Lo spunto per il piccolo post di oggi arriva da Il Giornalaio, che rilancia questa video-intervista di Brian Solis a Deanna Brown
nella quale si discute del perché alcuni brand stanno diventando editori (“Why Brands Are Becoming Publishers” è infatti il titolo del video).
A mio parere, nel cosiddetto “Brand Journalism” non c’è nulla di particolarmente nuovo: è da qualche anno che i “contenuti brandizzati” sono in cima alla priorità di parecchie aziende, ed è da tempo i brand devono rapportarsi con i 3 media – Paid, Earned e Owned – ovvero quelli che posseggono (owned), pagano (paid) o cercano in tutti i modi di “guadagnare”, di conquistare (earned).
E’ proprio quest’ultimo il terreno più difficile e insidioso: se infatti il brand può fare il bello e il cattivo tempo sui media che possiede o che paga, deve muoversi con estrema cautela al di fuori del suo territorio.
In ogni luogo dove c’è interazione col pubblico, dove non si ha il completo controllo della piattaforma, non si può pensare di dettare legge e comportarsi come a casa propria: e infatti possiamo annoverare parecchi “epic fail” di notissimi brand su social come Facebook e Twitter.
D’altra parte, il brand avrà sempre bisogno di comunicare ad di fuori dei siti/media del suo perimetro, perché solo i “fan” già acquisiti vanno sul sito del brand per leggere/ascoltare/guardare le sue autopromozioni e i suoi contenuti rivestiti di pubblicità.
Il Contenuto proposto dal brand si trasforma dunque in Re solo quando è di grandissima qualità e solo se viene presentato al giusto pubblico, nel giusto contesto e nel giusto “contenitore”: “Great Content in the Right Context“ è la frase che viene ripetuta più volte nel video.
I brand potranno anche provare a trasformarsi in editori, ma avranno sempre bisogno di siti, community e quindi di “veri editori” già presenti da tempo sul mercato se vorranno raggiungere e allargare la loro audience. Perché solo i “fan” già acquisiti vanno dall’oste a chiedergli se il vino è buono.
5 Risposte
Ilaria Cardani
agosto 30th, 2012 at 08:20
1Sempre di USA si parla. Conto che questo approccio porti a migliorare la qualità dei contenuti e ad evitarne la deriva. Sto commentando dall’iphone e, caro Taglia, quanto e’ fastidiosa la finestra che appare per ‘costringerti’ a mettere il ‘mi piace’. Non e’ da te .
Tagliaerbe
agosto 30th, 2012 at 09:05
2@Ilaria: finestra che costringere a mettere il “mi piace”??? Mi sa si tratta di un plugin che interferisce con un altro, in teoria la versione mobile del TagliaBlog non ha nemmeno i banner…
Ilaria Cardani
agosto 30th, 2012 at 22:45
3Non so che dirti… Di certo non sono un’esperta io
stefano loberti
settembre 1st, 2012 at 21:38
4Non è il plugin che ti chiede di mettere mi piace ma il layer di Facebook del potrebbe piacerti anche. Due cose ben diverse
Tagliaerbe
settembre 1st, 2012 at 21:45
5@stefano loberti: sì Stefano, è che quella feature di Facebook la implemento tramite un plugin
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