Come analizzare la qualità di un link

I link sono ancora oggi un parametro di fondamentale importanza per Google, come ci ha ricordato anche Matt Cutts in questo recente video:



Big G ha provato a testare, seppure solo internamente, alcune versioni del suo motore di ricerca che non fanno uso dei link per stabilire il ranking delle pagine, ma il risultato è stato pessimo: nel 2014, i backlink restano infatti il fattore basilare che consente a Google di garantire una buona qualità delle sue SERP.

Ma come riconoscere un link di qualità? secondo Jon Ball, ci sono 5 elementi da considerare:

1. Rilevanza

La rilevanza dovrebbe essere sempre la stella polare nella bussola di chi fa link building. Se non la si considera, si rischia di ottenere link inutili o scadenti (nella migliore delle ipotesi), fino ad arrivare a quelli pericolosi o addirittura penalizzanti (vedi Penguin Update).

ovviamente la rilevanza – o, se preferisci, la pertinenza – non è l’unico fattore da prendere in considerazione, ma è certamente fra i primi: e, come gli altri elementi di un link, andrebbe analizzata sia a livello di pagina, che a livello di dominio.

A livello di pagina, il link dovrebbe essere molto pertinente, dovrebbe insomma avere un “senso contestuale” all’interno della pagina.

A livello invece di dominio, se questo è estremamente noto e popolare è da considerare come positivo: un link da Corriere.it o Repubblica.it non credo possa essere disprezzato da nessuno, anche se proviene da una pagina non proprio a tema.

2. Tipologia

La tipologia di un link si compone a sua volta di vari elementi:

• Anchor Text. E’ il testo cliccabile di un link. Probabilmente è il modo più comune per migliorare il posizionamento per una determinata parola chiave, anche se un eccesso di link, con identico anchor text, è ormai da tempo oggetto di penalizzazioni (Penguin su tutte). Meglio quindi cercare di ottenere link con anchor text variati (che includano quindi il proprio brand, le parole chiave per le quali ci si vuole posizionare, termini di coda lunga, etc.).

• URL completo. E’ quando si utilizza l’intero URL per linkare una pagina o un sito. Per esempio, un lettore potrebbe linkare questo blog utilizzando http://blog.tagliaerbe.com come anchor text. E’ un modo molto naturale di linkare, anche se non così potente come l’uso di anchor text mirati e ricchi di keyword.

• Dominio. Simile all’URL, ma senza “fronzoli”. Per esempio, un lettore potrebbe linkare il mio sito usando tagliaerbe.com, anziché http://www.tagliaerbe.com. Se il dominio include la keywork per la quale si punta ad essere posizionati – per esempio, se il link è su tagliaerbe.com e io vendo macchine per tagliare i prati – potrebbe essere un buon link, anche se è bene fare attenzione agli EMD.

• Immagine. Ovviamente è anche possibile rendere linkabile una immagine, ovvero fare in modo che cliccando su una immagine si venga portati su una certa pagina. Questo genere di link è buono a livello di diversificazione, soprattutto se l’attributo alt è correttamente compilato.

• Link “accorciato”. Esistono molti siti che permettono di accorciare il proprio URL. Uno dei più noti è goo.gl, gestito proprio da Google, un altro è bit.ly (che permette anche di contare i click che il link accorciato ha ottenuto, oltre ad offrire molte altre utili statistiche). Quando si ottiene un link di questo tipo, è bene analizzare come viene fatto il redirect, per capire se è in grado di passare tutto il link juice possibile.

Ci sono poi vari modi per linkare una risorsa:

• Diretto. E’ il classico link in grado di portarti direttamente da una pagina ad un’altra.

• Redirect. E’ un link che ti porta su una pagina, ma passa prima da un’altra pagina. E’ bene ricordare che un reindirizzamento di tipo 301 indica al motore di ricerca che la risorsa è stata spostata in modo permanente su un nuovo URL, e che tale redirect trasferisce anche tutto il PageRank (almeno stando a quanto affermato da Matt Cutts il 25 Febbraio 2013). Attenzione invece al 302, che si ritiene non passi link equity.

• Site-wide. E’ un link inserito in tutte le pagine di un sito (per esempio, nella barra laterale o nel footer). Se Google lo ritiene naturale, lo conteggia spesso come un singolo link; se invece lo ritiene artificiale, può far scatenare l’ira del Penguin.

• JavaScript. Spesso si usa JavaScript per creare particolari menu all’interno di siti o blog. L’abilità di Google nel seguire certi link inclusi in JS è nota già dal 2009, e dal 2011 il Googlebot ha iniziato ad indicizzare alcuni commenti in AJAX/JS. Personalmente, suggerisco comunque di “raddoppiare” questi link con link testuali statici, per levarsi ogni dubbio.

• Nofollow. L’attributo nofollow dice sostanzialmente ai motori di ricerca di “non seguire i link presenti nella pagina” (se inserito a livello di metatag) o di “non seguire questo link” (se inserito all’interno di uno specifico link). Non è chiaro il valore attribuito da Google a questa tipologia di link, ma un po’ di link nofollow, all’interno del profilo di backlink di un sito web, sono sicuramente da considerarsi naturali.

3. Autorevolezza

Quando è necessario misurare la qualità di un link, l’autorevolezza è la metrica che viene immediatamente dopo la rilevanza.

C’è chi cerca di determinare tale parametro guardando al valore del PageRank, chi usa la Mozbar (la barra di Moz, che mostra valori come la Domain Authority, la Page Authority e il MozRank), chi Alexa.

E’ importante però comprendere che, in parecchi casi, si ottiene un miglior risultato ottenendo link da siti di nicchia che trattano temi affini al proprio, anziché puntare a link da grosse testate generaliste.

Inoltre, è utile cercare di capire il traffico sviluppato dal sito linkante (utilizzando strumenti come SEMrush), e i livelli di engagement presenti sul sito stesso (conteggiando like, retweet e +1 ottenuti dagli articoli, quantità/qualità dei commenti, etc.).

4. Posizione

Per posizione si intende il punto della pagina in cui è stato inserito il link. Eccoti un breve elenco, dalla posizione migliore alla peggiore:

• All’interno del contenuto
• In un box (ad esempio, nel box della biografia dell’autore)
• Nella sidebar
• Nel footer

Ovviamente non è sempre possibile controllare la posizione di un link ottenuto, ma in linea generale il link migliore è quello inserito naturalmente all’interno di un contenuto pertinente.

Personalmente, eviterei link con anchor text secca in posizione molto prominente: puzzano esageratamente di SEO “vecchia maniera”.

5. Oltre i link

A proposito di “odore”, è bene cercare di sviluppare un certo fiuto analizzando a colpo d’occhio:

• gli altri link presenti sulla pagina (e nel dominio)
• il tema trattato e la qualità complessiva dei contenuti (nella pagina e nel dominio)
• la frequenza di pubblicazione dei contenuti (se si tratta di un sito editoriale)

In altre parole, bisogna porsi domande del tipo: c’è un blog? è aggiornato? com’è la qualità dei contenuti? c’è una pagina “chi siamo” ben fatta? sono presenti link verso siti irrilevanti? c’è l’indirizzo e/o il numero di telefono nella pagina “contatti”? chi gestisce il sito? cosa ha fatto e cosa fa nella vita?

Queste domande permettono generalmente di “separare il grano dal loglio”, ovvero di individuare un buon sito e di scartare quelli inutili (o addirittura dannosi).

Imparare ad individuare di primo acchito un sito di buona qualità è infatti estremamente importante in una strategia di link building, perché ottenere link pregiati è la miglior garanzia a lungo termine per un buon posizionamento sui motori.

4 Comments

  1. Nicola Boschetti 6 marzo 2014
  2. Christian 7 marzo 2014
  3. La scribacchina 10 marzo 2014
  4. Nicola Boschetti 12 marzo 2014

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