“Pay-Per-Gaze” sarà il futuro della pubblicità?

Pay Per Gaze

Nei giorni scorsi si è fatto un gran parlare di un brevetto di Google riguardo al pay per gaze, termine che tradotto in italiano suona un po’ come “pagamento a sguardo”.

Il brevetto, presentato a Maggio 2011 ma balzato agli onori delle cronache solo qualche giorno fa, riguarda “una tecnica di tracciamento dello sguardo implementata con un dispositivo di tracciamento dello sguardo montato sulla testa, che comunica con un server. Il server riceve le immagini dal dispositivo che cattura le scene esterne viste dall’utente che indossa il dispositivo. Il server riceve anche le informazioni riguardo alla direzione dello sguardo tramite il dispositivo. Un algoritmo di riconoscimento delle immagini identifica gli oggetti della scena esterna osservati dall’utente. Viene generato un log di tracciamento degli elementi guardati dall’utente.”

Inevitabilmente tutti han subito pensato si parlasse di alcune delle caratteristiche dei Google Glass, gli occhiali di Google che sbarcheranno sul mercato nei prossimi mesi, ma i punti veramente interessanti si trovano quasi coda al brevetto.

All’interno del punto [0049] possiamo infatti leggere:

“Dopo che il server ha eseguito l’algoritmo di riconoscimento delle immagini per identificarle all’interno della scena, può determinare se uno qualsiasi degli elementi identificati è un annuncio pubblicitario. Può confrontare l’elemento identificato con un elenco di inserzionisti o campagne pubblicitarie, per vedere se la pubblicità fa parte del sistema di fatturazione pay per gaze.”

In pratica, i Google Glass potrebbero essere in grado di “capire” quali elementi della scena sono pubblicità comprate dall’inserzionista, e quindi fatturare l’annuncio pubblicitario effettivamente osservato dall’utente, come si legge subito dopo:

“All’interno di un schema pay per gaze, gli inserzionisti pagano in base al fatto che un utente ha effettivamente guardato la loro pubblicità.”

Altro punto estremamente rilevante è che il sistema potrebbe interagire anche con la vecchia pubblicità tradizionale:

“La pubblicità pay per gaze non è necessariamente limitata all’online, ma può essere estesa a media tradizionali come cartelloni pubblicitari, riviste, giornali e altre forme di carta stampata.”

In pratica Google potrebbe porsi come un middleware, ed offrire il suo servizio di reportistica e analisi di campagne pubblicitarie anche a coloro che fanno pubblicità con strumenti che nulla hanno a che vedere con Internet: in un “mondo ideale” dove tutti indossano i Google Glass, Google potrebbe sapere in tempo reale quante e quali persone hanno osservato un cartellone esposto in metropolitana, quanti l’hanno osservato più a lungo, e anche lo stato emotivo dell’osservatore. In che modo? ce lo spiega il punto [0047] del brevetto:

“La dilatazione della pupilla può essere correlata a stati emotivi (ad esempio sorpresa, interesse, etc.). Il sistema può analizzare l’immagine dell’occhio per determinare la dilatazione della pupilla, e generare delle informazioni. Queste informazioni sulla dilatazione della pupilla possono essere trasmesse al server insieme alle immagini della scena e alle informazioni sulla direzione dello sguardo. Il sistema può dedurre uno o più stati emotivi dell’utente mentre visualizza l’elemento identificato all’interno della scena, sulla base delle informazioni di dilatazione della pupilla.”

Conclusione

Non è una novità che Google voglia sapere se un utente ha guardato o meno un annuncio pubblicitario: i più attenti ricorderanno che alcuni mesi fa parlai di Active View, una soluzione sviluppata proprio da Google e che rileva – via javascript – se una pubblicità viene effettivamente visualizzata dall’utente, e per quanto tempo.

Ma Active View è una soluzione già vecchia, pensata principalmente per i monitor, mentre ormai la fruizione di Internet si sta spostando su mobile e, chissà, fra qualche anno su “occhiali connessi”.

E dove ci sono tanti occhi che guardano, lo sappiamo, c’è sempre qualcuno che ci mette una pubblicità.

P.S.: e pensare che nei Terms of Service delle API dei Google Glass, il punto 2 recita “No Ads. You may not serve or include any advertisements in your API Client.” 😉

6 Comments

  1. Adriano De Arcangelis 22 agosto 2013
  2. Marco Salvo 22 agosto 2013
  3. Colas 22 agosto 2013
  4. Nick 23 agosto 2013
  5. il signor Anderson e il signor Anderton 27 agosto 2013
  6. Antonio Mecca 31 agosto 2013

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