è segno che il brand Google+ sta passando gradualmente in secondo piano.

Di tono diametralmente opposto altre 2 fonti interne di Google. Secondo quanto riferito da un portavoce a Danny Sullivan, “la notizia [delle dimissioni di Vic Gundotra] non ha avuto alcun impatto sulla strategia di Google+ – abbiamo una squadra di grande talento che continuerà a lavorare alla creazione di una grande “user experience” attraverso Google+, Hangouts e Photos.”

Sullo stesso tono Moritz Tolxdorff, Community Manager di Google per Social & Chrome, che ha affermato: “nessuno andrà da nessuna parte. Tutto rimarrà com’è.”

Quindi, riassumendo, cosa accadrà? Google+ chiuderà davvero i battenti?

Trovo l’ipotesi un po’ peregrina.

Sebbene alcuni test eseguiti mesi fa dimostrarono che le condivisioni su Google+ non hanno effetti sul posizionamento, è quasi certo che i segnali sociali avranno un ruolo sempre più importante per Google, inteso come motore di ricerca.

Per ora sono i link a governare il gioco, ma Cutts ha già messo le mani avanti dichiarando che “nell’arco di tempo di una decina d’anni saremo in grado di comprendere meglio le identità e le connessioni sociali fra le persone … per il momento dobbiamo utilizzare ciò che ci è consentito scansionare ed estrarre”.

Che è un po’ come dire: “per ora abbiamo i link, domani avremo (anche) i +1″.

Se le cose stanno in questi termini, Google non può certo permettersi di non avere un “social + bottoncino” tutto suo… a meno che l’obiettivo finale non sia quello di comprare Facebook :-)

P.S.: nei primi 5 minuti del video qui sotto,


Giorgio Taverniti fa un buon debunking di tutto il caso.

4 Commenti

  1. Samuele Onelia 1 maggio 2014
  2. Tagliaerbe 1 maggio 2014
  3. Roberta Sanzani 2 maggio 2014
  4. Luca 4 maggio 2014

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