Il paradosso di AdBlock

AdBlock

AdBlock è una nota estensione per browser che ha lo scopo di bloccare la visualizzazione delle pubblicità presenti sui siti web. Assieme alla “sorellastra” Adblock Plus, è una delle estensioni più scaricate e utilizzate in assoluto, con 20 milioni di utenti (in un altro punto del sito dello sviluppatore si parla addirittura di 80 milioni…) e il primo posto nella classifica delle estensioni più scaricate per Chrome e Safari.

La simpatica novità è che da qualche giorno AdBlock sta cercando fondi, con i quali finanziare una campagna… pubblicitaria.

Esatto, hai capito bene: chi lotta per liberare il web dai banner pubblicitari, sta cercando soldi per farsi pubblicità, sia online che offline.

Al raggiungimento di 25.000 dollari (mentre scrivo questo post il contatore segna oltre 42.000, e mancano ancora 26 giorni al termine della raccolta fondi), partirà la campagna “anti-pubblicitaria” sul web, con banner dentro siti e video. Con 50.000 è in programma l’acquisto di un cartellone in Times Square. Con 150.000 una intera pagina del New York Times. E con 4,2 milioni di dollari uno spot TV durante il Super Bowl del prossimo anno.

Il tutto per una “nobile causa”: convincere quelle 7 persone su 10 che ancora guardano gli annunci pubblicitari presenti online che è possibile vivere in un mondo senza banner, ovviamente grazie all’uso di AdBlock.

Cosa ne penso

Disclaimer: sono da sempre contro le forme di pubblicità invasive/interruttive, ma comunque vivo (principalmente) grazie alla vendita di spazi pubblicitari. Non tanto su questo blog, ma piuttosto su un network di siti web per i quali presto consulenza da alcuni anni.

A parte alcune rarissime eccezioni il web editoriale, in Italia e all’estero, vive oggi solo ed esclusivamente grazie alla pubblicità, ovvero ai banner sparsi all’interno di post e articoli.

Ogni tanto si sentono rumor sul passaggio a pagamento dei principali quotidiani online (che di conseguenza, probabilmente, saranno costretti ad eliminare o quasi la pubblicità), ma tali rumor si sono risolti fino ad ora con un nulla di fatto.

E, in parallelo, emergono anche idee alternative alla pubblicità per monetizzare i contenuti (vedi Newspass, One Pass e Wallet di Google, giusto per citare quelle di un colosso molto noto online), ma anche questi progetti sono falliti o rimasti solo sulla carta.

Il punto è che nessun editore può permettersi oggi di fare un salto nel buio, di passare da un modello gratuito (finanziato da banner pubblicitari) ad un modello a pagamento (finanziato dai lettori).

Dopo aver regalato per anni l’argenteria, dopo aver abituato i lettori a cibarsi gratuitamente di contenuti, ecco che l’editore si trova in una situazione drammatica: è costretto da un lato ad ottenere pageview in tutti i modi (perché quello è il metro di valutazione e remunerazione del web odierno), e dall’altro si ritrova con un esercito di lettori che schivano (e schifano) in tutti i modi i banner: non li vedono, non li cliccano, e spesso usano anche sistemi per farli sparire del tutto dalla finestra del browser (come, per l’appunto, AdBlock).

Ora, capisco che moltissimi contenuti pubblicati sul web siano penosi, che non valgano neppure i bit sprecati per scaricarli, che il 90% dei siti web potrebbe sparire dall’oggi al domani e nessuno se ne darebbe pena.

Ma la verità è che non ci sono (o quasi) lettori disposti a pagare per quei 4 siti decenti rimasti. La maggior parte degli utenti di AdBlock (che ho incrociato) si bulla di usare l’estensione persino in faccia all’editore che legge quotidianamente, adducendo scuse del tipo “la uso perché ho la connessione lenta”, o “i tuoi banner mi bloccano il PC”.

Possiamo però scommettere che quel genere di utente-scroccone non sarebbe disposto a spendere nemmeno un centesimo per fruire dei contenuti di quel sito web. Piuttosto spenderebbe una giornata per scovare trucchetti e metodi alternativi per estrarre il contenuto dalla pagina, ma di pagare l’equivalente di qualche caffé per l’abbonamento mensile a delle informazioni di qualità, non se ne parla nemmeno.

Piuttosto se ne andrebbe sbattendo la porta, urlando “tanto i contenuti del tuo sito mi han sempre fatto schifo” (peccato che fino ad un minuto prima ne fruiva quotidianamente), e si fionderebbe su qualche altro clone per cibarsi di simili informazioni. Passerebbe di sito in sito, per succhiarne gratuitamente la linfa, fiero del suo AdBlock e di 1.000 altri accorgimenti per non lasciare alcuna traccia di sé (perché si sa, sul web si viene spiati dai governi e dalle multinazionali, c’è PRISM, Echelon e chi più ne ha più ne metta).

Concludendo

Deve essere una deformazione professionale di certi programmatori quella di lottare per creare una rete completamente priva di pubblicità.

Ricordo che lo scorso anno esplose il “caso Do Not Track” (=si diceva che la versione 10 di Internet Explorer dovesse essere settata di default per navigare in modo anonimo), mentre a Febbraio Firefox disse di voler fare più o meno la stessa cosa sulla versione 22 del suo browser (=blocco di default dei cookie di terze parti).

Ora il team di AdBlock se ne esce con questo motto: “We can literally reshape the Internet. Let’s cut out advertising and make it a better place for everyone.”

OK, volete rimodellare Internet e renderla un luogo migliore, privandola di ogni forma di pubblicità. Peccato che senza pubblicità l’Internet che utilizzate, e utilizziamo, non camperebbe un solo giorno.

Carissimi sviluppatori nudi e puri, che sognate una Rete senza banner, provate a pensare che:

Facebook vive grazie alla pubblicità. Non si paga l’accesso al sito proprio grazie al fatto che è sostenuto dalla pubblicità. Non vi piace Facebook? Davvero non siete fra il miliardo e più di utenti iscritti al social network blu?

• Beh, anche Google vive praticamente solo di pubblicità. Con quella ci paga quasi 50.000 dipendenti e decine di migliaia di server. Non vi piace nemmeno Google? Davvero non usate mai il motore di ricerca della grande G? Davvero non avete una mailbox @gmail.com?

• Tutti i maggiori siti di informazione online vivono solo di pubblicità. Davvero non vi capita mai di entrare in un forum per leggere un parere o chiedere un aiuto? O di aprire Corriere.it o Repubblica.it? O preferireste che fossero senza banner ma pieni zeppi di marchette camuffate – pardon, “Native Advertising” – all’interno degli articoli che leggete?

OK, penso abbiate capito. In estrema sintesi, vi rimane giusto Wikipedia: divertitevi con quella 🙂

64 Comments

  1. Adriano De Arcangelis 29 agosto 2013
  2. NBWeb.it 29 agosto 2013
  3. leonardo Genovese 29 agosto 2013
  4. NBWeb.it 29 agosto 2013
  5. Adriano De Arcangelis 29 agosto 2013
  6. NBWeb.it 29 agosto 2013
  7. Adriano De Arcangelis 29 agosto 2013
  8. NBWeb.it 29 agosto 2013
  9. Tagliaerbe 29 agosto 2013
  10. Enrico Giammarco 29 agosto 2013
  11. Tagliaerbe 29 agosto 2013
  12. Enrico Giammarco 29 agosto 2013
  13. Tagliaerbe 29 agosto 2013
  14. Andrea 29 agosto 2013
  15. Adriano 29 agosto 2013
  16. dibeja 29 agosto 2013
  17. Tagliaerbe 30 agosto 2013
  18. Tagliaerbe 30 agosto 2013
  19. Andreas Zanin 30 agosto 2013
  20. Enrico Giammarco 31 agosto 2013
  21. delizard 31 agosto 2013
  22. Gusts 31 agosto 2013
  23. Tagliaerbe 31 agosto 2013
  24. Gusts 31 agosto 2013
  25. Michele 1 settembre 2013
  26. Dino Tognato 2 settembre 2013
  27. saibal 4 settembre 2013
  28. Gusts 4 settembre 2013
  29. Ciccio 10 settembre 2013
  30. james83 10 settembre 2013
  31. Rebel Ekonomist 17 settembre 2013
  32. carlo 16 ottobre 2013
  33. Simone Gliori 19 ottobre 2013
  34. Antony 22 gennaio 2014
  35. lello 30 gennaio 2014
  36. codeclan 28 giugno 2014
  37. gigio 18 agosto 2014
  38. gigio 18 agosto 2014
  39. Matteo 24 agosto 2014
  40. Adriano 25 agosto 2014
  41. Matteo 8 settembre 2014
  42. Adriano 9 settembre 2014
  43. Kabisa 9 settembre 2014
  44. Pippo 29 dicembre 2014
  45. Akatosh 30 maggio 2015
  46. Akatosh 30 maggio 2015
  47. codvali 3 giugno 2015
  48. Andres 15 giugno 2015
  49. ѕσυтн-ραяк 4 luglio 2015
  50. Francesca 18 luglio 2015
  51. Gas75 13 agosto 2015
  52. Latango Nukabe 8 ottobre 2015
  53. Antonio Tagliente 13 dicembre 2015
  54. Nico 7 febbraio 2016
  55. Max 15 marzo 2016
  56. Davide 4 giugno 2016
  57. ANDRES 2 luglio 2016
  58. parigi 22 agosto 2016
  59. namely 7 dicembre 2016
  60. Max Mar 28 febbraio 2017
  61. Scompaio 12 marzo 2017
  62. francesco 13 marzo 2017
  63. Andrea Giongo 13 aprile 2017

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