Google Penguin

I vari “ritocchini” che di mese in mese vengono operati dal Panda e dal Penguin, hanno modificato sensibilmente le SERP di Google.

Se con l’introduzione del “pre-Panda” Matt Cutts affermava che “le query sono variate in una percentuale leggermente superiore al 2%, ma le variazioni evidenti riguardano meno di mezzo punto percentuale”, a fine Febbraio 2011 la percentuale era già dell’11,8% (per la lingua inglese) e fra il 6% e il 9% quando 5 mesi dopo il Panda è stato attivato nelle altre lingue.

Per il Penguin l’onnipresente Cutts aveva invece dichiarato percentuali inferiori: 3,1% sulle query anglofone e circa il 3% per tedesco, cinese e arabo, anche se parecchi webmaster italiani con i quali sono in contatto mi hanno confidato che il Pinguino ha fatto una vera e propria strage sui loro siti, molto peggio di tutte le varie versioni del Panda.

E il Penguin, probabilmente, diverrà ancora più cattivo di quanto non è oggi.

Ad affermarlo sempre Cutts, che nei commenti di questo post su Search Engine Roundtable ha dichiarato:

“Se vi ricordate, all’inizio del Panda, ci sono voluti diversi mesi per mettere a punto l’algoritmo, e il suo impatto tendeva ad essere più ampio (ad esempio, nell’update di Aprile 2011 sono stati inclusi nuovi segnali, come i siti bloccati dagli utenti). In seguito, gli aggiornamenti hanno avuto un impatto minore man mano che abbiamo stabilizzato i segnali e l’algoritmo, e i “Panda Update” si sono fatti quasi mensili.

Allo stesso modo, siamo ancora nelle fasi iniziali di Penguin, dove gli ingegneri stanno includendo nuovi segnali e lavorando a migliorare l’algoritmo. Per questo motivo per i prossimi “Penguin Update” ci vorrà più tempo, si dovranno integrare segnali aggiuntivi, e di conseguenza avranno un impatto più evidente. Non è il caso di aspettarsi aggiornamenti di Penguin a breve.”

Matt Cutts, in pratica, ci sta dicendo che il Penguin che abbiamo visto fino ad ora non è nulla rispetto a quelli in arrivo. Peccato invece che da un sondaggio di Search Engine Roundtable – ovviamente da prendere con le pinze – è emerso che il 65,71% dei SEO è stato colpito dagli attuali Pinguini di Google. In pratica 2 su 3 han perso traffico e posizioni nelle SERP.

Cosa si può fare per evitare che i prossimi Penguin colpiscano ancor più duramente? Qualcuno lo ha chiesto direttamente a Cutts, via Twitter, ed ecco qual è stata la sua risposta:

Matt Cutts risponde via Twitter sul Google Penguin

“I link sono la principale area da monitorare.”

La risposta, come nello stile di Cutts, è criptica, ma il legame fra (cattivi) link e Penguin è ormai risaputo: come scrivevo un paio di mesi fa, il consiglio rimane quello di puntare a link di qualità, “faticosi” da guadagnare, e dimenticare (anzi, eliminare) quelli che hai ottenuti in modo troppo semplice (soprattutto se puzzano troppo di attività SEO, sono sitewide e hanno la stessa identica anchor text).

Qualità e fatica allontanano i Pinguini :-)