
“Nel mondo reale potresti essere una nullità, ma magari online sei un Re”, ha affermato Paige Craig, co-founder di BetterWorks e angel investor in più di 50 startup, fra le quali Klout.
E ha aggiunto: “In un mondo dove non ci sono più confini, dove le persone lavorano attraversando il tempo, le aziende e vari gruppi etnici, non c’è abbastanza tempo per approfondire la conoscenza. C’è bisogno di un qualcosa come Klout per misurare l’intensità di un rapporto. Qualcosa che permetta la social collaboration e il social commerce su una scala mai vista prima”.
Il nocciolo della questione è che Craig pensa che Klout possa essere in futuro più importante dei soldi: “la tua reputazione diventa più importante del tuo conto in banca“, ha detto.
Questo punto non è nuovo, ma merita una riflessione.
La reputazione è strettamente collegata al “trust”, come mostrato nell’immagine di Laurel Papworth in testa a questo post.
Laurel ha applicato quella scala a Twitter, ma credo possa essere estesa a tutti i social esistenti: le tue attività sulla Rete, il tono e la qualità dei contenuti che produci, il ruolo che assumi nelle discussioni e nei commenti, contribuiscono ad accrescere il tuo “trust”, fino a farti appioppare una delle qualifiche tanto di moda in certi ambienti del marketing: influencer, evangelist, trend setter.
Tutto questo si può misurare? Klout ci prova, e ha trovato anche chi ci crede al punto di finanziarlo con 40 (si, quaranta) milioni di dollari.
Tutto questo può sostituire il (vil) denaro? No. La reputazione è un “abilitatore” al denaro, ovvero un mezzo per ottenerne di più. Ma la reputazione deve andare di pari passo con le reali qualità/capacità di un individuo. Non può ridursi solamente ad un numerello (=Klout Score) che rischia di essere facilmente taroccato – come spesso avviene con l’Alexa Rank, che da un lato viene preso come oro colato, e dall’altro viene gonfiato ad arte dai soliti furbetti del quartierino.
Da 3 anni gira un simpatico progetto – The Whuffie Bank – che ambisce a coniugare reputazione e valuta (=più è alta la tua reputation sui social, più “Whuffie” guadagni): se un giorno anche Klout ci permetterà di guadagnare soldi, e intendo soldi veri, non oso immaginare quali taroccamenti si inventeranno alle nostre latitudini…
L'autore di questo blog e' Davide "Tagliaerbe" Pozzi. Dal 1995 si occupa a tempo pieno di Internet, e i suoi interessi attuali spaziano nei campi del:
3 Risposte
Nicola
febbraio 24th, 2012 at 07:31
1Commentando la stressante reputazione alberghiera tempo fa, avevo identificato 3 categorie in base alle variabili prezzo e reputazione:
1)chi pensa solo a far soldi
2)chi pensa a curare la reputazione per far soldi
3)chi pensa solo a far reputazione.
Ovviamente criticavo la terza posizione.
Gran bel post…
Complimenti!
nokia dual sim
febbraio 24th, 2012 at 16:14
2Secondo me è inversamente proporzionale, più aumenta la reputazione (e la percezione positiva del brand) più aumenta il fatturato/soldi e la disponibilità dell’utente a spendere.
Lorenzo
febbraio 24th, 2012 at 23:47
3Credo che la reputazione sia un moltiplicatore o un divisore di soldi: nel senso, buona reputazione può moltiplicarli (ma non è detto) e cattiva reputazione può diminuirli (ma non è detto),
RSS dei commenti per questo post · TrackBack URI
Lascia un commento