Link Building & Guest Post

Il tema del guest posting (o guest blogging) e del link building tramite questo genere di post, continua ad essere sotto i riflettori di SEO e webmaster.

Se si “uniscono i puntini” di varie dichiarazioni di illustri portavoce di Google, inizia a crescere sempre più il dubbio che tali post possano essere in qualche modo penalizzati dal motore di ricerca.

Marie Haynes ha raccolto un po’ di questi quote in un recente articolo intitolato Yes, high quality guest posts CAN get you penalized!, ovvero “Sì, i guest post di alta qualità POSSONO penalizzarti!”.

Vediamoli assieme:

Il parere di Matt Cutts


Avevo già parlato di questo e di un’altro video di Cutts lo scorso Novembre, ma è bene riassumere nuovamente il concetto.

Nel video, Matt afferma che i guest post di alta qualità “potrebbero essere OK”, mentre i guest post di bassa qualità, fatti su larga scala, possono essere invece penalizzati da Google.

Nulla di nuovo sotto il sole: anche i muri sanno che pubblicare centinaia di articoli di scarsa qualità, magari con dentro link con la stessa ancora, che puntano allo stesso sito, non è una buona idea. Ma quello che ci preme sapere è se un guest post di buona qualità possa essere o meno penalizzato.

Possiamo trovare una (mezza) risposta qui sotto.

Il parere di John Mueller


Al minuto 49:56 di questo Hangout del 25 Febbraio 2013, un partecipante dice di mandare regolarmente articoli all’Huffington Post, e vuole sapere se i link inclusi in questi pezzi – link che puntano al suo sito – debbano avere o meno il nofollow.

Ecco la risposta di Mueller:

“In generale, se gli articoli riguardano il tuo sito web, o siti web dei tuoi clienti, e ci sono dei link a questi siti, allora è probabilmente meglio mettergli un nofollow, perché essenzialmente non sono link naturali provenienti da quel sito web.”

In un Hangout di un paio di settimane prima (11 Febbraio 2013), un webmaster (tale Ryan Schwartz) chiede se per il suo sito sia OK ottenere link tramite guest post:


Al minuto 31:19, Mueller risponde:

“Pensa se questo è un link che sarebbe presente su quel sito, se non ci fosse una tua azione. Soprattutto quando si tratta di guest blogging, che è essenzialmente una pratica dove si piazzano dei link sui siti di altri assieme ai propri contenuti, in modo che sembri una cosa un po’ distante dal puro link building. Penso che a volte può avere senso pubblicare guest post su siti di altri e portare un po’ di traffico verso il proprio sito, perché ai lettori può piacere davvero ciò che hai scritto, sono interessati a quell’argomento e quindi cliccano sul link per andare a vedere il tuo sito, ma questo è probabilmente un caso in cui si dovrebbe usare qualcosa di simile al rel=nofollow su questi link.”

Il parere di Marie Haynes

Secondo l’autrice dell’articolo, è chiaro che il messaggio di Google è quello che i guest post NON debbano essere usati come un metodo per ottenere link. L’oggetto del contendere, però, è come Google possa affermare con certezza quando i link inclusi nei guest post sono naturali o artificiali.

Google ha imparato piuttosto bene a riconoscere (e penalizzare) gli schemi di link, e sappiamo che col Penguin (prima e seconda versione) ha affinato ulteriormente le sue capacità: se linki enne volte un sito da enne guest post, con la stessa ancora, è praticamente certo che Google sarà in grado di individuare (e penalizzare) lo schema.

Bisogna quindi fare guest posting – e di conseguenza link building – con una certa intelligenza. Mettiamoci nei panni del motore di ricerca. Google, e i suoi quality rater, potrebbero ragionare in questo modo:

1. Sembra un buon link. Direi che è naturale.
2. Oh… un altro link buono. E’ una citazione in un articolo di un sito di tecnologia di alta qualità.
3. Interessante… un’altra citazione dentro un articolo di un sito di tecnologia di alta qualità. Sembra molto simile alla precedente.
4. Cosa? Ancora una? E’ un articolo su un argomento diverso, ma linka (magari con la stessa ancora) la stessa pagina degli altri due!

Questo pattern è facilmente individuabile. Bisognerebbe quindi tentare almeno queste 3 vie:

• variare il testo delle ancore in ogni guest post
• pubblicare i guest post su siti diversi, per tema e qualità
• all’interno di questi post, linkare altre fonti autorevoli (come Wikipedia) e/o non commerciali

Ricorda però che un quality rater ha l’occhio molto più allenato di quanto immagini, e nel caso di un controllo manuale potrebbe individuare facilmente questi trucchetti.

In questo articolo del lontano 1998, probabilmente uno dei primi in cui si parlava dell’astro nascente di Google, c’è forse la chiave per capire come BigG intenda guardare al link building al fine del posizionamento sul suo motore di ricerca:

“Secondo [Larry] Page, è quasi impossibile per un webmaster utilizzare trucchi o spam per posizionarsi sul motore, perché [Google] si basa sui link e sui giudizi fatti da altri siti autorevoli: devi convincere realmente qualcuno di importante del fatto che tu sei importante.”

Sappiamo però come sono andate le cose: nel corso degli anni, da un lato i SEO hanno cercato di utilizzare tutti gli spiragli lasciati aperti da Google per posizionare i loro siti, e dall’altro Google ha affinato continuamente i suoi algoritmi per chiudere le falle.

E il link building è sempre stato un campo sul quale si sono combattute le battaglie più aspre fra i 2 fronti.

Conclusione

Sulla naturalità dei link, sono anni che Matt Cutts ripete la cosa a mo’ di disco rotto. La sua frase probabilmente più famosa (e quotata) è contenuta in un post del 24 Giugno 2009, quando disse:

L’obiettivo non è di far sembrare naturali i tuoi link, l’obiettivo è che i tuoi link siano naturali“.

La frase fa il paio con la definizione di “buon guest post” resa da Cutts in una recente intervista (che ho riportato nel punto 6. di questo lungo articolo):

“Ci sono dei criteri da tenere bene a mente. Quando si parla di guest posting, non tutti pensano alla stessa cosa: per molte persone, un guest post è qualcosa sul quale un fantastico autore ci ha messo anima e corpo, e poi ha pubblicato il pezzo su un sito con un’ottima reputazione.

Un post di questo genere è un ottimo modo per mettere in vista il tuo nome, per costruirti una buona reputazione, per farti conoscere, e potenzialmente per ottenere link, traffico o esserti d’aiuto per la SEO.

[...]

Un buon guest post è un qualcosa che il lettore è orgoglioso di condividere, che è molto diverso dall’essere qualcosa che si è spinti a condividere da qualcuno.”

C’è dunque forse ancora un modo etico, pulito, di fare guest posting (e quindi link building) senza incorrere in grossi rischi: bisogna puntare sulla grande qualità del contenuto, collocandolo all’interno di un sito/blog dal forte trust, inserendo nell’articolo link (e ancore) in modo naturale. Inoltre, deve essere un post che non vedi l’ora di condividere con altri (ricordi quando parlai del passaggio da link a share?).

Ma attenzione! Ricorda che Google ha annunciato di recente una penalizzazione atta a colpire gli advertorial, ovvero i pubbliredazionali. E certi guest post, purtroppo, ci assomigliano molto…