Facebook e la Memoria

Facebook e la Memoria

Major memory for microblogs” è un recente studio che ha analizzato il rapporto fra la memoria – o meglio, i ricordi – e i microblog.

Col termine “microblog” si intendono i contenuti brevi, pubblicati sui social, tipicamente su Facebook.

Fino alla lettura di questa ricerca, ero portato a pensare che di questi brandelli di contenuti – spesso futili – che leggiamo nello stream di Facebook, non restasse alcuna traccia nella memoria dell’utente medio. E invece non è affatto così.

Dallo studio dell’Università di San Diego emerge infatti che gli status update di Facebook si ricordano 1 volta e mezzo meglio delle frasi di un libro e 2 volte e mezzo meglio dei volti delle persone.

I ricercatori si sono detti molto sorpresi del risultato, affermando addirittura che “questo tipo di lacune nella memoria sono paragonabili alle differenze che intercorrono fra chi soffre di amnesia e chi ha una memoria normale”.

Ma cosa rende gli aggiornamenti di stato di Facebook così facili da ricordare?

Principalmente, il fatto che sono molto simili al modo con cui la gente parla.

I ricercatori ritengono infatti che la somiglianza fra il linguaggio utilizzato online e quello di tutti i giorni permetta di ricordare meglio tali frasi rispetto a quelle scritte, magari con grande cura, all’interno di un libro.

Nicholas Christenfeld, professore di psicologia, conclude affermando che “potremmo considerare centinaia di anni di storia della scrittura come un’anomalia: la tecnologia ci ha permesso di tornare ad un linguaggio più “casual”, ad uno stile di comunicazione più personale e meno colto, e quindi più memorizzabile”.

Come sfruttare queste informazioni lato business?

Se ci pensi bene, questa ricerca non fa altro che confermare un grande assioma del copywriting (e dell’email marketing): “scrivi come se ti rivolgessi ad un vecchio amico”.

E’ infatti dimostrato (da chi fa blogging ma anche da chi manda spesso newsletter e DEM) che l’uso di un linguaggio comune, semplice, senza fronzoli, genera più empatia ed aiuta ad abbattere le barriere e i sospetti del potenziale cliente.

Mentre una comunicazione che guarda “dall’alto in basso”, ingessata o asettica, è assai difficile che ci rimanga in mente.

Parla come mangi, e sarai ricordato :-)

2 Commenti

  1. Mattia Dell'Era 24 gennaio 2013
  2. Carlotta 29 gennaio 2013

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *