
Eh, come si stava meglio una volta! Quando tutto era più semplice e per fare la tua prima vendita online ci volevano al massimo 24 ore piuttosto che 24 settimane!
Ora tutto è cambiato. Il mercato è saturo, la concorrenza esplode, SCAM, SPAM, SOPA e quant’altro che si contendono la supremazia del web. Ma dove stiamo andando?
Il classico venditore di informazione all’Americana, così per dire, è letteralmente confuso. Non sa più cosa inventarsi per vendere l’ultima tecnica spaziale su come conquistare una donna, o su come ottenere la prima posizione su Google.
Non a caso ho unito le due nicchie nella stessa frase. Troppo spesso chi vende uno vende pure l’altro. E come per magia, se sei un “fico” dell’attrazione sessuale, quasi sicuramente ti intendi anche di posizionamento e tecniche di guadagno immediato.
Ma l’utente medio…at last…si sta svegliando e dice: Wait a second!
Le persone si fidano di meno, ci sono troppi cialtroni. E i cialtroni che fanno… si calano le braghe offrendo garanzie spaziali, alla pari del fumo che vendono!
Quindi ecco a voi l’Evoluzione della Garanzia!
All’inizio era cosi. Se entro 30 giorni non eri soddisfatto, potevi chiedere un rimborso. Certo era necessario spiegare come mai volevi un rimborso, quali erano le problematiche del prodotto e quale promessa non era stata mantenuta.
Solitamente se l’acquisto veniva effettuato tramite una piattaforma come Clickbank e Commission Junction, l’Infoproducer non si immischiava nemmeno nella pratica di rimborso, lasciando tutto in mano alla piattaforma. A fine mese, lui vedeva un numero che si chiamava churn rate e diceva ok questo mese solo il 50% delle persone ha chiesto un rimborso! SOLO IL 50%?!
Capiamo così come la filosofia del “compra tutto poi se non va bene ti ridò i soldi“, già da tempo tiene molti sulle spine…
Ma poi arrivarono gli sciacalli, quelli con ancora più muscoli e spalle larghe che dissero…
E da qui capimmo subito una cosa… Che per quanto Content is King, resta sempre e comunque Content… Perciò se hai una fabbrica di Contenuti che ti consente di creare Ebook, Video Corsi, Audio Corsi e quant’altro, hai la potenza di creare decine di infoprodotti all’anno e di venderli in maniera molto aggressiva.

Chiaramente, se i Big infoproduttori non fanno domande al momento del rimborso, anche i piccoli seguiranno questo silenzioso rimborso di denaro, facendo così emergere una bella domanda.
Se Content is King, allora Customer cos’è?
Persino Copyblogger, promotore del concetto Content is King si è calato le braghe sui suoi infoprodotti e servizi. Fatevi un giro e vedrete che potete acquistare da loro qualsiasi cosa, usarla, giocarci per un pò e poi rimandargliela indietro con uno sguardo fintamente indignato… e loro vi ridaranno subito indietro i soldi.
Se pensavi che il teatrino fosse finito qui, ricrediti. Perché dietro a un gigante, c’è ne sta sempre un’altro ed AppSumo, fondato da un ex-Facebooker è andato persino oltre!
Sembra folle, e proprio per questo ha il potenziale di diventare il prossimo mega trend in un mercato la cui credibilità si regge su ben poco.

In pratica funziona così: tu compri oggi un Ebook su come fare Marketing su Facebook, e se fra 5 anni e 3 mesi ti rompi le scatole e rivuoi i soldi indietro perché Facebook non esiste più, loro te li ridanno. Credeteci è così!
In un contesto del genere… che valore assume il nostro beneamato Content?
Che cosa sta succedendo? Persino Eben Pagen, considerato il GURU DEI GURU del Infoproducts Marketing opera in questo contesto.
Alcuni dei suoi prodotti sono su Appsumo e se volete, acquistateli pure, tanto fra 10 anni, quando vi accorgerete che non vi servono più – o sono semplicemente diventati “vecchi” – potrete richiedere un rimborso!
Autore: Andrea Di Rocco, fondatore di SOS-Wordpress.it (sito web ideato per aiutare privati e piccole imprese ad usare WordPress), per il TagliaBlog. Puoi trovare Andrea anche su Twitter, @SOS_Wordpress.
6 Risposte
Ilaria Cardani
settembre 14th, 2012 at 10:20
1Articolo un po’ provocatorio, quasi distruttivo…
Ogni, parlo genericamente, ovvio, mi chiedo se – soprattutto in rete – chi provoca e distrugge lo faccia solo con l’intenzione di avere facile seguito. Non so come mi viene questo pensiero, ma mi viene…
Sarà che ieri ho visto l’ennesima trasmissione dedicata a Beppe Grillo.
1) I 30 giorni, il “no questions asked” e l’ “anytime before you die” (non l’ho mai sentito, ma ci credo), non sono modalità per “calare le braghe” ma sono una modalità altisonante (o “hype” per chi preferisce, cioè “iperbolica”) di esprimersi che è in linea con toni e linguaggi tipici di un certo modo di creare contenuti per determinate nicchie su internet. Non è né più né meno di certo linguaggio altisonante che si ritrova dalla notte dei tempi (litterally speaking) nelle fiere, nei mercati e poi in TV. E’ un linguaggio “hype” che non necessariamente si rivolge a un pubblico non “preparato”: gli utenti di questi contenuti sono spesso persone con ottima cultura che hanno decodificato questo linguaggio come “altisonante”, lo identificano per quello che è, sanno che cosa li aspetta quando arrivano su determinati siti e, evidentemente, ne trovano utilità. La garanzia fino alla morte fa sorridere e diverte, oltre a essere ritenuta – erroneamente – vantaggiosa per il cliente.
2) In Italia – non è informazione così nota – esiste un diritto di recesso, per qualsiasi acquisto, che vale per dieci giorni. Una garanzia così breve in realtà sfavorisce il venditore, non l’acquirente.
3) Il “no question asked” è un’altra illusione di potere che si tiene il venditore fingendo di darla all’acquirente, non certo che concede all’acquirente. Vuoi il rimborso? Eccolo. Mica ho tempo di processare tutte le info che tu mi vuoi dare al proposito, il mio core business è un altro.
4) In USA (dato che si fa riferimento a infomarketer di quelle parti) questo tipo di iterazione cliente-venditore è molto comune da sempre, soprattutto offline: io mi fido di te, cliente, quindi se vuoi il rimborso sono certo che è per validi motivi. In più là vige un tipo di etica protestante per la quale si chiede il rimborso se davvero il prodotto risulta insoddisfacente. In certi altri paesi, ad alta densità di furbetti, è probabile che qualche cliente speculi sulla garanzia di rimborso. E chi ha voglia di discutere con costoro? Fuori dai piedi, please.
5) Non mi è chiaro che cosa c’entri il concetto di “content is the king” con la garanzia prolungata e come il prolungarsi della garanzia contraddica il concettto “content is the king” e con l’esprimersi “hype” e non mi è chiaro che cosa c’entri Copyblogger e il “suo calarsi le braghe”. Andrea, stai dicendo che secondo te non è il caso di fare buoni contenuti? Che invece di fare contenuti validi si dovrebbero prolungare i termini di garanzia? E’ questo? Mi sfugge il messaggio che vuoi trasmettere: qual è la tua posizione? Che cosa suggerisci di fare? Puoi spiegarti meglio, magari dando indicazioni pratiche, per favore?
5) Questo articolo mi ha molto incuriosito. Di sicuro per dire che la garanzia per tutta la vita è un’idea nata da un aumento del trend nella richiesta di rimborsi tu hai visto dei numeri, li hai messi in relazione. Probabilmente hai avuto modo di parlare con Eben Pagan (non Pagen) riguardo la percentuale di rimborsi richiesti sui suoi siti negli anni e farti spiegare le sue strategie di “garanzia” e quanto sia effettivamente fondamentale la garanzia per risolvere qualsiasi problematica commerciale. Sono certa che conosci anche la percentuale di rimborsi richiesti a Copyblogger. E magari, già che c’eri, oltre a intervistare Eben Pagan hai avuto modo di fare qualche domanda a David De Angelo. Insomma mi sarebbe molto utile conoscere i dati in base ai quali hai fatto le tue deduzioni.
Andrea Di Rocco
settembre 14th, 2012 at 11:13
2Ciao Ilaria, ci sono rimasto male quando ho letto il tuo commento
Ma hai letto il mio articolo??? Hai scritto un commento più lungo dell’articolo stesso
Ora non ho molto tempo, ma siccome stimo il tuo lavoro con il sito sui rapporti ti rispondo subito su un paio di punti…
1) Se content is king allora perchè lo svendi? Non intendo il tuo infoprodotto, ma parlo in generale.
2) Io sono contro le garanzie 30 giorni “cala braghe” ti ridò i soldi indietro, perchè, se mi conosci lo vedi, io dico un’altra cosa: Se il mio prodotto non ti aiuta, ti aiuto io direttamente (parlo di siti web). E se entro 14gg il tuo obiettivo non è raggiunto tramite il mio prodotto e tramite la mia assistenza diretta, solo a quel punto ti ridò i soldi. Cerca sempre di fare l’extra mile!
Se crei contenuti di valore che VERAMENTE AIUTANO LE PERSONE e non delle pernacchie con “hype” per cercare di aumentare i soldini racimolati, vedrai che farai molti più soldi.
Grazie per la correzione sul cognome di Eben Pagen D’Angelo, grande incantatore di serpenti! Non mi sorprende che lo conosci visto che anche lui opera sia nel web marketing sia nei rapporti interpersonali usando 2 nomi diversi. Ti fideresti mai di uno cosi? Secondo me NO, da uno cosi ti fai solo abbindolare!
Buona giornata e se vuoi ne riparliamo
A presto! Ciao ciao
Ilaria Cardani
settembre 14th, 2012 at 12:30
3Ciao Andrea,
mi spiace che tu sia rimasto male, davvero…
Non mettiamola però sull’emotivo, perché se si tratta di un rimborso io non mi calo le braghe (orrore!), ma se si tratta di far rimaner male un giovanotto – o qualsiasi altra persona – mi sciolgo, eh!
Detto questo e assodato che posso essere cattiva, ti dico:
ho letto l’articolo.
Ho scritto un commento più lungo dell’articolo, so what?
C’è un aspetto sul quale sono inarrestabile: la produzione di contenuti (ci sono le prove).
Il tuo commento chiarisce un po’ meglio la tua posizione e confesso che il tuo articolo pare essere solo distruttivo.
A risposta del tuo commento e anch’io mancando di tempo e sentendomi limitata dal mezzo – non ritengo si possa dire quello che davvero si pensa in modo articolato e motivato attraverso uno scambio di commenti – ti dico: vanno valutati i modelli di business e le loro specificità.
Sono abbastanza certa che Pagan/De Angelo non preveda quel tipo di “extra mile” che tu propni non per disonestà o per scorrettezza ma per modello di business: non è funzionale per lui.
Ora, lungi da me difendere (o attaccare ben inteso) Pagan/De Angelo: la domanda è: perché mai non ti dovresti fidare di uno così?
Se me lo spieghi ti assicuro che mi puoi dare del valore.
Sintetizzo: io credo che tu abbia delle buone ragioni per dire quello che dici, buone ragioni, che per un motivo e per l’altro, nel tuo articolo non appaiono manifeste mentre dovrebbero, per utilità di tutti.
Temo che molte persone dalla lettura di un articolo come il tuo si possano fare un’idea terribilmente negativa di un certo genere di mercato e di un certo tipo di business.
Ritengo importante che vengano fatti dei distinguo e che si debba separare il grano dalla pula, diversamente si alimentano quelli che stanno diventando dei luoghi comuni a tutto svantaggio di una corretta informazione e di un corretto spirito di consulenza che tra l’altro mi sembra essere l’”anima” di questo blog del Taglia.
Lo stile “hype” è un registro linguistico come un altro, non per forza controproducente o negativo – “calarsi le braghe” per esempio che genere di espressione è? Quello dell’Istituto di Studi Filosofici Suor Orsola Benincasa?
La foto dell’uomo con il dito davanti alla bocca? Uffizi?
La croce con il R.I.P.? New York Times?
Pagan/De Angelo non ragiona di certo in termini di “soldini racimolati”.
Non ti convince il suo modo di fare business? Legittimo. Fatto sta che qui io mi aspetto che mi venga spiegato perché e per come, dato che io vengo qui per imparare, non per indignarmi.
La rete, come tutte le cose umane, può essere usata in modo produttivo o meno. Molti accusano quanto c’è nella rete di superficialità: per favore non cadiamo in questo inganno, andiamo un po’ più nel profondo.
Andrea Di Rocco
settembre 14th, 2012 at 15:24
4Fantastico! Mi piace questa chiacchierata e vorrei risponderti con un post in cui mi piacerebbe affrontare meglio il discorso della fiducia.
PS: non ce l’ho con Pagan / De Angelo, é solo che ho fatto voto di trasparenza e tutto quello che mi sembra esistere nell’area “grigia” non mi dà fiducia. Appena ho scoperto che Pagan era anche De Angelo, automaticamente il personaggio ha perso la mia fiducia di cliente. Sicuramente però continuo a stimarlo come business man!
Massimiliano Aiello
settembre 15th, 2012 at 13:03
5Ricevo molte proposte di vendita nella mia e-mail, anche offerte di ebook, che spesso effettivamente sono molto vantaggiose. In questo come in altri campi, le aziende più serie cercano di guadagnarsi la fiducia degli utenti. Gli operatori del settore perà aumentano costantemente, e questo forse sta creando dei problemi.
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