
Photo credit: Alberto D’Ottavi.
“Dove credete di andare, avete solo 19 anni e siete in Italia.”
Vorrei prima di tutto ringraziare Davide per opportunità datami nel cercare di spiegare certi meccanismi di questo paese chiamato Italia.
Ciao a tutti, sono Augusto, co-founder di Mashape, una startup in Silicon Valley che vuole rivoluzionare il modo di creare applicazioni web e mobile. Ma facciamo un passo indietro a quando eravamo dei bambini inconsapevoli che volevano giocare a fare i grandi “siamo ancora dei bambini, e giochiamo e ci divertiamo come loro, solo che adesso abbiamo un po di barba
“.
A 18 anni fondai MemboxX, il primo sito italiano di online storage di documenti e password. Andò bene, raggiunse un buona massa critica, ma non sapevo niente di business, Venture Capital, né di finanziamenti… niente di niente. Non sono mai riuscito a monetizzarlo. In quei mesi comprai un libro: “Google e gli altri” che narrava nel dettaglio la storia di Google e della Silicon Valley. Mi si accese una lampadina e da quel giorno ho detto: “Lì voglio andare, lì potrei forse creare grande valore”. Era il 2007 ora siamo nel 2010 e sono finalmente sbarcato a San Francisco grazie a Mashape; cofondata con Marco Palladino e Michele Zonca, qui abbiamo preso il nostro investimento dai YouTube guys. Questo processo non e’ stato facile, altri avrebbero mollato molto prima.
Avete presente quando siete in una stanzetta piena di persone, e l’aria si inizia a fare pesante… ma alla fine si apre la porta e entra una ventata di aria fresca e riniziate a respirare a pieni polmoni come se quello fosse stato il vostro primo respiro? Be, questo è quello che è successo a noi, nelle ricerca disperata di finanziamenti in Italia durata per 2 anni; e poi l’America, investimento, quella porta che si apre… ricominci a vivere e credere che forse non eri del tutto un idiota pazzo.
Tu sei il mio paese, Italia; ci sono nato e cresciuto, qui ho i miei ricordi più importanti, qui mi sono formato, è come il primo amore che non si dimentica mai. Ma come tutte le più belle storie di amore prima o poi finiscono. In questi due ultimi anni insieme ho capito molto di te, ho capito molto più di te in questi ultimi due anni che prima.
Nel 2008 abbiamo iniziato a cercare i finanziamenti per Mashape, eravamo solo io e Marco all’epoca, poi nel 2009 si è aggiunto Michele e via su e giù per lo stivale… per 2 anni. Ora 2 anni per uno che ne aveva 19 sono piu del 10% della sua vita spesa a rincorrere ideologie che in questo paese non esistono.
Vedi Italia se vuoi diventare un pease leader devi prima risolvere dei problemi alla base, e dove anche ci fosse la volontà, ricordati che ci vogliono decenni non mesi. A Roma in una famosa piazza c’è scritto in gigante: “…un popolo di combattenti, navigatori, esploratori, poeti, avventurieri, scrittori, viaggiatori, ed eroi”. Questa frase mi fa sentire orgoglioso, perché è vero, lo eravamo… ma se penso ad adesso e a tutti quelli investitori&vari che ho incontrato in questi due anni, (circa 50 persone) vi posso dire con rammarico che quel popolo non esiste più.
Ogni volta che andavamo a chiedere i finanziamenti, la risposta era sempre la stessa: avete solo 19 anni. Il problema è che questo immenso vantaggio loro lo vedevano come un ostacolo. Mi dicevano che non eravamo in grado di far crescere una società ed è vero probabilmente non sono in grado, ma qui stiamo parlando solo di farla partire… se poi crescerà chiamerò chi è più bravo di me. Dove non arrivo, delego e do fiducia ad altri più in gamba.
Probabilmente si sono anche dimenticati gli ultimi 4000 anni di storia. Da Alessandro Magno a Mark Zuckerberg le più grandi talentuose opere sono state fatte da under 30. Mentre io a 19 anni andavo a rompere le scatole su e giù per l’Italia, Alessandro Magno comandava 200.000 soldati, conquistò l’Asia e scese giù in Egitto dove si fece incoronare faraone. Aveva appena compiuto 21 anni. Oggi non si combatte più… gli imperi di una volta oggi si chiamano multinazionali, gli eserciti sono diventati team di persone. Oggi l’Asia la conquisti con Facebook che tira su 15 milioni di asiatici (signup) al mese. Oggi Alessandro si chiama Mark, e guarda caso entrambi iniziarono molto presto. Nel tardo ottocento un giovanotto, immigrato italiano, di nome Amadeo iniziò a fare il banchiere in California con un carro di frutta, quel banchiere fondò la più grande banca del mondo che oggi tutti conosciamo con il nome di Bank of America. Albert Einstein scrisse la prima bozza sulla Teoria della Relatività quando aveva solo 26 anni. I fondatori di Google ne avevano 25 quando fondarono l’azienda ma iniziarono a lavorare sull’algoritmo (Pagerank) a 23 anni e poi ancora Microsoft, Oracle, Apple… purtroppo non basterebbe lo spazio di questo blog per elencarvi tutte le immense opere fatte da under 30…
Ma secondo voi perché il genio compare in età cosi “prematura”? Sinceramente non lo so. Il genio, l’idea, il lampo non è altro che una combinazione incredibilmente perfetta di elettricità che scorre sui nostri neuroni. Ma da lì in poi ci vuole carattere e coraggio (che sono infusi nel nostro DNA) per concretizzare. La scintilla da sola non basta. Sicuramente sei molto piu coraggioso a vent’anni, il carattere anche è molto piu arrogante e l’ego è alle stelle, e guarda un pò… sono proprio le caratteristiche di un leader visionario.
Non voglio fare l’ennesima rassegna negativa sugli investitori e sui Venture Capital italiani; e sapete perché? Perché dopo tutto non è neanche colpa loro.
Cara Italia se vuoi cambiare devi investire sui giovani, ma non come lo dicono i politici in televisione, ci devi investire veramente, devi metterci la passione. Nei nostri ultimi due anni di convivenza, ho visto tanti ragazzi come me che non sono riusciti a partire perché non hanno trovato in te il supporto. Pensa quanti di quelli avrebbero potuto creare valore per te… e per ogni ragazzo che fallisce o emigra perdi un pezzo di anima. Ci sono degli investori che vorrebbero aiutarci, ma non ci riescono da soli, hanno bisogno di un ecosistema sotto che gli aiuti, hanno bisogno di un mercato a cui possono rivendere il valore aggiunto che hanno creato, hanno bisogno di leggi che allegeriscano il carico fiscale, hanno bisogno di università che insegnino anche la pratica… d’altronde stanno semplicemente credendo nei tuoi figli. La tua sorella Francia lo ha capito da anni, e sta investendo a ritmi sbalorditivi anno dopo anno… non lasciarti uccidere così. L’unico modo che hai per sopravvivere è investire in innovazione e giovani, loro sono i primi che usano nuovi prodotti e sono i primi ad accorgersi dei nuovi problemi e creare quindi nuove soluzioni. Innovare non è per niente semplice, tu sei un paese pieno di persone che inventano nuove tecnologie, ma la tecnologia da sola non serve a niente, diventa innovazione quando ha adoption, quando viene applicata sulla massa, il mondo è pieno di tecnologie potenti che non sono andate da nessuna parte.
Innovazione è qualcosa che viene dai margini di una cultura, è chaos. Non a caso San Francisco è una citta che accoglie tutti: disadattati, barboni, ricchi, hippie, arabi, pazzi, imprenditori, asiatici, messicani, italiani, designer, artisti… un miscuglio di culture in continua evoluzione, senza freni né limiti.
Purtroppo credo che molti dei tuoi problemi vengano anche dal tuo passato. Sei un paese vecchio, che ti porti dietro certe ideologie fin dal lontano medioevo. Non capisco come fai a vedere malamente il concetto di fallimento, non hai idea di quante cose impari fallendo, di quanto cresci quando fallisci. Il nostro rapporto si è interrotto, ed è stato un fallimento; eppure mi hai dato del valore, lo hai fatto ferendomi ma mi hai reso una persona migliore.
E’ giunto il momento di salutarti, spero che un giorno potremmo rincontrarci, e chissà… magari mi stupirai…
Buongiorno America, grazie di credere in noi e nella nostra vision. Certo non sei un paese facile neanche tu, ma riesci subito a capire ciò che è giusto ed è sbagliato. Sei un paese relativamente giovane, e per fortuna non hai scheletri nell’armadio vecchi di 2000 anni. Sei molto competitivo, ma se uno ha voglia di fare sai ricompensare immediatamente. Credi fortemente nei ventenni, e sai che se vuoi rimanere leader devi dare loro gli strumenti per poter creare le loro pazzie, come hai fatto con noi. Devi ancora migliorarti su qualche cosa come le leggi sull’immigrazione, ma ti do fiducia, so che ce la farai. Con te mi sento libero di esprimermi, di provare, e soprattutto mi sento felice di sbagliare. Mi dai la libertà di vivere. Spero di poter ricompensarti della fiducia che mi hai dato, credo che insieme costruiremo grande cose… cheers!
Per concludere, se posso dare un consiglio alle migliaia di ragazzi (e ne ho incontrati tantissimi) che ancora rispecchiano quella frase scritta in una piazza romana; voi siete cavalli da corsa e i cavalli da corsa non sono fatti per stare nei maneggi. Correte e andate a conquistarvi quello che volete, nitrire nelle stalle non serve a niente, sfondate i recinti e cambiate lo stato dell’arte, rincorrete la vostra libertà. Ricordate che dovrete vivere nella solitudine, faranno di tutto per fermarvi, soffrirete e sacrifirete l’affetto di chi vi ama veramente, ma quando sarete lì, che correrete come pazzi, vi sentirete per la prima volta… immensamente grandi.
Lasciate l’Italia se l’amate veramente, diventate un cavallo da corsa, vincete tutto, e poi un giorno forse, potrete tornare da grandi, molto grandi e avrete il potere per cambiarla, voi.
Autore: Augusto “sinzone” Marietti, per il TagliaBlog.
217 Risposte
jscm
settembre 6th, 2010 at 00:32
1Auguri ragazzi,
vorrei poter fare anch’io come voi, ma ho inseguito l’italia forse un pò troppo e alla fine mi ha agguantato ed incasinato l’esistenza. Quindi, per un pò sono imbrigliato tra le redini dell’italia stessa, che si trascina cavalli stanchi e vecchi.
Bonostante sia imbrigliato, ho ricominciato a creare idee e valore. Però le redini mi avvolgono ancora.
Auguri Ragazzi …e fate vedere a noi Italiani quanto importanti sono i nostri giovani e quanto valore sanno creare.
saluti
jerry
CioboMario
settembre 6th, 2010 at 00:39
2Augusto ti ringrazio molto per questo articolo, mi hai aperto gli occhi più di quanto non li avessi già aperti. Un giorno abbandonerò anch’io l’Italia per realizzare i miei progetti
Spataro
settembre 6th, 2010 at 00:49
3La aggiungo nella mia valigia: per saper sognare bisogna anche scegliere cosa e dove sognare.
Grazie, meglio sentirselo ripetere.
Mik
settembre 6th, 2010 at 01:03
4“Non capisco come fai a vedere malamente il concetto di fallimento”
Il fallimento non è una buona cosa, ma è anche vero che troppa paura di fallire porta all’immobilità.
Il coraggio dei 20 anni deriva proprio da questo.
Se fossi più “vecchio” con una attività ben avviata e con un gruzzolo di risparmi da poter investire in Mashape, la penseresti diversamente.
E’ facile rischiare quando si ha poco da perdere, e con i soldi altrui.
In bocca al lupo!
Fabrizio Martire
settembre 6th, 2010 at 01:04
5Ottimo articolo, respira realtà, non solo ottimismo fine a se stesso. complimenti e “spaccate” tutto!
Luca panzarella
settembre 6th, 2010 at 01:45
6Ciao augusto, splendida lettera la tua. I tuoi sentimenti sono comuni a molti Italiani in giro x il mondo. Spero di vederti a San Francisco x una birra, sarò lì a fine settembre!
stefano
settembre 6th, 2010 at 01:46
7Affascinante come pochi la Vostra storia e soprattutto la Vostra scelta. Quest’articolo dovrebbe fare il giro di tutti i network d’informazione italiani
Complimenti ragazzi, trasmettete fiducia…
Blog Al Top
settembre 6th, 2010 at 01:48
8Discorso sensazionale, hai descritto in pieno la conoscenza italiana del web. In bocca al lupo ragazzi, spero che Mashape diventi un’enorme società
mino
settembre 6th, 2010 at 02:11
9Bell’articolo, a parte l’odioso:
“…che vuole rivoluzionare il modo di creare applicazioni web e mobile.”
State umili
sinzone
settembre 6th, 2010 at 02:34
10Oggi se il tuo CEO non ha grosse ambizioni, e’ out of business il giorno dopo. Se poi quel CEO e’ giovane, le deve avere di default. Pensare in grande e’ un bene, ancora una volta e’ qualcosa che non si riesce a vedere facilmente nel nostro paese. Steve Jobs, quando aveva 20 anni e stava in un garage, aveva le stesse grosse ambizioni che ho io ora. La differenza che lui lo ha poi fatto, io sto ancora sognando
sinzone
settembre 6th, 2010 at 02:37
11“ Il nostro timore più profondo non è di essere inadeguati, ma di essere straordinariamente potenti”
Nelson Mandela 1994
Mauro G. Meli
settembre 6th, 2010 at 06:25
12In bocca al lupo. Mi piacerebbe rileggere un tuo post sul tagliablog fra un anno e sapere come sta andndo
Ale
settembre 6th, 2010 at 07:22
13100% d’accordo, bravo e good luck
paolo marenco
settembre 6th, 2010 at 07:51
14in bocca al lupo Augusto, continuiamo a seguirvi!
keep on doing !
Paolo
YouON
settembre 6th, 2010 at 09:06
15sarebbe interessante sapere come negli USA riescono a monetizzare un aplicazione come Mashape e come ne giustificano l’investimento… questo potrebbe dare luce agli investitori italiani e aprire a tutti noi gli orizzonti…
Andrea Moro
settembre 6th, 2010 at 09:19
16Augusto, quasi mi ci scappava la lacrima
Complimnti per la tua nuova vita e per la tua “folle” idea.
Un emigrato in Uk.
Matteo Hsia
settembre 6th, 2010 at 09:30
17Mi sono letto l’articolo dall’inizio alla fine tutto d’un fiato! Complimenti davvero per il coraggio e la forza di volontà che avete avuto! ^_^
In Italia basta vedere le piccole realtà per accorgersi dell’uso di internet che se ne fa e della ignoranza che c’è, ma spero sia anche un vantaggio per quando anche l’amata Italia capirà il potenziale dei giovani e come funziona/gira il mondo in internet!
Enrico / Capobecchino
settembre 6th, 2010 at 09:35
18Sapevo già di questa storia, ne ho parlato con Augusto ma sostenerli e dargli sempre i miei migliori auguri è la cosa migliore.
Ragazzi siete grandi ed in bocca al lupo per i vostri sogni
Giuseppe Piro
settembre 6th, 2010 at 09:40
19La cosa che fa più rabbia è vedere un paese come l’Italia, una miniera d’oro di cultura, turismo, inventiva affondare in mezzo alla grettezza e all’ignoranza non solo dei politici ma anche delle classi dirigenti. Il problema maggiore in Italia oggi è sempre la domanda che ti poni spesso a contatto con alcune figure istituzionali o private: ma questa persona messa in questo ruolo rappresenta una selezione che ricerca i migliori e i più preparati? A me sembra il contrario. Una persona presa a caso darebbe sicuramente un risultato migliore. In poche parole: la meritocrazia. Invece siamo diventati il paese delle logge, delle mafie, delle parentele, dei depredatori di posti. Innovazione, scuola, Università. Un paese che non solo non investe ma affonda questi tre comparti è destinato all’oblio. Pensate soltanto all’humus minimo sindacale dell’innovazione: la banda larga. Siamo ancora al monopolio e i 600 milioni del governo destinati a questo comparto svaniti…
Un in bocca al lupo ad Augusto e a tutti i ragazzi che levano le vele per qualsiasi parte del mondo perseguendo i propri sogni. Ha ragione Augusto: è il modo migliore per aiutare il proprio paese. Qui in Italia la primavera (la ventata di aria fresca della quale parla Augusto nel post)purtroppo tarda ad arrivare….
Angelo
settembre 6th, 2010 at 09:42
20Ragazzi, è lunedì, leggo questo post e riguardo continuamente la vostra foto… che bello! ottimismo ed entusiasmo senza le “tare” del belpaese… ci ritrovo diverse delle difficoltà che ho incontrato prima di poter aprire la mia EZD… COMPLIMENTI!
Alberto D'Ottavi
settembre 6th, 2010 at 10:01
21Bel pezzo. Augusto non perde occasione
Mi metti il credit per la foto, pls? http://www.infoservi.it/startup-breakfast-mashape-in-silicon-valley-a-21-anni/2712 Thnx a lot
Alessandro Cosimetti
settembre 6th, 2010 at 10:01
22Complimenti ragazzi, per la scelta intrapresa e per la costanza. Siete dei giovani atipici molto lontani dallo stereotipo itliano (Gf, tronisti, fiscoteva, ecc.).
Leggevo il vostro articolo e subito la mente mi riportava all’elenco infinito di “false promesse” fatte dalla nostra classe politica (passata e futura). Ultima, quella di Fini a Mirabello dove invitava il paese a credere nei giovani.
Tutte belle parole le loro, che immancabilmente restano chiuse in un cassetto.
Amo l’Italia (nel 2011 mi trasferirò all’estero), ma giustamente come avete riportato nel post, è la mentalità che deve cambiare. Coinfido in una classe politica giovane che spazzi via i parassiti che da anni infettano le nostre carni.
Senza questo passaggio, ogni invito all’azione ed elogio ai giovani, rimane pura utopia.
Che dirvi. Continuate così e che Dio vi benedica!
Angelo
settembre 6th, 2010 at 10:04
23@Alessandro: a me piace pensare invece che LORO siano il prototipo delle nuove Italiche generazioni, ed i tronisti&co l’anomalia
(manco da poco dall’Itlaia ma già mi scollo: che è “fiscoteva”?)
giacomo
settembre 6th, 2010 at 10:09
24Complimenti ragazzi. Ve lo dico da giovane (più o meno) Lighting designer che ha provato 8 a lanciarsi come free lance invano e alla fine si è rifugiato in azienda. Ad un tratto ti si insinua il dubbio se effettivamente sia colpa dell’italia o sei tu che non vali quello che credi, per fortuna (purtroppo) vedi tuoi colleghi che faticano nonostante la loro preparazione e bravura e allora capisci che è l’Italia che non da spazio alle nuove leve.
Quest’estate sono stato a Londra e mi è venuta una gran voglia di andarmene…
ancora bravi!
Roberto Fumarola
settembre 6th, 2010 at 10:22
25Bellissima lettera Augusto!
In bocca al lupo per la vostra attività.
@Mik non so se hai mai avuto a che fare con VC o cmq realtà che ci si atteggiano.
Il problema qui in Italia è che ti fanno storie anche per investimenti iniziali piccoli, a fornte di idee che potrebbero essere molto interessanti. Poi è fisiologico che questi finanziamenti non generino tutti un google o un YT o un FB, fa parte del rischio di impresa. Altrimenti non si chiamerebbero Venture, ma Secure Capital
E poi… se davvero valuti (tu VC) che l’idea possa essere interessante ma 19 anni ti sembrano pochi per la gestione di un’azienda, metti in campo le risorse anche per quello. Nel nostro paese, per via della crisi, da un po’ di anni ci sono a spasso tantissimi manager e professinisti di alto livello.
Potrebbero tranquillamente occuparsi di queste start-up dando un contributo di esperienza e di professionalità non indifferente.
DrAma78
settembre 6th, 2010 at 10:24
26Provengo da una storia abbastanza triste, qui i visionari non sono ben accetti, ancor meno se hai 30anni dovresti essere maturo. In questo modo un progetto di una vita (non nel campo IT) finisci per regalarlo, sì perchè soffri, perchè le persone (anche ragazzi della nostra età) non capiscono, non capisco la passione, non capiscono la ricerca, non capiscono che una cosa per maturare ha bisogno di tempo… e tu soffri, soffri perchè lavori 12 ore ( e non arriva un minimo di gratificazione, soffri perchè un anno di sviluppo concordato diventano sei mesi, soffri perchè quello che hai sviluppato non lo riconosci più e non ti riconosci più in quello che hai fatto.. ma non importa perchè sei in Italia. Le tue innovazioni, le tue visioni diventano solo mercificazioni, da sviluppare subito e senza soldi..è pronto, non è pronto l’importante è il commercio.. vendere prima di aver creato.
Non rimane che rimboccarsi le manche e ripartire da soli, ma qua devi pagare ancor prima di aver consumato.
Alessandro Cosimetti
settembre 6th, 2010 at 10:32
27@Angelo, fiscoteca = discoteca (sulla tastiera la “f” sta accanto alla “d”). Sei parecchio fiscale…
Angelo
settembre 6th, 2010 at 10:44
28no, assolutamente, mi scuso ma sono solo curioso (davvero credevo di non conoscere un termine “nuovo”)
suerte!
Alessandro Cosimetti
settembre 6th, 2010 at 10:46
29lo mismo!
andres
settembre 6th, 2010 at 10:46
30Molto di quel che dici è vero, ma quando parli dell’Italia come paese, della sua economia e della sua crisi, tralasci cose molto più importanti…
Fino agli anni 70, e anche 80, l’Italia, sul piano economico, è stata una potenza di livello mondiale.
Ma quando ha provato a fare il salto, i paesi che tu esalti, gli hanno fatto capire che NON doveva farlo.
Ci sarebbero tante cose da raccontare…
Come il jet di Mattei che esplose in cielo.
O la visione di un’Italia capace di muoversi autonomamente fra i grandi dell’economia mondiale che aveva Moro, e che dava fastidio a gente ben più importante delle BR.
O una runione su un panfilo inglese a largo di Civitavecchia, dove venne decisa (da quei paesi che tu vedi così innovatori) la spartizione a mani basse dell’industria e dell’economia italiana…
Ho solo qualche anno più di te, e ti faccio i miei migliori auguri.
Solo che, attenzione, il bene non sta mai solo da una parte, e la storia la raccontano sempre i vincitori…
Andrea Pilotti
settembre 6th, 2010 at 10:53
31Sono pienamente daccordo con voi, l’Italia è fatta così. Ecco perche se si hanno buone idee è meglio andare nel paese che offra maggiori occasioni per attecchire, che sia l’America, l’india, la Russia etc etc.
Oramai siamo in un contesto globale, dove ognuno ha la facoltà di muoversi, quindi come dite voi, sfruttiamo a pieno questa possibilità. Conosco molte persone che si piangono addosso, dando la colpa dei propri insuccessi a questo paese.
Forse continuiamo a lamentarci perche pensiamo che questo paese sia potente tra i potenti, ma sfortunatamente non è cosi.
rosanna
settembre 6th, 2010 at 11:03
32leggere queste parole mi ha fatto venire le lacrime agli occhi
io il mio sogno l’ho inseguito
ho creato la mia impresa online 10 anni fa, contro tutto e tutti, soprattutto per i contenuti e perché il web era un emerito sconosciuto ai più
ho 37 anni, ormai non sono più under 30, ma vedere che ci sono ancora persone che credono in quello che fanno, che non si limitano all’apparire, mi commuove.
io l’Italia l’ho lasciata mentalmente tanti anni fa, e anche se fisicamente sono qui, capisco perfettamente le tue parole.
vi auguro il meglio, di realizzare i vostri sogni, e di continuare il vostro viaggio che sicuramente non si fermerà in America
Mik
settembre 6th, 2010 at 11:04
33@Roberto
Gli italiani non san fare il VC così come gli americani non sanno fare la pizza.
Gli operatori italiani fanno già abbastanza nel contesto ingessato in cui vivono.
Maurizio
settembre 6th, 2010 at 11:06
34inequivocabilmente tutto assolutamente giusto
Roberto Fumarola
settembre 6th, 2010 at 11:32
35@Mik … che non facessero eprdere tempo alle persone allora i presunti VC italiani.
Se fosse stato epr i loro gradi di giudizio FB o Twitter non sarebbero mai partite.
Figuriamoci un Foursquare o Gowalla poi.
Avrebero passato almeno 2-3 anni a convincere qualcuno a dargli qualche spicciolo e nel frattempo gli sarebbero passati sulle orecchie altri all’estero.
Cmq, visto il numero delle start-up europee di successo di un certo livello, credo siamo in buona compagnia con gli altri colleghi nel vecchio continente.
[Acid mode on]
Forse se si chiama “vecchio” un motivo ci sarà
[Acid mode off]
Enrico / Capobecchino
settembre 6th, 2010 at 11:36
36L’unica cosa è fare come Augusto & company (se puoi ovviamente), andarsene, ricevere le stesse cose chieste in Italia (se non di più), tornare e dire: “signori, io ho ancora 19 anni”
Giorgio Taverniti
settembre 6th, 2010 at 11:41
37Fantastico.
Mi sorge però una domanda: ma quindi chi resta in Italia e riesce senza finanziamenti a creare qualcosa di importante … è un cretino?
E chi ancora più testardo parte dalle terre del Sud Italia?
Io sono perfettamente d’accordo con voi e vi faccio un grande in bocca al lupo cari Augusto, Marco e Michele.
Però…c’è un però.
Sarei in grado di scriverlo al contrario l’articolo che voi avete fatto, dando lode a chi rimane, a chi si scontra, a chi fa sacrifici, a chi ogni giorno si sbatte da dentro, soffre, non può fare altro ma va avanti e spacca tutto e tutti. Vincendo nel proprio business. Cambiando già ora l’arena competitiva ed il settore. Ne conosco a centinaia
Ma non lo faccio…perchè io sono a metà. Sono tra quelli che rimangono e quelli che partono. Rimango e parto in continuazione vivendo nel mondo e presto facendo business nel mondo. Dall’Italia…dall’estero..in tutte le nazioni.
Quello che mi dispiace è che sta creando una divisione tra chi parte e chi rimane. Nel vostro articolo è chiarissimo, come se ci fosse una barriera.
Io essendo nel mezzo la vedo bene.
Secondo me è arrivato il momento di iniziare a parlare di come voi potete aiutare quelli che rimangono a partire e di come loro possono aiutare quelli che partono a rimanere.
Non fisicamente, ma nel business. Perchè ci sono dei vantaggi e degli svantaggi a stare e partire.
Almeno…questo è quello che penso…giusto o sbagliato…prendetelo come un pensiero ad alta voce.
Massimo Ciociola
settembre 6th, 2010 at 11:43
38Cari Mashaper ,
E’ bello attirare l’attenzione in questo “momento” in Italia mentre abbiamo altri problemi da gestire , riesce bene attirare l’attenzione , molto . Diciamocelo è il tipico argomento che un giornalista (in genere quelli di Panorama…) sogna di scrivere in un momento come questo.
Ma forse state un po’ esagerando e non ve ne state rendendo conto, vi state caricando di così tante responsabilità che al vs primo “intoppo” (non ve lo augurerei mai) vi arriveranno tweet di “fango” ( e dico fango) fin sotto casa.
Già.
Dovete imparare a comunicare , dovete imparare a capire che la storia del web è si fatta dei vari Zuck e Larry Page ma che ciascuno di questi ci ha cambiato il mondo, ha cambiato il ns modo di comunicare, ha cambiato le regole della privacy , ha cambiato il modo di cerare qualcosa in rete. Proprio come altri : mai sentito parlare di Marconi ? Si quello della Radio , non Radio Deejay, quello che ha creato le basi della telecomunicazioni. Sapete chi è Mauro Sentinelli ? Un romano come voi che vi permette di telefonare anche negli USA come una ricarica telefonica, già perché lo sapete che negli USA fino a qualche anno fa gli SMS erano preistoria ?
Avete mai sentito parlare di gente come Marchetti di Yoox ? Vende abbigliamento in tutto il mondo ed è a Zola Predosa , vicino Bologna , e di Gualandi ? Quello che con Giocodigitale ha ri-dettato le regole del poker on line a tal punto che Bet&Win sta puntando tutto su di lui.
E di Mauro del Rio e Paolo Barberis ? Due imprenditori che con le loro aziende fanno il 50% di market share mondiale sul mobile entertainment.
NO. Voi questi nomi non li troverete mai su libri “Google e gli altri”….
Già perché al primo ostacolo, o al primo di una lunga serie (direte voi…) avete fatto GIVE UP… salutato mamma e papà e detto a tutti che presto vi danno la green-card.
Ora , in silenzio, e con molta attenzione e maturità cercate di ascoltare alcune semplici regole che il mercato ha dato fino ad adesso e sappiate farne tesoro, cercate di fare così tanto successo da finanziare voi un domani qualche italiano.
Ma fatelo in silenzio. O meglio con delle righe di Python o Ruby.
1) Capisco la bellezza di San Francisco (non avete neanche la più pallida idea di quanto la vita sia triste lì…) ma continuate a non capire che gli USA (300 mln circa di abitanti) non possono essere paragonati all’ Italia (50), siete mai stati in India ? E in Israele ? Nel distretto hi-tech di Catania ?
REGOLA N.RO 1 : mai fare l’errore di paragonare USA con ITALIA. Mai.
2) Venite da Roma, purtroppo non vi fa onore , non vi è un caso di successo che venga da Roma nella storia della new economy (escluso il buon Luca di Studenti.it che è sbarcato poi a Milano) , a Roma non c’è cultura , c’è politica , la Perl Conference o il migliore Linux User Groups è a Ferrara non a Roma.
REGOLA NR. 2 : CHI SEI E DA DOVE VIENI CONTA PIU’ DELLA TUA IDEA.
3) Torniamo a voi adesso. Lo avete dichiarato : avete cominciato a cercare soldi in giro quando avevate 17 anni . Leggetevi un bel libro :”7 Habits of Highly Effective People ” c’è un capitolo bellissimo : “Seek first to be understood ” ovvero come analizzare su di sè molte cose per capire meglio le risposte del mondo. Bene, voi , immaginatevi a 40 anni, con un bel gruzzoletto di soldi, a fare gli angels tra SF e Ostia : investitereste mai anche solo 50K su 3 17enni che dicono che vogliono rivoluzionare il mondo con la loro idea ?
REGOLA NR.3 : CHI SEI, COSA HAI FATTO IN PASSATO, QUANTI ANNI HAI, CONTA PIU’ DELLA TUA IDEA.
Non citatemi a tal proposito nè Zuckemberg nè i 2 di Google (lo abbiamo letto tutti quel libro….) perchè voi non avete la minima idea di chi erano e di cosa hanno fatto per arrivare a quel successo. Standford non è come Tor Vergata o la Luiss, è un altro mondo. E non lo avremo mai in Italia.
E su quei libri non vi diranno mai il fango ( e dico il fango) che hanno dovuto spalare prima di diventare qualcuno e soprattutto che Google è diventata grande grazie a Schmitd , già i due matematici di Stanford non davano fiducia agli investitori.
4) Passiamo alla vostra idea : state caricando tutti di aspettative su mashape, ma non è chiaro quello che è e quello che sarà, o per lo meno sui vostri ppt lo è , ma il mondo non ruota attorno ai ppt. Siete ancora in alpha ( e da un pezzo) e quindi mi chiedo: 2 anni fa quando cercavate i soldi eravate almeno in PPT, anche qui, investireste mai in 3 ragazzini di 17 anni con un bellissimo power point ? Cercate di far vedere subito quello che state facendo, portate unique visitors sul vostro sito, developers, e fra non molto anche revenues. Già REVENUES, una bella idea, cari ragazzi la si valuta ormai da quello e non da dove vivi !
Attenzione però : al primo insuccesso (mai ve lo augurerei ) le pagate tutte le critiche.
In italia non abbiamo Techcrunch ma tanta gente che nemmeno conoscete che è abbastanza incazzata che ha un prodotto esistente, ha trovato i soldi e sta cercando di farlo diventare un’impresa .
REGOLA NR. 4 : Go live as soon as you can and don’t generate so many expectations or you’re F***ED.
5) L’altra domanda sorge spontanea : ma che ve ne frega di fare tante polemiche con l’Italia ? Voglio dire avete trovato i magici guys di Youtube che vi hanno dato i soldini (2 founders li trovavate anche in Italia .. il punto è che a 17 anni forse non sai nemmeno a chi chiederli i soldi…) siete a San Francisco nella vostra amata terra ? Bene stateci , divertitevi, se volete non tornate più (chi si allontana non deve tornare …) e raccontateci tra qualche anno com’è il Nasdaq. Noi siamo rimasti al Nuovo Mercato .
REGOLA NR. 5 : DECIDI DOVE VUOI VIVERE E FAR NASCERE L’IDEA E NON GUARDARTI MAI INDIETRO.
Ora io non sono nè un guru nè uno che detta le regole agli altri , ma uno a cui il vostro atteggiamento sta un pò sulle balle e non ho problemi a metterci nome e cognome e dirvelo, per di più se :
- ne ho 33 di anni e da 12 lavoro nella industry
- di soldi ne ho trovati tanti nella mia vita e con tanta gente disposta ad investire
- i PPT non mi piacciono , mi piace un prodotto figo ed una GUI da impazzire che tutti usano
- Io FREDWILSON lo seguo su twitter ma di persona in Italia parlo con Dettori, Boni e tanti altri. Molto meglio .
Vi auguro quanto di meglio nella vita , e spero di ricevere tante cartoline da voi sulla mitica Valley e su come i vini californiani siano fantastici.
Ora devo andare, alle 12.00 ho una call con altre 5 imprenditori italiani, vogliamo essere parte del cambiamento dell’Italia, vogliamo unire le ns forze, e idee e capitali per cambiare questa Italia.
Ma senza prendere voli per gli USA. L’alta-velocità ci piace e collega Roma con Milano in quasi 3 ore.
Un abbraccio.
Massimo Ciociola
Enrico / Capobecchino
settembre 6th, 2010 at 11:50
39@Massimo
allora penso che non avresti problemi ad ascoltare anche noi ti pare?
neanche io ho mai avuto problemi a mettere nome e cognome e vorrei davvero fare una chiacchierata con te con il nostro Meemi.com e vedere dove sbagliamo, perchè da qualche parte dovremmo pur sbagliare visto che in Italia non ci cagano di striscio
resto in attesa
Massimo Ciociola
settembre 6th, 2010 at 12:00
40@Enrico
volentierissimo di fare due chiacchere. Quando vuoi.
Ma attenzione sul perchè non vi “cagano” :
- non è che vi portate il commercialista dietro ?
- L’Italia è un mercato troppo piccolo ancora sul web , ha una magnitudo molto piccola, come la Spagna che però ha il vantaggio della lingua…
Indi proporre un’idea solo italiana e scritta solo in italiano.
Già desta alcuni dubbi sull’investitore che cmq deve garantire una rendita a quei soldi investiti e si chiede : “ma quanto varrà mai questo mercato di questa start up in Italia ? ”
- Non è che chiedete soldi per investire in pubblicità ? L’ho visto fare a molti. La pubblicità non porta sempre revenues e rende spesso il business poco scalabile.
Non è meglio investire dei soldi facendo bene il SEO ?
Forse sarebbe condividere con tutti delle regole per presentare al meglio la propria idea a chi deve valutarne 1000 all’anno (3 al giorno) ma soprattutto a chi amministra soldi di altri.
m.
Roberto Fumarola
settembre 6th, 2010 at 12:03
41Il commento di Massimo credo sia l’altra faccia della medaglia o forse the dark side of the moon.
Sarebbe bello però avere maggiori visibilità dei casi di successo italiani (ma anche Europei) per evitare poi commenti come il mio precedente, che a fare i nichilisti è fino troppo facile
Una serie di Case history italiane di successo nate e cresciute in questa terra di Navigatori, Inventori e Sognatori.
Magari si riesce anche a rispolverare un po’ di amor patrio. (si l’ho rifatto, alla fine son sempre nichlista… e che ci posso fare?).
Enrico / Capobecchino
settembre 6th, 2010 at 12:06
42@Massimo
l’unica cosa su cui non vogliamo monetizzare è proprio la pubblicità … ti mando una mail o preferisci altri contatti? qui trovi i miei in alternativa http://meemi.com/capobecchino/profile
Massimo Ciociola
settembre 6th, 2010 at 12:06
43@Roberto
hai ragione, bisogna rendere più visibili i casi di successo e dare più credibilità al mercato italiano e far capire che non siamo da meno a nessun altro.
Il punto è garantire a investitori e imprenditori un “environment” giusto non fatto solo di moltiplicativi ed exit ma anche di COME SI FA UN PRODOTTO FATTO BENE ? COME SI FA AD AVERE SUCCESSO CON UN PRODOTTO FATTO BENE ?
Luca
settembre 6th, 2010 at 12:08
44Emergere in Italia è difficile in tutto, semplicemente perché mancano le opportunità. E’ difficile creare progetti web, è difficile diventare scrittori, è difficile fare musica, è tutto difficile.
Ma non è detto che debba essere tutto facile o che altrove è tutto facile.
Io credo che tutto si basi su opportunità che vengono offerte. Da noi sono scarsissime, in altri luoghi più possibili.
Io dico sempre a chi conosco che se i nonni di Frank Sinatra, di Robert De Niro o di Al Pacino solo per dirne tre non avessero lasciato la Sicilia a suo tempo non sarebbero mai diventati quel che sono o sono stati.
Ma la questione di opportunità è ancora peggio nel nostro stesso paese. E’ difficile emergere per un siciliano rispetto ad un milanese. In Sicilia c’è il deserto. A Milano qualche fiore.
Ma nell’insieme io contesto la visione romantica di una grande Italia del passato. Studiando la storia si vede come i geni italiani riconosciuti in patria sono molto rari.
Quasi tutti i nostri grandi navigatori sono partiti da paesi stranieri.
Leonardo ha avuto pace e ricoscimenti solo in Francia. E se proprio dobbiamo parlare di quel periodo unico che è stato il nostro Rinascimento, tutte le opportunità date a quell’abbondanza di geni si deve solo al fatto che i signorotti italiani (identici e bigotti come i nostri politici di oggi) non potendo fare che scaramucce militari fra loro, trovavano la possibilità di primeggiare solo nell’arte.
L’Italia è una causa persa. Lo è sempre stata tranne brevi momenti di luce.
Questa è l’amara realtà.
Enrico / Capobecchino
settembre 6th, 2010 at 12:09
45@massimo @roberto
ma io sono daccordissimo su questo, ma dopo 1 anno e mezzo di sole “chiacchiere” un po te scocci, tutti a dire “bel progetto andrete avanti” ma nessuno che conclude, o almeno ci dice: “ragazzi non siete competitivi” … questa è la mia unica amarezza, poi per il resto sono un Italiano convinto
Angelo
settembre 6th, 2010 at 12:13
46@Massimo & Giorgio: Premetto che sono fra quelli che sono andati via (in realtà, mi ritrovo più nella definizione di Tave, in quanto faccio ancora molto avanti-indietro, lavorando in diversi paesi)…
Due analisi sicuramente molto interessanti le vostre, ma non mi pare di aver sentito nessuno qui dire che non sarebbe felice di sviluppare la propria idea sotto casa, così come tanti (come me, ad esempio) sono totalmente indifferenti al “dove”, e puntano magari alla qualità della vita OLTRE al lavoro, ma io sono vecchio rispetto a voi (doh shit!) quindi magari ho una visione deformata.
Se qualcuno è felice di aver trovato a 19 anni chi crede in lui senza spalare merda o dover dare il … a politicanti e ras locali più o meno legittimati, non vedo perché criticarlo, casomai c’è da essere felici per il suo successo.
Sul fatto poi che si cada… da Andressen in poi (per non andare troppo indietro) ce ne sono tanti di esempi, ma non mi pare sia una motivazione da citare in questo genere di discorsi, salvo a voler sottolineare una certa immodestia dell’articolo iniziale, ma se a 19 anni fossi andato negli usa finanziato da YT… non sarei stato meno immodesto, e voi?
@Massimo: su cose come le tue regole 2 e 3 (sarei curioso di capire da dove viene questa ennesima lista dogmatica) non sono assolutamente d’accordo, le considero proprio parte di quella mentalità che fa’ fuggire la gente dallo stivale.
Concludo (che me lo son già fatto a fette da solo): riuscire in Italia, in Slovenia, sul Kilimangiaro o in fondo al mare, trovare ventures e successo sotto casa o sotto il monte Fuji non è un vero tema per nessuno, ma è un fatto che in alcuni paesi sia necessario spalare (troppa?) merda mentre altrove il terreno sia più “fertile”, e su questo, concedetemelo, non credo ci sia da far polemica.
ah, btw: ottimo consiglio quello di capitalizzare parte dei frutti del successo facendo i VC/funders/seeders/comebelinvolete seri in Italia, è una cosa che penso di fare anche io (appena possibile).
suerte!
Alberto D'Ottavi
settembre 6th, 2010 at 12:21
47Massimo sei sicuro di conoscere bene la storia delle persone che dici? Marietti con Yoox è partito con tre miliardi (di lire) di investimento, tutti sulla carta. Gualandri (ho lavorato in una sua start-up) è arrivato con Virgilio al momento giusto, e con Matrix ha raccolto cifre difficili anche da scrivere. Mauro Del Rio (sono stato tra i primi abbonati alla newsletter di Buongiorno, e poi ho collaborato anche con lui) così come Paolo Barberis sono partiti in altri tempi
Dodici anni fa almeno, forse di più
Ora fammi un esempio simile relativo agli ultimi cinque anni. Dettori e Boni compresi
Sul come si fa un prodotto / viable business gli aspiranti imprenditori italiani hanno lavorato parecchio, creando un mercato forse ancora immaturo ma praticamente dal nulla, dal basso e aiutandosi tra di loro. Non mi sembra altrettanto abbiano fatto gli investitori. Non è colpa loro, come giustamente ricorda Augusto. Però sono loro che dovrebbero fare pressione
Per la storia di Mashape puoi trovare qualche altra info nel mio post linkato sotto la foto
Roberto Fumarola
settembre 6th, 2010 at 12:23
48@Enrico
Per alcuni investitori alcune idee potrebbero non essere così innovative da scommerterci su. Il problema di avere un progetto che riprende ed amplia sistemi già esistenti è anche quello.
Nicola
settembre 6th, 2010 at 12:23
49ammiro il vostro coraggio e la maturità che dimostrate a soli 19 anni…
ho fatto scelte diverse (quella di restare), con “l’aggravante” di rimanere nel sud d’Italia. Certo, oltre venti anni fa, quando avevo anch’io 20 anni, i tempi erano decisamente diversi… internet era solo un progetto militare…
Se avessi oggi la vostra età e la consapevolezza di avere una bella idea, non dico geniale… ma semplicemente bella, beh… probabilmente farei le stesse vostre scelte…
quindi, in bocca al lupo e mostrate a questa Italia cosa si può fare con la meritocrazia. STOP alle raccomandazioni! Hanno affossato l’Italia…
Roberto Fumarola
settembre 6th, 2010 at 12:26
50@Alberto …. che in questo periodo ne sa di queste cose
In effetti quelli citati sono esempi della “prima” infornata di società prima dello scoppio della bolla. In quel periodo era effettivamente più semplice anche in Italia. C’è anche da dire che c’era anche più terreno libero da esplorare e pochi casi di fallimenti dai quali apprendere importanti lezioni (e meno paura!).
Enrico / Capobecchino
settembre 6th, 2010 at 12:26
51@roberto
non lo metto in dubbio, in fondo inventare l’acqua calda è cosa di tutti i giorni, ma se mi dici: “ragazzo ci spiace ma il tuo progetto non ci interessa” è diverso se mi dici: “guarda ti faccio parlare con questo, ti passo il contatto domani … ci risentiamo fra 1 mese perchè il progetto è vincente …” e cose cosi, è frustrante e degradante.
Jacopo
settembre 6th, 2010 at 12:46
52Complimenti ragazzi, vi capisco benissimo, nel mio piccolo ho provato a vivere all’estero e mi è servito tantissimo sia a livello personale sia per vedere come sono diverse le cose fuori dall’Italia! Nessun paese è il paradiso in terra ma basta vedere poche cose (regole che funzionano, infrastrutture, poca burocrazia, sistema meritocratico) per avere la sensazione di una qualità della vita che qui ci sogniamo! peccato, peccato davvero! ho la sensazione che il “sistema” politico è talmente radicato che la volontà e la passione di persone oneste e dotate di buon senso non possa bastare per un vero cambiamento..
www.ilvinauta.it
settembre 6th, 2010 at 12:58
53In bocca al lupo ragazzi.
Da un 20enne coinvolto in una StartUp tutta italiana…
G
Massimo Ciociola
settembre 6th, 2010 at 12:58
54Io (senza presunzione) ho una storia di 12 anni tra mia ex-startups Wireless Solutions, la nuova musiXmatch che mi dice l’assoluto contrario di quello dei ragazzi di mashape :
- i soldi si trovano ma bisogna presentarsi bene
- l’Italia non è gli usa e chiunque faccia benchmarking non ha capito nulla
- chi è partito in Italia ed ha avuto successo aveva un prodotto fatto bene
Parlate tutti di fondi e di soldi, ma bisogna far vedere il prodotto fatto bene, UV che arrivano sul sito, esperienze utenti, siti indicizzati sul seo in maniera da avere traffico da tutto il mondo, apps iphone fatte bene.
IL VERO PROBLEMA E’ CHE MANCA LA CULTURA DEL PRODOTTO IN ITALIA.
Poi i casi assurdi : Liquida.it , stupendo , utilissimo, ottima la UI, ma è solo in italiano. ;-(
La morale qual’è ? un prodotto figo, UI fantastica, tanti UV e gente che usa il prodotto e utilizzato ovunque.
Ma se continuamo a fare prodotti mediocri, dalle pessime interfacce e solo in italiano non troverete chi metta mai dei soldi.
m
Davide 'Folletto' Casali
settembre 6th, 2010 at 13:02
55@Mk: “Il fallimento non è una buona cosa, ma è anche vero che troppa paura di fallire porta all’immobilità.”
Ciò che dici è corretto, e vorrei approfondirlo un istante in più. Il problema del fallimento non è il fallimento in sé, che appunto non è una buona cosa, ma il fatto che il fallimento di per sé dice qualcosa rispetto al passato e non al futuro. Il problema è che in Italia c’è una stigmata che viene apposta su chiunque fallisca. Ed è questo il problema, anche perché porta al terrore di fallire e alla difficoltà di prendere rischi.
Dobbiamo liberarci dalla pressione sociale di questa stigmata e, quando si fallisce, si impari dai propri errori e si ignorino gli altri, perché il fallimento può essere ignorato – male – o può essere preso come occasione di crescita – bene.
@mino: “State umili”
Anche questo è a mio avviso un problema. No, non bisogna stare umili. Bisogna essere umili in tante cose, ma non negli obiettivi! Quando loro dicono “…che vuole rivoluzionare il modo di creare applicazioni web e mobile” significa porsi un obiettivo di quelli che hanno senso. Poi, si deve essere umili nel cercare investitori, nel collaborare con le persone, nel capire che non si è ancora raggiunto l’obiettivo. Insomma, in tante altre cose. Ma è un errore MADORNALE definire un obiettivo piccolo.
Se Google quando nacque avesse detto di voler essere “il motore di ricerca di San Francisco” o se Microsoft avesse pensato che il suo sistema operativo era “l’ideale per i computer amatoriali”, entrambe cose vere ai tempi, non sarebbero dove sono ora, perché non avrebbero inserito il loro modo di pensare nel contesto globale, che è quello fondamentale per competere oggi. Perché se oggi voglio essere “il motore di ricerca di Milano” e fallisco, allora non ho niente. Se voglio essere “il motore di ricerca migliore di Google” e fallisco… beh è molto probabile che in mano ho ancora molto valore, magari divento il motore di ricerca italiano, che è già comunque tanto.
@Giorgio Taverniti: “Sarei in grado di scriverlo al contrario”
Si, ma è una questione di punti di vista. Questo è il loro punto di vista, una delle possibilità, tra l’altro una delle possibilità che mostra dove sono i problemi.
Anche se non avessimo questi problemi ci sarebbe sempre qualcuno che fa altre scelte, ed è molto importante che tutte queste scelte vengano descritte e motivate, perché permettono di fare vedere il ventaglio di possibilità.
L’importante, fondamentale, è non trasformare questo confronto in una guerra, ma creare un circolo virtuoso di discussioni costruttive.
@Massimo Ciociola: “avete fatto GIVE-UP”
Ed ecco invece la trasformazione del confronto in una guerra. Massimo, io non sono d’accordo, per niente. E non perché io abbia fatto certe scelte, o perché tu dici cose fondamentalmente sbagliate.
Ma perché la tua risposta trasforma quello che potrebbe essere un confronto attivo e fantasticamente costruttivo in una guerra.
Il tuo orgoglio e probabilmente quello che stai facendo è fantastico, ma che sia costruttivo ANCHE verso chi ha scelto strade diverse dalla tua.
Non voglio entrare nel merito di quello che dici, perché può essere riassunto con quanto ho già detto, ma una cosa sì, non posso evitare di dirla: “Ma fatelo in silenzio” mi sembra un PESSIMO consiglio, molto negativo e soprattutto mi sembra ancora fortemente sott’intendere che tu sei l’adulto e loro i bambini.
Il che può darsi, perché comunque tutti hanno da imparare. Ma ti prego, trasforma quella frase e tutto il discorso in parole di un padre che vogliono vedere il figlio crescere, e non di parole di un padre che vogliono tenere la figlia chiusa in camera per terrore del mondo fuori.
Siamo costruttivi.
Per favore.
Al tuo elenco di esempi italiani vorrei aggiungerne uno recente quello che ritengo essere uno dei più validi e che ha fatto molto rumore – di quello buono – sia in Italia che all’estero, anche per lo stile che è estremamente in linea con quella che è l’idea di organizzazione del business “leggera” possibile nel web. Per certi versi i nostri personali 37 signals. Ovvero, Balsamiq, grande di obbiettivi e con delle bellissime persone.
Che però… è molto atipico. Però la sua atipicità è trasparente e quindi può essere guardata e studiata e… duplicata da chiunque voglia intraprendere la stessa strada.
Oggi, se dovessi dare un consiglio strategico per giovani italiani, gli direi di studiare attentamente Balsamiq e magari andare a stringere la mano a Peldi (che sperò non mi odierà ora se arriveranno turbe di ragazzi di talento a stringergli la mano).
~
In generale, anche solo in questi commenti, vedo persone di grande esperienza e persone di grande entusiasmo.
Dobbiamo riuscire a fare una cosa rara in Italia, che è forse la mia prima critica al sistema: fare gruppo.
Ci saranno differenze, sì. Ma facciamo che sian differenze costruttive.
Ci saranno ostacoli, si. Ma facciamo che diventino pietre su cui costruire.
Ci saranno attriti, si. Ma facciamo che portino creatività.
E’ una questione di attitudine.
Dobbiamo dare fiducia a noi stessi e agli altri.
Credo che se anche solo le persone che han partecipato a questo post si unissero in qualche modo, già sarebbe un grosso cambiamento.
Uniamoci.
Alberto D'Ottavi
settembre 6th, 2010 at 13:02
56Lol Roberto vero, e con dolore
PS Correggo mistype in cmt precedente, volevo dire Marchetti, ofc
Angelo
settembre 6th, 2010 at 13:09
57@folletto: credo tu abbia posto le migliori fondamenta dalle quali “forkare” la discussione in qualcosa di positivo. Chapeau.
Carlo Licciardi
settembre 6th, 2010 at 13:29
58Grandi ragazzi. Ci vediamo a San Francisco
Nicola
settembre 6th, 2010 at 13:29
59@folletto: sono d’accordo con Angelo… bella idea quella di unirci in qualke modo…
Enrico / Capobecchino
settembre 6th, 2010 at 13:47
60@folletto
daccordissimo con le tue parole … ma sarà fattibile?
Francesco Sullo
settembre 6th, 2010 at 13:52
61Ho co-fondato Passpack nel 2006. A fine 2007, dopo sei mesi di fund-raising i fondi li abbiamo trovati. Ma in parte li abbiamo spesi male.
Quello che ho imparato è che i soldi non servono a molto se non ci sta intorno tutto il resto. Che la gente creda in te o meno, quello che conta è un ecosistema che ti sta intorno e ti fornisce stimoli e strumenti per andare avanti al meglio.
La settimana prossima ho un volo di sola andata per San Francisco. Ma non per le ragioni che esprime questo post. Bensì perché se vuoi fare cinema vai a Hollywood. Passpack ha bisogno di cose che in Italia non siamo riusciti, probabilmente per colpa nostra, ad ottenere. Se ci riusciremo o meno nella valley non lo so. Ci proveremo però senza ritegno.
L’Italia risente di leggi obsolete sul piano formale e di una mentalità poco collaborativa sul piano personale. Qualcuno citava la difficoltà di fare gruppo. Sottoscrivo in pieno. Noi abbiamo avuto soprattutto difficoltà a creare sinergie. Siamo restati soli, isolati. Tranne rari casi, nessun supporto dalla blogosfera o dai “colleghi”. E’ triste ma si può andare avanti lo stesso, come dimostrano le nostre vendite e i ricavi che quasi bilanciano le spese oramai.
Credo che si debba cambiare prima di tutto mentalità. Poi le cose arriveranno. Gli investitori ci sono e cercano con la massima convinzione startup in cui investire. E’ che le startup spesso fanno ridere. Nelle manifestazioni in cui si presentano progetti nuovi, raramente vedo qualcosa che mi stimola l’attenzione. Perlopiù si tratta di idee che hanno zero possibilità di successo. Io non investirei un euro.
Che se poi vai a vedere, i progetti che hanno un senso, in qualche modo i soldi li trovano. Andatevi a guardare il portfolio di dPixel e vi farete un’idea. Mica hanno investito in rosticcerie, no?
Però sono anche d’accordo con quello che dice Davide sul fatto che certe cose si debbano gridare, aggiungerei con arroganza. Perché se vuoi arrivare a 100 devi puntare a 1000. Altrimenti non arriverai neanche a 10.
Davide 'Folletto' Casali
settembre 6th, 2010 at 13:55
62@Enrico: Posso trasformare la tua domanda in qualcosa di attivo e fattibile: tu cosa stai facendo ogni giorno per rendere quella una realtà? Bisogna capire che nessuno è fuori da questo problema, perché tutti lo diamo come status quo, neppure ce ne accorgiamo.
E’ in parte il motivo per cui spesso le persone che vanno all’estero se ne accorgono: nel contrasto figura sfondo diventa evidente.
Quindi, come diceva @mino sopra, umiltà, e cerchiamo di lavorarci giorno per giorno, anche nei dettagli e nelle piccole cose, evidenziando i valori delle persone e lavorando assieme sui problemi. Non è difficile, solo non siamo abituati.
E in questa discussione? Beh, credo che tutti potremmo imparare da un confronto trasparente. L’aiuto delle persone che hanno esperienza per fare crescere chi ne sa meno con consigli, già sarebbe moltissimo. Condividere esperienza pratica e conoscenze, esprimere dubbi e ricevere risposte calme e motivanti, esplicitare i propri fallimenti e dire cosa si è imparato… è già un ottimo inizio.
Enrico / Capobecchino
settembre 6th, 2010 at 13:57
63@folletto
la mia era una provocazione, io credo in quello che dici ed infatti lo faccio ogni giorno con il nostro progetto
Davide 'Folletto' Casali
settembre 6th, 2010 at 14:01
64@Enrico: puoi perdonarmi allora se ti faccio notare una cosa?
Basta provocazioni. Le provocazioni servono a fare guerre, non a unire persone.
Invece: tu cosa consiglieresti di fare? Qual è la tua esperienza? Hai qualche consiglio da dare che potrebbe essere utile a tutti?
Grazie.
Enrico / Capobecchino
settembre 6th, 2010 at 14:09
65@folletto
perdonami ma a volte le “provocazioni” servono anche a stimolare la discussione, sicuramente non era fatta con cattiveria.
quello che posso semplicemente dire dalla mia esperienza è che dovrebbero imparare ad avere “rispetto” delle persone senza discriminazioni e senza nascondersi dietro a frasi tipo: “ma sai quante segnalazioni riceviamo?” … è il loro lavoro.
rispetto perchè frasi del tipo “avete 19 anni” oppure come nel nostro caso: “se sviluppate qualcosa per FB o Twitter vi prendiamo in considerazione” oppure “ci risentiamo fra 2 settimane” … “ah! no, ancora non ho letto ci ribecchiamo” …
se il progetto non ti piace basta dirlo senza dire: “bella idea, avrà successo, ci risentiamo”
avere un interlocutore che ti ascolta per quanto noiosa possa essere la mia prosa (parlo di me stesso) purtroppo io sono uno sviluppatore e non tutti hanno amici che ne capiscono di economia o di marketing.
se mi presento con il mio bel Business Plan dicendo: “signori i vostri soldi non mi servono per lo sviluppo perchè è gia tutto on line e funzionante, mi servono per assumere un commerciale” mi sento dire dopo 3 mesi: “non vi diamo i soldi perchè vi manca una figura commerciale” … non posso neanche dire vi faccio un disegnino per farvi capire a cosa mi servono i vostri soldi, perchè era già una presentazione disegnata.
sono consapevole che i soldi girano ma bisogna anche mettersi dalla parte di chi ha l’idea ed aiutare a sviluppare quest’idea.
noi dal nostro piccolo mondo, oltre portarci la pagnotta a casa con un altro lavoro, sviluppiamo il nostro business, senza soldi è un rischio perchè il tempo è tiranno e sicuramente qualcuno potrebbe rilasciare qualcosa con le nostre stesse idee ma non possiamo far di meglio attualmente, siamo gia al massimo.
e tra l’altro non ho mai nascosto le nostre “idee” sul nostro progetto, avendo paura di esser fregato proprio perchè credo nella condivisione, infatti ogni nuova novità che introduco in meemi, ne discutiamo con gli utenti stessi … e credimi da questo fronte, i risultati mi ripagano un casino in amicizia e conoscenze
Matteo Hsia
settembre 6th, 2010 at 14:11
66La conversazione sta diventando molto interessante e io ho solo tanto da imparare visto che sono da poco in questo mondo..
Però già vedendo diverse cose, la vedo dura unire tutti senza che ognuno abbia interessi personali e molte volte posso vedere anche che ognuno pensa di essere il migliore, quando tutti abbiamo sempre bisogno di imparare… grandi e bambini…..^_^
Roberto Fumarola
settembre 6th, 2010 at 14:40
67@ Enrico
Ho conosciuto il Meemi tramite il tagliablog, l’ho usato poco, lo ammetto, ma sono poco social oriented, ma ho visto delle buone potenzialità nel prodotto. Non tanto (o meglio non solo) per i privati che vogliono un sistema alla twitter ma più completo, ma per le aziende, soprattutto medio/grandi, che abbiano bisogno di condividere informazioni e far relazionare i propri dipendenti su temi specifici… ma anche no.
Il commerciale vi serve per questo genere di clienti b2b?
Se così fosse, sul sito però già manca una parte “commerciale” dove si fa riferimento alla possibilità di utilizzo del sistema in questo modo.
Il miglior commerciale alle volte è il sito stesso e magari ci sono molti potenziali clienti che fanno ricerche di questo genere sui motori per capire se esiste uno strumento di questo tipo.
Penso a BasecampHQ o altri strumenti collaborativi di quel tipo.
Sicuramente alla 37signals avranno dei commerciali o degli account per un certo tipo di clienti di fascia alta, ma per gli altri si affidano agli strumenti on-line.
E poi, da qualche parte avranno cominciato anche loro
Enrico / Capobecchino
settembre 6th, 2010 at 14:44
68@roberto
si diciamo che essendo l’unico a svilupparlo, la moglie è grafica pubblicitaria, il tempo è quello che è dalle 5 alle 7.30 di mattina e dalle 18.30 alle 21 di sera, so che l’interfaccia (intesa come strumento informativo per tutti) è un po ostica, ci abbiamo studiato e ci apprestiamo a sfornare una nuova release a breve che dovrebbe colmare queste lacune
Roberto Fumarola
settembre 6th, 2010 at 14:49
69@Enrico
Date la precedenza allora al sito “promozionale” per il B2B rispetto alle nuove feature, queste ultime vedranno la luce quando ci sarà budget o cmq dopo aver dato la priorità al “commerciale”, no?
Forse siamo OT, sorry a tutti hehe
Enrico / Capobecchino
settembre 6th, 2010 at 14:51
70@roberto
me sa de si
Omar Tringali
settembre 6th, 2010 at 14:51
71Ah!! Ci voleva un post di questo livello, rivoluzionario e che “dice la verita”, senza peli sulla lingua, tutti atteggiamenti e modi di fare estranei alla maggior parte degli italiani, abituati ancora all’assistenzialismo, allo scrocco, o ad aspettare che il lavoro arrivi dal cielo, o magari, ce lo cerchi qualcuno tramite raccomandazione, ecc.
I miei complimenti, concordo in tutto, tranne il fatto che non bisogna avere sensi di colpa, per chi lascia l’italia, soprattutto, ammesso che in futuro ci siano le condizioni per ritornare, se ci si trova d’incanto in un paese straniero, precedentemente scelto, per quale motivo bisogna ritornare? Nessun Dio vi castigherà per questa decisione
luca panzarella
settembre 6th, 2010 at 14:55
72Leggendo i commenti mi stupiscono alcune cose:
- l’astio di Massimo Ciociola. Caro Massimo, alcuni punti delle tue “regole” sono l’esatto opposto di come la penso, e toccano valori importanti per me. Quindi, per favore, non imporre regole. Meglio i consigli.
- scoprire un sottobosco italiano fatto di tanta gente in gamba che invece di scrivere 58 commenti e animarsi come dei dannati per poi tornare tutto nella normalità nei giorni successivi, non si incontra e decide di fare qualcosa. Niente, da questo atteggiamento non ci scrolliamo.
- che esiste ancora una questione “qui” vs “là”. Ci addossiamo le colpe come due fan di squadre opposte. Siamo come gli ultrà da stadio o i politici che ben ci rappresentano.
Il luogo di nascita per me è incidentale, non determinante. Sono nato in Sicilia e, dopo le “prime difficoltà” ho abbandonato. Chi resta e sviluppa un business qui gode della stessa stima professionale che ho nei confronti di chiunque altro.
Pace.
Francesco Sullo
settembre 6th, 2010 at 14:58
73Vorrei aggiungere una cosa che sembra spesso sfuggire ai più.
Noi siamo stati in California da settembre 2009 a gennaio 2010 a fare fund-raising. Vi posso garantire che il modus operandi degli investitori è lo stesso, anzi lì pretendono di più perché di startup su cui potenzialmente investire ce ne sono a bizzeffe.
Ciò che veramente fa la differenza è la quantità.
Nella sola California ci sono migliaia di fondi angels contro i 4-5 presenti in Italia. Per cui è più probabile che si riesca a trovare qualcuno che creda in un business. Qui quando hai fatto il giro dei nostri quattro gatti, hai finito. Ma di chi è la colpa?
dPixel, IAG e qualche altro mica possono caricarsi il peso del mondo. Sono a loro volta delle startup in qualche modo. Devono sopravvivere innanzitutto loro per poter investire in altri. Insomma, come disse una volta Tornatore a proposito dell’Oscar dato a Nuovo Cinema Paradiso: “Sì, lo so che una rondine non fa primavera, ma la rondine che colpa ne ha?”
Il problema, secondo me, è che ci sono poche rondini e la colpa non è delle rondini ma di un paese che non aiuta in alcun modo l’investimento di rischio, cioè non aiuta le rondini a moltiplicarsi.
E lo dico da imprenditore che fatica a trovare i fondi di cui avrebbe bisogno in questo momento. E’ troppo facile sparare a zero contro chi investe fregandosene delle difficoltà che incontra. Dovremmo avere più pazienza ed umiltà, tutti, e guardare agli altri con atteggiamento positivo.
Angelo
settembre 6th, 2010 at 14:59
74@Luca: quoto in toto (belìn che rima)
per l’incontrarsi guarda, io tutte (o quasi) le volte che torno in Italia partecipo ad un *IN, una *table o *group che si ripromette di mettere intorno ad un tavolo ecc… (sostituisci * con una delle tante declinazioni) risultato: diversi conoscenti che diventano amici, pessimi buffet, intrattenimento con risse all’arma bianca (ego spettatore) ma raramente fatti… cmq sono sempre disponibile a partecipare, o ad ospitare qui da me un eventuale “Canarias chapter”
suerte
Massimo Ciociola
settembre 6th, 2010 at 15:00
75ragazzi la parola astio mettiamola da parte, anzi la mia è simpatia.
Ma si sta degenerando con questa storia di San Francisco e del fund raising in america, le mie regole sono suggerimenti dettati da un’esperienza, per di più gli investitori in Italia sono quelli e si parla di mashape come una bella idea ma troppo giovane .
Bello che tutti voi postiate altri problemi/esigenze che avete riscontrato ma sento in tutto quello che dite che manca la base :
- ovvero non è un diritto essere finanziati solo perchè si è giovani e si ha un’idea . Ahimè non è scritto da nessuna parte.
- io spero di aver solleticato i vostri animi facendovi capire che non è trasferendosi a SF che si viene finanziati.
Ma lanciando un prodotto fighissimo.
Io sono uno come voi ma che ha riscontrato il contrario di quello che dice Mashape .
Apriamo un dibattito serio ? su un blog a parte ?
Vi va ?
m
Enrico / Capobecchino
settembre 6th, 2010 at 15:02
76@massimo
perchè no? noi qui abbiamo gia iniziato http://meemi.com/antoleo/2177670/Cosa-ostacola-la-nascita-di-nuove-imprese-in
osky
settembre 6th, 2010 at 15:04
77auguri ragazzi per la vostra attività!
però una cosa, visto che volete rifuggire alle logiche di questo paese, perchè non vi siete ispirati anche in questo post, alla filosofia pragmatica degli americani, raccontandoci in concreto come è andata la vostra storia?
voglio dire invece che quel tono in po’ poetico/politico: “addio italia…”, magari sarebbe stato interessante leggere un: “abbiamo provato qui… abbiamo provato là… ci hanno detto x… ci hanno detto y… pam pam pam…”
ve lo scrivo perchè è una case history interessante che potreste raccontarci in un approfondimento.
in ogni caso, grazie!
ciao, o.
Tagliaerbe
settembre 6th, 2010 at 15:07
78@Massimo Ciociola: ma quale blog a parte!
Ti invito ufficialmente a fare QUI un guest post dove esponi il TUO punto di vista, e te lo pubblico molto volentieri. Vista la distanza fra il tuo punto di vista e quello di Augusto, e vista anche la tua esperienza, potrebbe nascere un bel dibattito e soprattutto bell’arricchimento per tutti i lettori.
(Scrivimi pure a tagliaerbe [at] yahoo [dot] it
)
Roberto Fumarola
settembre 6th, 2010 at 15:08
79Taglia punta ad avere un post da n mila commenti
Fabio
settembre 6th, 2010 at 15:15
80Quante parole giuste e sagge Augusto, sono decisamente impressionato.
E anche un po’ invidioso perche’ a me ci sono voluti 6 anni in piu’ per intraprendere piu’ o meno la stessa strada. E adesso di tornare in Italia dal punto di vista professionale non ci tengo affatto. E per alcuni versi neppure dal lato non professionale…
Come credo sia implicito nel tuo post il problema – che a me fa imbestialire – e’ che noi italiani siamo tutto fuorche’ dei cretini e in molte cose non siamo secondi a nessuno, ma poi in un modo o nell’altro facciamo sempre harakiri, soprattutto quando si pensa all’Italia piuttosto che ai singoli. Che la colpa sia della politica, della societa’, del benessere, o di quello che vuoi non e’ argomento da discutere qua, ma sentir parlare male dell’Italia e parlarne male io stesso in certe circostanze (perche’ quando accendi la tv e vedi un tg italiano non possono che cascarti le braccia), trovo sia (o meglio, dovrebbe essere) immeritato. Se si riuscisse a dare sfogo al potenziale dei giovani (quelli che ancora ne hanno) le cose sarebbero diverse e paradossalmente l’unica speranza che vedo e’ quella di un’ulteriore caduta in basso dell’Italia per mano delle economie emergenti. Forse cosi’ si tornera’ in una situazione simile a quella del secondo dopoguerra in cui gli italiani affamati di successo e di emergere si sono imposti in svariati campi. Se si tornera’ ad una situazione del genere, in cui le motivazioni permeeranno l’agire dei piu’, si dovra’ passare attraverso un processo molto doloroso, che forse al giorno d’oggi non si saprebbe sopportare (ma l’alternativa sarebbe quella di ‘scomparire’).
Tagliaerbe
settembre 6th, 2010 at 15:18
81@Roberto Fumarola: guest post = articolo con la stessa evidenza data a Augusto di Mashape… un commento non ha lo stesso appeal…
Floriano
settembre 6th, 2010 at 15:25
82@folletto Chapeau!
Roberto Fumarola
settembre 6th, 2010 at 15:28
83@Tagliaerbe
Si Taglia, lo so
Visto il risultato generato da questo post, immagino l’altro…
Alessandro Sportelli
settembre 6th, 2010 at 15:45
84Il mio punto di vista è simile a quello di GiorgioTave (continuo a vivere in sud Italia e non ti nego che spesso mi sento sfiancato)… ma ciò che hai scritto è davvero troppo bello e motivante per non esser lodato.
Credo sia necessario coraggio sia per rimanere (e sbattersi ed autofinanziarsi) sia per andare via (e non sapere esattamente cosa ti aspetta).
Mi complimento con voi dato che molti altri non hanno nè voglia di sbattersi nè le palle per andar via. Un certo tipo di “atteggiamento” è la prima fonte di ricchezza materiale e spirituale. Continaute così lasciandovi alle spalle i disfattisti, gli invidiosi incacreniti, i pessimisti per passione…. continuate così che andate forte
Ale
massimo ricci
settembre 6th, 2010 at 15:54
85Quale è l’esatto senso e messaggio della lettera? La mancanza di VC in Italia e quindi l’invito ai giovani imprenditori no-fund ad andare in America? O il raconto ennesimo sul self made man? o la conferma di una gerontocrazia italiana che spinge fuori i migliori? Tutto vero, per carità: Si può benissimo testimoniare la propria storia ma sul senso ed il messaggio veicolato occorre una maturità maggiore, ossia una responsabilità. Questo distingue un imprenditore dal suo messaggio, la responsabilità.e fa si che pensando che la’more per il proprio paese significa 2 cose: amore per gli italiani come comunità e per l’ìitalia come territorio. e l’amore ha i suoi costi ma anche le sue delizie. Se ho colto bene il senso della lettera concludo indicandovi il vero messaggio mancante: fate soldi in america e fondate una VC in Italia. Proprio come quelle che avete trovato voi. Poi felicemente vedremo a quanti giovani italiani darete i vostri soldi per comniciare. Mi pare un augurio di grande respiro
massimo ricci
settembre 6th, 2010 at 15:57
86scritto di fretta, scusate gli errori.in uff non si ha mai la testa davvero libera per postare con esattezza.
Gino
settembre 6th, 2010 at 16:16
87Wow!
Devo dire che ci ho messo un pò a leggere tutto. Ed è stato detto tutto e il contrario di tutto, quindi non mi dilungo oltre però mi preme fare tre cose:
- un in bocca al lupo ad Augusto, perchè un anno fa molti li hanno sfidati (“vediamo dove sarete tra un anno”), e intanto oggi ci sono e sono in piedi. Non importa se qui o li.
- chiedere @Massimo di scrivere della sua storia, i suoi progetti: raccontando le nostre esperienze, ne avremo tutti da guadagnare.
- fare i complimenti al TagliaBlog che riesce a fare traffico senza lavorare grazie ai guest posts!
Gino
Mauro
settembre 6th, 2010 at 16:31
88In Italia come la politica dimostra per fare qualsiasi cosa devi conoscere l’amico dell’amico, connesso con l’amico dell’università, che fa il dipendente presso una società amica di quell’altro, ecc, ecc… In poche parole in Italia c’è il metodo “mafioso” che si basa sui finanziamenti pubblici dove non è l’idea che conta, ma come la si confeziona, perché tutto sta nel prendere i soldi e mantenersi alle spalle di qualcuno, mentre in america contano le idee e le persone.
Roberto Capodieci
settembre 6th, 2010 at 16:36
89Avrei potuto scriverlo io, questo post, molti anni fa. L’Italia è un bel posto per le vacanze. Fine. Triste da dirsi, ma fare business in italia è come nuotare contro corrente in un fiume in piena. Ma una piena di M&#$@… Beh, doppi, tripli, quadrupli complimenti e congratulazioni a coloro che ce la fanno, in Italia, oggi, a fare strada. Le stesse energie, in un altro paese, li porterebbe sulle stelle. Se lavorano con etica, cosa che in Italia ti uccide. Vivo all’estero da ormai 18 anni, con qualche rientro in patria, fatto di tento in tanto. Difende a spada tratta l’Italia chi all’estro c’è stato per una vacanza, nella migliore delle ipotesi, ed è tornato in patria lamentandosi in quanto la pastasciutta, fuori dall’Italia, non la sanno cucinare a modo. In molti mi dicevano “ma dove vai, è qui l’America”. Certo! Facile a dirsi, facile difendere il proprio paese, vivendo nell’ignoranza di come la vita sia in un qualsiasi altro paese “normale”. Ho vissuto 12 anni in USA. Non solo fare business lì è piacevole (in Italia, all’epoca, uccidevano le startup con la MINUMUM TAX, chi se la ricorda?), ma invece di venire ostacolati, si viene aiutati. E’ una questione culturale. E grazie a Dio siamo Italiani. Sappiamo combattere, conquistarci le cose, gestire anche la burocrazia più difficile. Essere Italiano vuol dire avere nella vita una scuola che pochi altri hanno. E all’estero ci aiuta. Ora vivo in un paese del terzo mondo (ora chiamati in via di sviluppo), e devo dire che l’Italia è più indietro, quando si tratta di esercitare una attività commerciale, rispetto a dove mi trovo adesso. Ribadisco, ci vorranno diverse generazioni per cambiare le cose inItalia, supposto che da ora si insegnino i valori di etica ai giovani. Per sopravvivere in Italia, o giochi al gioco imposto dalla cultura, o giochi da solo, e non vai da nessuna parte. E’ romantico vedere che molti difendono l’Italia, e ribadiscono che non è vero che non si può riuscire ad emergere. Concordo. Ma abbiamo una sola vita, e perderla dietro alle chiacchiere non mi va. In Italia tutto va al rilento, ci vogliono mesi per fare cose che in qualsiasi altra parte del mondo si fanno in giorni. E per chi vive in Italia questa sembra la regola, in quanto è sempre attorno a chi in Italia ci vive: costruzioni e restauri che vanno avanti anni, processi che durano decenni, mesi per appuntamenti all’ospedale, etc. In USA incontro il cliente, il giorno stesso mando un’offerta, il giorno dopo un deposito è pagato (non esistono pagamenti a 180 giorni DOPO che il lavoro è finito!), consegno il lavoro nel tempo che veramente ci vuole ad eseguirlo, mi pagano il saldo, e fine. In Italia la stessa cosa richiede mesi. Un esempio per capire l’Italia è un avvocato. Tutti se fate business avete a che fare con un avvocato. Chiedete quante cause aperte ha, quanti cliente sta servendo in una volta sola. Saranno centinaia (se non è un avvocato di grido), ma di media sono migliaia. Un avvocato di qualsiasi altro paese al mondo segue una causa alla volta, o due, massimo 5 se sono complesse. In Italia si lotta per la sopravvivenza, e questo non garantisce la qualità. Purtroppo chi non ha mai vissuto all’estero non capisce gli abusi che vengono perpetrati quotidianamente sui cittadini Italiani. Se la popolazione se ne rendesse conto farebbe una rivolta. O se ne andrebbero tutti in massa.
Saluti dall’Indonesia.
Roberto CX
Uno
settembre 6th, 2010 at 16:48
90La farse corretta è :
UN POPOLO DI POETI DI ARTISTI DI EROI DI SANTI DI PENSATORI DI SCIENZIATI DI NAVIGATORI DI TRASMIGRATORI
e si sottolinea “TRASMIGRATORI”
Mauro
settembre 6th, 2010 at 16:52
91@Roberto Capodieci – hai spiegato esattamente la realtà, poi coloro che vedono positivamente le cose sono coloro che hanno fatto meno fatica degli altri e fanno new economy qui in Italia con “giacca e cravatta”, perché se qui in Italia ti presenti con il look di Steve Jobs (jeans e maglietta) non sei credibile, perché qui in Italia l’abito fa il monaco e i VC in Italia sono legati al metodo italiano, ti finanziano solo perché sei un amico.
Massimo Ciociola
settembre 6th, 2010 at 16:54
92Facciamo così, creiamo un processo costruttivo :
- Ognuno di voi inserisca una lista delle top 5 issues che lo hanno portato ad avere difficoltà di fund raising in Italia
- Cerchiamo di estenderla a tanti altri
- Una volta completata la lista vediamo di coinvolgere VCs e fondi sul tema, faccio io da tramite.
Della serie : “senza aeroporti nè biglietti per SF, vediamo di creare un confronto con i VCs nel nostro paese ”
Vi assicuro che nessuno si permetterà aggredire nessuno, anzi, sapranno cogliere molti spunti .
Sulla base della mia esperienza sottopongo una lista di 5 issues, in ordine di importanza, se vi va usate questa , sennò proponete nuove issues voi :
LE DIFFICOLTA’ NEL FUND RAISING CHE HO AVUTO IN ITALIA :
1) Valutazioni troppo basse. Non voglio dare il 40% della mia azienda all’esterno. Voglio esserne l’azionista più importante. Non voglio capi insomma. Ma Partner.
2)Difficoltà di comprensione dei Term Sheet (il contratto tipidoc di chiusura con un fondo VC o Seed che sia) , ovvero regole e clausole troppo complicate / toste
3) Networking/Conoscenze verso soggetti VCs/Fondi : non conosco di persona questa gente, ho provato a contattarli ma senza successo , non mi hanno risposto.
4) Approcio dei partners del VC e dei mie interlocutori : troppo aggressivi, non capiscono la mia idea, non gli sono piaciuto, etc
5) Per sviluppare la mia idea ci vogliono troppi soldi e me ne hanno proposti pochi per il mio sviluppo . Quindi quantità di denaro.
6) Poca esperienza : mi hanno detto che sono troppo giovane ed ho poca esperienza sul mercato e che non ho avuto altre esperienze imprenditoriali.
7) Difficoltà nel creare il Business Plan : sono un tecnico non una persona con background finanziario (della serie mi ci vuole il commercialista.)
Vediamo di raccogliere dati su questo.
Stanno emergendo N tematiche differenti.
Tutto molto interessante.
massimo
Massimo Ciociola
settembre 6th, 2010 at 16:56
93@Mauro @Roberto : state cadendo in luoghi comuni, ora ci manca solo che citate Berlusconi e Di Pietro.
Cavolate quelle degli abiti e delle giacche e cravatte, ho il sentore che siate entrati nella industry dalla porta sbagliata. Sicuri che eravate nell’ambiente giusto ?
Rispondete al sondaggio e vediamo fuori quello che esce.
Roberto Capodieci
settembre 6th, 2010 at 17:04
94@Mauro: ma il problema sono proprio questi “luoghi comuni” (che purtroppo sono così comuni da apparire normali). Non nego che in Italia si possa riuscire (a mio modo ce l’ho fatta anche io da giovane), ma se ti facessi un’esperienza all’estero.. capiresti. Potrei rispondere a Costanzo (vedi http://www.youtube.com/watch?v=h33pgeq-cpM ) a 40 anni sarò stato talmente deluso dall’Italia, che vivo all’estero… E non sono entrato dalla porta sbagliata, credimi. Sono entrato da quella principale, e sono uscito, piangendo, da quella di servizio. Farei più soldi in Italia che qui, ma mangiare pupù ogni giorno? no grazie!
Mauro
settembre 6th, 2010 at 17:08
95Caro Max non racconto la mia storia perché sarei noioso e non voglio dare lezioni a nessuno, non scrivo il mio nome perché voglio rimanere anonimo e non voglio farmi pubblicità, cosa molto importante, operando in Italia è sempre meglio non esporsi con le proprie idee se non sei in qualche lobby.
Sono uno che come te è nella new economy da più di 10 anni, ha un prodotto di successo e si guadagna da vivere direttamente da Internet senza essere passato da nessuna porta, perché grazie al DIO che ha inventato Internet, quando ho iniziato, i politici e la gente che ama mettere i bastoni tra le ruote era ancora lontana. Ora grazie alle leggi o alla scusa della legalità ci sono “squali” che vogliono guadagnare dalle idee altrui senza muovere un dito.
Quello che consiglio ai giovani in generale è quello di cercare di stare lontani per quanto più è possibile dal mondo del puro business e dei VC ed anche se con ritardo, le idee è meglio strutturarle da soli, perché non contano né i soldi né come si presentano, contano, ripeto… le idee e le persone !!!
Roberto Capodieci
settembre 6th, 2010 at 17:14
96@Massimo: il grande problema che ho trovato in Italia, non solo nella questione angel investors, ma in genere nel condurre business, è principalmente un fattore culturale. L’Italia è una repubblica fondata sulle chiacchiere. Si parla tanto, si fa poco nulla. Prova a lavorare in un ufficio a Singapore. TI viene mal di cuore. Dal punto di vista Italiano sembra di essere l’unico essere umano in mezzo a robot. Ho imparato in USA cosa vuol dire concentrarsi nel lavoro, non distrarsi, etc. Dovrebbero insegnarli fino dall’asilo certi metodi, valori, etc. Alcuni Italiani che hanno avuto la fortuna di frequentare scuole private, dove vengono insegnate cose tipo parlare in pubblico, raggiungere obiettivi, organizzare un lavoro, etc, le danno per scontate certe cose, ma la maggior parte degli italiani vive in uno stato “comatoso” e quando lavora produce il 10% di quello che produce un suo simile in altre parti del mondo. Questa metodologia di vita si applica a tutto, ed è una bella cosa, che rende l’Italia un paese fuori dal comune, e ci fa voler bene in tutto il mondo. Ma quando è il momento di voler far le cose sul serio, ritrovarsi in mezzo a gente che parla per perdere tempo, diventa snervante. Come dice Augusto nel suo post, se gi avessero detto: “non ci interessa il tuo progetto” avrebbero risparmiato il suo tempo, il loro, risparmiato speranze, soldi, etc. Invece il “virus” italiano ti fa dire “ok, lo farò vedere a tizio, caio e sempronio, tra un mese ti chiameremo, etc, etc.” e chi lo dice magari ci crede, ma lo fa soprattutto in quanto ha tempo da perdere, e da far perdere. Se fosse serio, obiettivo, conciso, farebbe muovere tutto il processo molto più velocemente. Se una attitudine positiva diventasse cultura per tutti, l’Italia si rimetterebbe in piedi ed andrebbe alla velocità del resto del mondo. Ma sembra che tutti avanzino, e in Italia si resta fermi nel limbo.
Alberto D'Ottavi
settembre 6th, 2010 at 17:15
97Lol, prima di finire il cmt sotto mi è venuto a trovare un ragazzo che ha letto un mio tip su fuorsquare e voleva uno scambio d’opinioni su una sua idea da sviluppare. Ormai il cmt suona un po’ fuori luogo, ma avendolo scritto lo lascio sotto. In più riprendo la proposta di Massimo sui cinque punti dolenti in un post sul mio blog
–
@Luca, Angelo e di nuovo Massimo: ma questa cosa del “passare dalle parole ai fatti” e di “incontrarsi” è da chiarire. Massimo tu eri ancora in Dada nel 2007, quando il gruppo Netwo ha portato una dozzina di nuove iniziative dell’allora sparuto “web 2.0″ italiano a incontrare Paolo e il resto del mgmt? e’ stato il secondo incontro del genere, e ha dato luogo a una valanga di altre robe. erano solo tre anni fa ma sembrano dieci, perché allora a dire “startup” si veniva guardati come folli, oggi working capital (cioè dpixel che ne cura il deal flow) conta +500 idee presentate, e ogni evento con “startup” nel titolo – che sia un cocktail, un weekend, un barcamp o un convegno – conta centinaia di partecipanti
Forse, come detto prima, mercato ancora immaturo, cioè idee ancora non abbastanza buone, applicazioni ancora non abbastanza killer. però chi ha fatto investimenti di tempo risorse e fatica a saltare su e giù per l’italia per incontrare persone e scambiare idee? questa gente qua. questa è creazione di valore, e il movimento di opinione sull’idea stessa di startup che c’è oggi ne è il risultato
Noi non siamo stati a piangerci addosso: abbiamo fatto e cambiato le cose. Chi / cosa mancava? Mancavano gli imprenditori esperti come voi, chi già ce l’ha fatta, una diffusione aperta delle esperienze da parte dei più esperti
Non è solo Augusto a dire agli investor che se vogliono giocare c’è da mettere un cip sul tavolo un po’ più complesso dell’investimento quando le metriche sono verificate
Massimo Ciociola
settembre 6th, 2010 at 17:18
98@Mauro è un altro luogo comune il tuo , ora vuoi convincerci che se sei bravo meglio solo che mal’ accompagnato ?
Sorry..puzza di vecchio quello che dici e scusami (senza offese ti prego) mi suona tanto di chi non ha ottenuto il successo che voleva e si “rimbocca” le coperte dicendo “almeno io sono uno libero…non ho bisogno di nessuno”.
Io rilancio una provocazione : ma qualcuno di voi un prodotto che usano in almeno 500,000-1 mln persone al mese lo ha mai realizzato ?
Posso dirti una cosa : non esiste la lobby nella ns industry ma il networking, e se pensi che è difficile farlo, beh allora meglio starsene da parte.
Trovatemi un caso di un’azienda finanziata solo per conoscenze, lobby o perchè fondata da un figlio di papà . Voglio un nome.
P.s: Ma voi Jumpy, Ciaweb, Kataweb, ve li ricordate ??????
m.
Roberto Capodieci
settembre 6th, 2010 at 17:19
99ERRATA: il commento settembre 6th, 2010 at 17:04 era @Massimo, non @Mauro.
Enrico / Capobecchino
settembre 6th, 2010 at 17:34
100@massimo
ma io ti faccio una domandina, scusa tanto se io vengo da te come VC (te = esempio) e ti dico: “io ho questo progetto, questa idea ma mi manca ovviamente la parte commerciale, mi manca chi alza il telefono fisicamente non l’idea di come venderla, mi aiuti te con i tuoi soldi ad assumerla?” e tu VC mi rispondi: “senti torna quando hai la persona nel commerciale e ne riparliamo” … secondo te come dovremmo sentirci?
nessuno (o almeno io) metto in dubbio il lavoro di un VC che è quello uguale a tutte le aziende, cioè guadagnare per poter finanziare gli altri e fin qui ci siamo, però è inutile girarci intorno o è un SI o è un NO la risposta.
nel mio esempio se avessi avuto un commerciale, non avevo bisogno di scrivere io un BP, perdere del tempo levato allo sviluppo e dire signori con i vostri soldi mi pago questa persona …
Gino
settembre 6th, 2010 at 17:47
101@Massimo: io aggiungo alla tua lista:
- Difficoltà di pacing dei VC (burocrazia che non si sposa col timing del Biz, troppo lenti a decidere)
- Difficoltà di timing con il VC (troppo presto, non credo funzionerà – troppo tardi: ormai ci sono altri)
Credo che per Mobnotes siano stati questi i punti critici nelle trattazioni (oltre ad alcuni mooolto importanti che hai evidenziato tu…)
Gino
Marco Massara
settembre 6th, 2010 at 18:07
102Complimenti, da imitare ma…
…vi SBAGLIATE di GROSSO proprio sulla nostra storia: la nostra storia è una gran ricchezza, una delle più grandi.
Sarebbero da elencare gli inventori, geni, scrittori, poeti ecc che gli americani ci invidiano. Dante (Medioevo), Giotto, Ferrari, Mattei, Lorenzetti…
bastano?
Adesso è propria la storia che il Potere italiano sta imbavagliando per i suoi interessi da marciapiede. A partire dalla scuola.
Conoscere la propria tradizione, avere qualcuno che la vive adesso, verificarla
personalmente.
Questo tiene e magari un giorno ci vedremo in america brindando anche al passato
Mauro
settembre 6th, 2010 at 18:39
103@massimo
caro massimo io devo per forza di cose pensare vecchio in un paese di vecchi.
Non parlo da uno che non ha ottenuto successo, anzi !!! il mio progetto da qualche milione di utenti unici al mese ce l’ho ed il mio valore aggiunto non sono le chiacchiere, ma ben altro… non ho bisogno di visibilità che ho già ed alla fine anche se un articolo su wired non me lo faranno (e questa è la mia frustrazione
, fa nulla se sembro uno che “non ha ottenuto il successo che voleva e si “rimbocca” le coperte dicendo “almeno io sono uno libero…non ho bisogno di nessuno”” anche perché quello che conta per me è ben altro che le chiacchiere…
Alessandro Valli
settembre 6th, 2010 at 18:52
104Grande Folletto. Bel post e commenti. In bocca al lupo a tutti.
Angel
settembre 6th, 2010 at 19:03
105Un caro saluto da uno che ha investito tanti soldi in idee e start-up. Denaro faticosamente guadagnato durante una vita di lavoro e sacrifici… un saluto da uno che ha creduto in giovani con buone idee… che si sono impegnati, divertiti, hanno viaggiato all’estero, hanno fatto orari assurdi, hanno sognato, ma poi non hanno concluso nulla e i soldi sono finiti… Si si, forse a loro il fallimento servirà… e a me a cosa serve ? Soldi persi, “n” volte, fiducia persa, voglia di riprovarci nessuna… piuttosto mi faccio il giro del mondo dieci volte, investo su me stesso l’unico imprenditore che (iniziando a 23 anni) ha avuto un discreto successo che continua e garantisce il sostentamento a tante famiglie da decenni… Prima di criticare gli investitori prudenti, il sistema bancario, un intero stato e sistema-paese… guardatevi allo specchio… siete proprio voi che state volando.. ma usate i soldi degli altri per sognare, ma chiedetevi se avete davvero i numeri per creare valore per chi crede in voi? create valore reale o create una bolla pronta per essere pagata da un altro investitore più ricco che ne fa’ una bolla ancora più grande?? non ditemi che l’importante è uscire dalla bolla prima che scoppi avendo fatto i soldi.. questo non è economia reale, è fuffa… spesso le startap puntano a questo… frega nulla se è sostenibile, se crea valore, se i conti tornano…basta che qualcuno la paghi bene, iniziare da un sogno e vendere un sogno… ragazzi, mettere il piombo nelle scarpe prima di giocare con il denaro altrui. (Naturalmente non parlo di voi 3, non vi conosco, ma in generale dei tantissimi ragazzi che si lamentano che si investe poco capitale ad altissimo rischio sulle loro favolose idee)
Emil
settembre 6th, 2010 at 19:28
106Ho letto la lettera di Augusto Marietti su Taglia Blog. Il suo post si intitola ‘Lettera aperta all’Italia, investitori e startup’. Lettera appassionata ma a mio modesto avviso non ci siamo.
Premetto che personalmente sono convinto che non solo ognuno ha il diritto, ma anche il dovere, di andare a esprimersi dove trova le migliori opportunità e per Augusto questo luogo pare essere San Francisco. Sono però anche persuaso che il testo di Augusto sia, benché ben scritto e ricco di spunti, privo di un messaggio nuovo, mi spiace ma si rischia di scivolare nella retorica: l’America è meglio dell’Italia, in America puoi fallire in Italia no, in America ti danno i soldi (???) in Italia no ecc. E poi? E quindi? Proposte? Idee? Suggerimenti a parte la fuga “Lasciate l’Italia se l’amate veramente” conclude Augusto ed è a mia visione un messaggio distruttivo e non costruttivo.
Vorrei utilizzare alcuni spunti di Augusto per provare a disegnare un quadro un po’ meno fosco. Intanto in Italia negli ultimi cinque anni molto si è fatto, la stessa cultura imprenditoriale ha fatto passi da gigante, poi non è vero che in Italia non ci sono storie di successo, io stesso ho avuto modo di scriverne, di raccontarle, di conoscerle anche da vicino e ogni giorno ne vedo nascere di nuove potenzialmente pronte a conquistarsi il loro ruolo nel mondo del business senza per forza andare in America (non faccio elenchi in questa sede ma per chi vuole saperne di più posso fornire nomi e cognomi). Poi non posso credere che l’innovazione nasce perché a San Francisco c’è il ‘chaos’ come scrive Augusto: disadattati e barboni nemmeno Milano se li fa mancare, arabi (beh ne sono viva testimonianza), designer e artisti ne è quasi capitale. Scheletri nell’armadio vecchi di 2mila anni, beh, ma anche storia vecchia di 2mila anni, cosa che l’America non ha e della quale sente moltissimo la mancanza. Qualcosa ancora non va come le leggi sull’immigrazione scrive Augusto, sicuro? Solo quello? Vogliamo parlare di sanità pubblica? Giusto per esempio. Con ciò non voglio dire che l’America ha più difetti dell’Italia, ci ho vissuto in America, nel sud della California, ci torno sempre con piacere, mi piace l’America ma non è l’Eldorado, nemmeno per le startup. E insisto Augusto e i suoi hanno fatto bene ad andare in America perché li hanno trovato ciò che cercano, ho anche sviluppato una certa idiosincrasia al termine ‘fuga dei cervelli’ preferendo il più, sempre a mio modesto avviso, opportuno e realista ‘circolazione dei cervelli’.
Insisto però anche sul fatto che in Italia siamo in tanti, tantissimi a impegnarci affinché il Paese migliori su questo fronte, c’è chi ci mette soldi, chi competenze, chi rischia, chi tutto insieme, chi lavora per dare una concreta possibilità ai giovani, anche a quelli di 19 anni, c’è anche chi lavora per unire i due mondi l’Italia e l’America solo apparentemente separati da siderale distanza e perfino chi, benché possa risultare difficile da credere, dall’America è tornato ed è contento.
Va bene tutto, vanno bene le lettere aperte, perfino le denunce, va bene raccontare le proprie storie, ma tutto deve essere supportato da idee e proposte, altrimenti resta solo il grido di dolore per il rammarico di esser stati costretti a partire in cerca di fortuna benché, questa volta, senza la tappa forzata a Ellis Island …
Tagliaerbe
settembre 6th, 2010 at 19:34
107Anche a sostegno di quanto dice Emil, avviso tutti i commentatori che fra poche ore pubblicherò su questo blog l’articolo di un autorevole personaggio che ha una visione diametralmente opposta a quella di Augusto.
Che il dibattito continui
Alberto D'Ottavi
settembre 6th, 2010 at 20:06
108Davide spero non ti dispiaccia se allego qui il link a un’altra mia riflessione sul tema, oltre a quanto già espresso nei commenti: http://infoservi.it/nvnzf
Aspetto con curiosità la prossima puntata
Francesco Sullo
settembre 6th, 2010 at 20:08
109Mah, ho come l’impressione che si dicano tante cose senza sapere di cosa si sta parlando. E questo è, di fondo, il vero problema.
Duc
settembre 6th, 2010 at 20:13
110Congratulazioni, anche io sono un giovane startupper non pronto ancora a chiedere fondi
Stefano "Jimmy3dita" Pepe
settembre 6th, 2010 at 20:21
111In bocca al lupo ragazzi, fa molto “pillola blu-pillola rossa”!
sinzone
settembre 6th, 2010 at 22:08
112Ciao Massimo,
mi fa piacere che hai dedicato tanto del tuo tempo prezioso alle riflessioni di un sognatore 22enne. Ho scritto
questa lettera proprio perche volevo generare emozioni, opinioni e contraddizioni.
Vedi Masssimo non ce’una soluzione universale per tutti, ognuno ha le sue storie, ogni startup e’ diversa, ogni uomo e’ diverso; e’ ovvio che si puo scrivere il contrario
di tutto, infondo sono soltanto parole.
- “L’Italia è scesa al 48esimo posto, per livelli di innovazione…L’Italia è il solo tra i Paesi ad alto reddito a non occupare una
delle prime 40 posizioni” Fonte: http://bit.ly/cUutaS
Poche settimane fa Sergio Marchionne, CEO di FIAT, ha detto una cosa molto importante: “Molto spesso le ragioni del declino sociale ed economico
di un Paese hanno a che fare con cio che non abbiamo saputo o voluto transformare, con l’abitudine di mantenere sempre le
cose come stanno.”(Fonte di Fabrizio Capobianco: http://www.siliconvalleyitalia.com/).
Certe cose bisogna gridarle e non essere timidi, quando sei fidanzato e le cose non vanno inizi a dire alla tua fidanzata che ci sono dei problemi da risolvere, se
non lo fai finisci che dopo un mese vi lasciate o peggio tradite. I VC italiani in realta’ sono dei mezzi eroi che lottano contro il sistema.
Ci sono dei problemi reali (come dici tu, i soldi ci sono, ma…), nello specifico:
- manca la mentalita’ diffusa
- mercato M&A quasi inesistente
- Fondi VC piccoli
- Pochissime IPO
- non ce’ un ecosistema su cui scalare e dividere il rischio
- capitalizzazioni basse
- Governo
- Fondi Pubblici spesi male, perche gestiti da gente non competente
- Poca competizione = Poca innovazione
[Se mi dimostri il contrario, facciamo togliere questo post dal blog]
Poi, sempre come dici tu, (top 5 issues) i term sheets e varie sono inacecettabili, il network non e’ potente, etc…Nel nostro caso specifico abbiamo provato a farlo in italia,
ci abbiamo provato seriamente come tante altre realta’ (ci siamo anche chiusi in uno scantinato di Milano per 9 mesi a programmare, facendo i conti con le nostre economie fragili), ma non ci siamo riusciti, abbiamo fallito. Avremmo fatto GIVE UP, se ci fossimo fermati li e spento tutto.
Come dice (Francesco Sullo) non e’ vero che vai in America e prendi l’investment in 3 settimane. Siamo andati su e giu in America 5 volte, ormai sono piu di 9 mesi che ho vissuto a San Francisco (non ti so dire se e’ una citta’
divertente o noiosa dato che il mio unico divertimento e’ Mashape, in discoteca non mi diverto piu’) e abbiamo preso parecchi no anche li, credo che la differenza l’ha fatta
lo aver continuato, e lo aver continuato ancora fino a quando eravamo rimasti in 3 a dormire e lavorare dentro un motel, mangiando riso, con 2000 dollari in banca (leggere qui: http://bit.ly/cdW8Dr).
Molte volte le persone guardano solo la punta dell’iceberg (perche’ e’ piu facile) senza sapere o ragionare sull’immensita’ di sacrifici che sta sotto.
Premesso che la mia non era una lettera da Mashape, ma una lettera di una persona che ha dovuto lasciare l’Italia se non voleva fallire, non e’ stato facile lasciare il
mio paese. Ho dovuto lasciare tutto (i miei genitori si sono separati quando ero piccolo, e ho conosciuto la sofferenza e la solitudine molto presto) andando incontro al
niente, quendo ero in aereo per SF ho pianto, ho pianto anche quando ho scritto questa lettera, le mio sono lacrime di rabbia. Sono venuto al mondo da madre e padre italiani,
non americani, se mai riusciro’a creare qualcosa di positivo per questo mondo, be’ il mio DNA e’ Italiano, l’italia mi ha creato.
Per risponderti nello specifico:
- Abbiamo gia avuto tantissimi intoppi, e mangiato tanto fango, ormai e’diventata una abitudine. Ancora una volta saro’ felice di sbagliare.
- Sono stato in quei posti, (fin da quando sono piccolo ho avuto la fortuna di viaggiare tantissimo, mio padre quando viaggiava per lavoro mi portava con lui per non
lasciarmi a casa da solo. (L’italia ha 60M di abitanti)
- Non tutti gli under30 fanno grandi cose, me la maggior parte delle piu grosse opere fatte nella storia dell’umanita’ sono fatte da giovani.
- Vengo da Roma, ma a 18 mi sono trasferito a Milano, Marco e Michele sono di Milano, Michele ha 28.
- Conosco tutte le storie che mi hai elencato, e loro sono dei grandi. Il problema e’ proprio li, sono poche, troppo poche da avere ecosistema. Non comparo li Stati Uniti
con l’Italia, ma la Francia.
- A noi ha aiutato proprio il fatto di essere 3 poveri italiani che stavano vivendo come dei barboni pur di rincorerrere il loro obbiettivo. Hanno visto il commitment, troppo facile starsene sul divano ad accettare gli eventi.
- Conosco Standford benino, nel 2008 ho iniziato il mio primo viaggio in SV e ho fatto una settimana di entrepreneurship a Stanford, effettivamente non centra niente con le Uni Italiane (anche questo va cambiato).
- Quando arrivera’ l’insuccesso voglio le critiche, non devono mai essere viste come un nemico. La SV cresce sui feedbacks.
- Mi dispiace ma non posso ignorare. Quando vedo che le cose non funzionano le dico, e continuero’ a farlo fin quando non cambieranno. E un giorno mi adoperero’ anche nella pratica.
- Lo scorso Startup School di YCombinator ho avuto la fortuna/sfortuna di conoscere Mark di Facebook. Non ha spalato niente, si e’ trovato una bomba tra le mani, pensa che non
ha mai fatto un pitch ai VC, erano i VC che piombavano per investire nella allora [TheFacebook].
- Prendere un investimento non e’ un successo ma un punto di partenza, anzi e’ forse un mezzo fallimento perche ancora non hai trovato il modo per farcela da solo (vedi il mitico
PELDI di Balsamiq).
Credo che tu sia una persona in gamba, e nel tuo inconsco hai provato rabbia nel leggere questo articolo, la stessa che ho io nello averlo scritto, questo e’ bene. Sembra che gia desso
stiamo tutti iniziando a cambiare l’Italia un commento alla volta. BTW, piacere di averti conosciuto e ti consiglio vivamente di fare una chiaccherata con Fred Wilson,
ti assicuro che ne vale la pena; se ti va mandami uno SlideDeck di musiXmatch o meglio il prodotto, se credo sia cool, ti introduco personalmente a Fred. [augusto AT mashape.com]
“La determinazione nel conseguire il successo conta piu di qualsiasi altra cosa” – Abraham Lincoln
Cheers,
Augusto
Davide
settembre 6th, 2010 at 22:08
113Anche io ho 19 anni, anche io sono in Italia e anche io sono alla ricerca di finanziatori. Onestamente non ho mai cercato un VC perchè i progetti erano sempre a me accessibili e preferivo lavorare facendo consulenze e auto-finanziarmeli in modo da essere indipendente.
Oggi per la prima volta ho incontato un CV perchè con un amico abbiamo un progetto parecchio grosso, la mia impressione non è stata negativa. Ovviamente non sò ancora dirvi come e se andrà bene, ma per ora mi sembravano interessati. Certo, in Italia è più difficile semplicemente perchè siamo di meno rispetto in questo settore rispetto agli USA, questo richiede un maggiore sforzo ma quando ho cercato di fare una cosa per ora sono sempre riuscito.
Tra qualche mese potrò essere più realistico, per ora posso solo dirvi che l’avere 19 anni non mi ha causato particolari problemi e riesco giornalmente a lavorare con alcuni dei più grossi brand italiani.
Certo è che se fossi in America molte cose sarebberò più facili, il finanziamento non sarebbe di qualche centinaia di miglia di euro ma di qualche milione. O forse sono solo idee create dai libri su GG, APP e YT… solo il tempo me lo potrà dire… certo non approvo ne la semplicità di alcuni che banalizzano la ricerca di un VC ne la difficoltà quasi impossibile di altri… forse troppo offuscati dal sogno americano!
In ogni caso faccio i miei auguri a questi tre ragazzi che come me stanno partendo per una nuova iniziativa, in bocca al lupo!! (e beati voi che avete trovato quelli di YT, noi dobbiamo pensare ancora in piccolo!)
sinzone
settembre 6th, 2010 at 22:14
114@osky… clicca sui credits sotto la foto, ce’ un gran pezzo di storia in quell’articolo!
ciao
Davide 'Folletto' Casali
settembre 6th, 2010 at 22:43
115Prima di tutto, una cosa che ritengo fondamentale. Il problema come ha evidenziato Francesco Sullo non è solo nei VC. I VC sicuramente han la loro parte nella questione, ma è inutile continuare a martellare che il problema sono i VC.
E d’accordo, sarà forse l’unico (davvero? siamo sicuri?) ma Balsamiq ne è la prova: il problema è… tutti. Non un solo pezzo.
—> Assieme all’alzata di critiche deve esserci anche l’alzata del culo dalla sedia.
@Angelo
Partecipare ad eventi non vuole dire “niente” di per sé, ma intendo una cosa particolare. Gli italiani hanno GIA’ la capacità di fare network, molto sviluppata. Il problema è che è al di fuori di qualunque flusso di efficacia. Già solo questo sarebbe uno spunto interessante: probabilmente in Italia funzionerebbero meglio gli HackDay che i BarCamp, non tanto perché funzionerebbero – sarebbe infinitamente più difficile se avete ben inteso cosa sto dicendo – ma gli HackDay *servirebbero* a creare un pezzo della cultura che manca. (so che ce ne son già stati, e infatti son stati ottime idee!).
—> Quindi, idee? Qualcuno che prova a portare avanti questo concetto? HackDays?
@Osky
La domanda la trovo molto interessante, e la rivolgerei a chiunque abbia raggiunto un successo: sarebbe bello sentire le storie con i dettagli, tutti i dettagli. A volte anche quelli che sembrano inutili.
Io ho visto che molte volte nella mia vita i “successi” sembrano arrivare per determinazione o per caso, ma c’è anche un altro elemento che a volte non appare (e che Peldi nell’ultima presentazione a BetterSoftware ha ben evidenziato): ci sono anni di preparazione spesso, la costruzione del network giusto, delle conoscenze necessarie, dell’esperienza. E questi anni possono anche essere fra i 15 e i 18, why not? Però sono spesso la parte determinante della storia… una parte che non viene quasi mai detta.
—> Chi può, dovrebbe condividere i dettagli. Ancora, come fa Peldi: trasparenza massima. Sono le cose che aiutano davvero.
@Mauro
La storia delle conoscenze per scalare per quanto possa essere vera, rischia di nascondere una parte fondamentale. C’è una domanda migliore a mio avviso che si dovrebbe fare.
Perché in Italia si chiama “mafia” e all’estero si chiama “networking”?
La mia parziale risposta per ora è che in Italia tendiamo ad aiutare gli amici, prima delle competenze, e le persone che conosciamo non le facciamo “girare” dove potrebbero portare più beneficio al sistema tutto. Il networking invece significa che le persone si conoscono perché hanno competenze e sono le competenze che girano. E se io non posso avere un vantaggio, non mi tengo una conoscenza per me ma creo il contatto. Questo permette anche alle persone di confrontarsi con il mondo, perché dopo che ho girato un amico due volte e le persone a cui l’ho girato mi dicono “hey, guarda che non è mica bravo” questa banalità comunicativa permette a tutte e 4 le persone coinvolte di avere ottenuto un vantaggio.
Personalmente peraltro trovo ridicolo il termine “opportunismo” come spesso viene usato: se io ho bisogno di te, perché dovrebbe essere un problema se ti chiamo quando ne ho bisogno? Ben venga!
—> Dobbiamo imparare a fare girare contatti, conoscenze, competenze, skill.
Alessandro Mura
settembre 6th, 2010 at 23:45
116Ciao a tutti,
sicuramente un grande pregio di questo post è di aver generato un thread molto interessante e formativo.
Mi riconosco molto nella posizione forse un po’ tagliente ma chiara di Massimo (sarà che siamo coetanei e con percorsi simili).
Mi sembra che per certi versi questa discussione possa essere metaforicamente assimilata ai forumers che si scannano su ViviMilano mentre fanno paragoni tra Milano e New York/Londra.
Non si possono paragonare 2 cose completamente differenti. In Us basta una idea e aprono la valigetta con i soldi? Ok, ma il rischio è di trovarsi 10 prodotti concorrenti simili dopo pochi mesi e il tasso di mortalità delle startup è comunque altissimo.
In Italia occorre applicare lo spirito delle PMI che producono bulloni in Brianza: fare una cosa, farla meglio di tutti gli altri e trovare dei clienti disposti ad acquistarla, in italia e nel resto del mondo.
Ho lanciato la mia startup a ottobre 2009 (dopo altri tentativi meno fortunati negli anni passati, perseveranza e’ la parole chiave dell’imprenditore o aspirante tale) ed ho creduto nel boom di iPhone e poi iPad quando in Italia si parlava ancora solo di suonerie e giochi java (che pure mi hanno dato da mangiare per anni).
Ho lasciato il mio posto da dirigente in cui venivo pagato ‘solo’ per fare riunioni e prendere aerei nel momento peggiore della crisi economica passata (speriamo), mi sono rimesso a studiare giorno e notte e dopo pochi mesi con 2 computer e 2 iphone sono arrivati i Clienti e la cosa piu’ importante per un impresa, ovvero il Fatturato.
E nel momento in cui la tua impresa si sostiene da sola io ritengo si possa andare da un VC senza ansie da prestazione e fare scelte ponderate e senza svendersi.
Quindi, con un po’ di follia, visione, perseveranza e disponibilità al sacrificio si è in grado di far qualcosa anche in Italia. Oltretutto in un paese in cui la maggioranza dei giovani sogna il posto fisso c’è anche poca concorrenza e credo che se ci fossero centinaia di angels/vc avrebbero gli uffici desolatamente vuoti.
Alessandro
nottola
settembre 7th, 2010 at 00:23
117Fabrizio Capobianco, CEO di Funambol, ricollega i pezzi: http://www.siliconvalleyitalia.com/2010/09/litalia-che-vuole-cambiare.html
Daniele
settembre 7th, 2010 at 00:48
118Carissimi complimenti… vediamoci presto a San Francisco
Davide Scialpi
settembre 7th, 2010 at 01:22
119Devo dire, grandi ragazzi!! l’entusiasmo e la soddisfazione dell’essere riusciti a mettere in piedi la vostra idea trasuda palesemente dalle vostre parole..ma non credete di essere arrivati..è solo il primo step..continuate cosi…in ogni caso i miei complimenti!! sentiti!
Avete fatto la scelta migliore..e devo dire che l’Italia vi ha aiutato..proprio non dandovi la possiblità..quindi paradossalmente vi ha aiutato ma ovviamente non è da ringraziare…
magari lì riuscirete a fare le cose come volete ..qui mi dispiace non è possibile…la meritocrazia, il rispetto degli altri, la responsabilità sociale, la voglia di collaborare sono cose che non esistono…il nepotismo, la corruzione, modelli di governance che non prevedono la separazione fra proprietà e controllo, mancanza di cultura manageriale, la cultura del posto fisso, il se freghi gli altri sei un figo e se fallisci sei un coglione, il materialismo ..sono tutti i malanni che caratterizzano il nostro bel paese..sintomo di grande arretratezza.. ma non più vostro.. Negli stati uniti le persone sognano di lavorare in kpmg, accenture, mckinsey..in Italia nelle banche, o nei brand delle grandi e note famiglie…c’è un divario culturale che non è colmabile……siamo indietro..troppo!
Tommaso
settembre 7th, 2010 at 02:26
120Caro Augusto,
a 19 anni ci si innamora.
Tu ti sei innamorato dell’America. Bene. Vivi la tua esperienza in pieno. Goditela.
Tieni presente che nel 99% dei casi poi l’amore finisce.
Io ti auguro che questo tuo colpo di fulmine duri per sempre e che tu ricada nell’1% dei casi, ossia quello in cui l’amore non finisce mai.
Per tutte le altre considerazioni, fate qualcosa che funzioni e fate 2 numeri e vedrete che il resto viene da se.
Buona Fortuna.
Miriano
settembre 7th, 2010 at 04:49
121Ciao
Bellissima lettera. Non ho la tua età anagrafica, ma vivo negli US da nove anni e sono passato attraverso molte situazioni interessanti. Sono a circa 3 ore da San Francisco, se ti metti in contatto possiamo sicuramente fare quattro chiacchiere.
Nel frattempo, in bocca al lupo….
viralavatar
settembre 7th, 2010 at 09:37
122ragazzi io ho una storia simile per certi versi alla vostra.
Si, L’Italia non crede in noi, quando ho aperto la mia piccola agenzia 4 anni fa avevo 23 anni e i clienti mi dicevano “mi fai parlare con il tuo capo?”..
vorrei aggiungere
Lavoro completamente online e quindi i luoghi fisici sono per me più facile da accedere dal momento che posso lavorare da dove voglio.
Sono 4 anni che viaggio e la prossima tappa è Berlino (fra un mese).
andare cavalli da corsa!
thesp0nge
settembre 7th, 2010 at 09:59
123Bhé… di sicuro questa lettera è il thread che ne è nato è la cosa più interessante che io leggo in rete da almeno 3 mesi a questa parte.
Quindi grazie.
Per l’esperienza dei ragazzi mashable.
Per chi li ha criticati.
Per chi li ha incoraggiati.
Per chi ha dato la sua esperienza.
Di sicuro a me leggere tutto questo è servito un sacco.
Ora però faccio una domanda ingenua.
Da quanto ho capito, a parità di idea e soprattutto di execution, il trasferirsi in silicon valley è un passo obbligato per la raccolta di capitali. Questo perché se io vado, con la mia webapp, dagli investor italiani ho poche probabilità di poter far crescere il mio business.
Corretto?
Bene, nel caso io abbia capito bene il problema quello che mi domando è, ha senso scrivere 120+ commenti su “italia sì, italia no”? Perché come dice @Fullo, non ci dedichiamo alla costituzione/consolidamento di un network di startupper e poi ognuno implementi la propria idea nel paese che li torna più consono?
Mi domando, proprio perché io ho molte ancore che mi legano qui, se rimango a Milano per il 90% del mio tempo ma la mia execution è buona le mie probabilità sono comunque 0 a prescindere?
Perdonate l’ingenuità di un newbie del campo.
Cmq, up per le storie di successo. Io mi faccio una pera di mindthebridge.org per l’ispirazione