01set
Postato da Tagliaerbe
Tag: google, penalizzazioni

Questa è la storia di Ryan Abood, che partendo dal tradizionale negozio di fiori di famiglia – e dopo un anno e mezzo di durissimo lavoro – riuscì a creare GourmetGiftBaskets.com, il terzo sito più grande della sua nicchia e fonte dell’80% delle vendite della sua azienda.
Ma un bel giorno Ryan si svegliò e scoprì che Google l’aveva bannato, e che per lui poteva essere la fine.
L’11 Novembre 2008 mi sono svegliato alle 6 e ho fatto una ricerca su Google dal mio telefono, come faccio ogni mattina. Solitamente siamo al primo o al secondo posto per le principali parole chiave del mio settore. Ma quel giorno non eravamo da nessuna parte. Ho aperto il mio notebook, e non eravamo nemmeno nei primi 1.000 risultati. La cosa è successa proprio prima del periodo migliore per noi, quando di solito facciamo il 40-60% del nostro fatturato. E’ stato veramente, veramente devastante.
Non eravamo sicuri di cosa era successo. Di tanto in tanto, Google fa sparire un sito dal suo indice – solo algoritmicamente, se ne dimentica per qualche giorno. Alcuni mi dissero “Hai subito una esclusione temporanea, oppure sei stato penalizzato”.
Chiamai le due società che lavoravano per il posizionamento del mio sito. In passato, io stesso mi ero occupato dell’ottimizzazione sui motori di ricerca, ma poi eravamo cresciuti e quindi mi sono affidato a società esterne per la SEO. Una di queste ammise che aveva comprato link per me, e Google non ammette questa pratica.
Google ha un modulo chiamato “richiesta di re-inclusione”. Non lo chiamiamo il “confessionale” di Google. Nel modulo scrissi: “Questi sono i link che abbiamo comprato, questi sono quelli che NON abbiamo comprato. Sappiamo di aver violato la vostra fiducia, e stiamo prendendo provvedimenti per porvi rimedio”.
In quel periodo spesi un sacco di soldi in pay-per-click. Google ti penalizza sui risultati organici, ma ti permette di acquistare annunci pubblicitari. Nel frattempo, tagliai le scorte di magazzino e mantenni una struttura aziendale snella ed efficiente: alla fine ci costò 2 milioni di dollari in vendite in quell’inverno, e un altro paio di milioni nel 2009.
Prima della penalizzazione, avevamo una presenza nei social media pari a zero. Ci ponevamo nei confronti dei social dicendo “sarebbe bello avere il tempo per farlo”. Oggi, visto che il NON acquistare più link fa parte della nostra strategia aziendale, blogghiamo su qualsiasi cosa. Abbiamo più di 3.200 fan su Facebook. Usiamo Twitter ogni giorno.
A marzo, abbiamo anche preso un manager specializzato in “comparison shopping”, un social media manager e un affiliate marketing manager; e abbiamo anche qualcuno che tiene sotto controllo il nostro portfolio link. Se qualcuno interpreta, erroneamente, che un link è stato comprato, lo togliamo. Non vogliamo rogne.
Fino a quando non è arrivato Google Caffeine, non so che posizione nelle SERP occupavamo dopo aver subito la penalizzazione. Caffeine è stato il nostro “perdono finale”: ora il sito è di nuovo ai vertici del motore di ricerca.
Senza la penalizzazione di Google, non saremmo nemmeno lontanamente dove siamo ora. Hai 2 scelte: puoi capottare e morire, oppure puoi crescere superando gli ostacoli.
Liberamente tradotto da “How Google Cost Me $4 Million“.
20 Risposte
Paki
settembre 1st, 2010 at 00:27
1Della serie “La verità è sempre la cosa migliore da dire…” xD
Diego
settembre 1st, 2010 at 00:32
2Personalmente, il “dover” essere legati a Google a tal punto da subire ingenti danni economici… beh… rattrista molto
Poi possiamo anche parlare del “ma le regole vanno seguite altrimenti vieni bannato”, ecc ecc… resta il fatto che nel bene o nel male Google FA mercato e come tale fa il bello e il cattivo tempo.
E questo… per l’appunto… rattrista molto.
Giuseppe D'Elia
settembre 1st, 2010 at 00:37
3purtroppo viviamo in un modo in cui se non lo dice google non sei uno bravo…. ^_^”
Roberto
settembre 1st, 2010 at 00:47
4E’ il motivo per cui faccio il tifo per Bing o chi per lui. Se per un motivo qualsiasi non sei più su Google, non esisti più.
Maurizio
settembre 1st, 2010 at 00:58
5La morale di questa storia è: Non far dipendere il 100% del tuo business da un unico servizio. Diversifica, sperimenta, innova!
Marco Costanzo
settembre 1st, 2010 at 08:34
6In realtà il dato interessante e mancante è sapere anche quanto questa azienda ha guadagnato grazie a Google negli anni.
La lezione comunque non deve essere sottovalutata e l’articolo evidenzia i vantaggi ed i problemi del monopolio di fatto del gigante di Mountain View. Speriamo sempre che lo slogan “Don’t Be Evil” diventi qualcosa di verificabile…
Marco Costanzo
webgrafica
settembre 1st, 2010 at 08:36
7Porto la mia testimonianza. Due anni fa gogle mi penalizzò. Panico allo stato puro. C’è voluto un anno prima che google mi reicludesse nel suo database.
Sono stato vicino al tracollo economico, ma fortunatamente non ho mollato. Dipendere così tanto da un solo motore di ricerca è terribile e ingiusto!
Spero sempre che spunti un nuovo motore all’altezza di google, ma al momento non ne vedo all’orizzonte.
Andreanur
settembre 1st, 2010 at 09:33
8E’ vero anche il rovescio della medaglia però. Nel senso che sì Google ci tiene sotto una campana di vetro e ci “sottomette” alle sue angherie, ma vediamola anche dall’altro lato. Quanto ci fa guadagnare? Per riportarci al post, se il mercato online lo aveva portato a fare l’80% del suo fatturato dal web, un minimo di merito non sarà anche di Google!?
Alfonso
settembre 1st, 2010 at 09:42
9Sono daccordo sia con quanto scritto da Maurizio, che con le conclusioni di Ryan Abood circa la necessità di diversificare le modalità di visibilità, che un sito dovrebbe adottare, vanno bene le attività di SEO e SEM, tra l’altro andrebbero adottate anche con altri motori di ricerca quali Yahoo o lo stesso Bing, ma non dovrebbero essere le uniche cose per avere visibilità on-line, i SN, un Blog aziendale ecc. sono strumenti che se ben usati possono portare uguale se non maggiore visibilità senza arrivare a dipendere da nessuno.
Anche perchè qui non si tratta del monopolio di Google, perchè potremmo avere quello di Yahoo o di Bing, o addirittura dei duopoli o dei cartelli così come si sono avuti tra aziende farmaceutiche, petrolifere o produttori di tabacchi, piuttosto trovando delle alternative, codesti signori capirebbero che il loro cappio (anche se si tratta di regole note e assolutamente condivisibili, per chi fa questo mestiere) dovrebbero tenerlo ben lontani o quantomeno pensarci su due volte prima di stringerlo intorno al collo di chicchesia.
Andrea Pilotti
settembre 1st, 2010 at 09:45
10La verità è che siamo legati mani e piedi a Google, a meno che non si riesca a fare un lavoro diverso, molto difficile, ma che porta alla semi indipendenza da google, cioè riuscire a creare una community forte che ruoti intorno al nostro progetto web.
Se cerchiamo di fidelizzare le persone che entrano nel nostro sito, nell’arco di qualche anno, potremmo essere molto più autonomi da Google, perche gli utenti torneranno spontaneamente nel nostro sito.
Gianluca M
settembre 1st, 2010 at 10:00
11Se non erro una storia analoga, ma per società Usa di vendita scarpe l’ho letto su un libro dedicato a Google due anni fa.
Google:dalle stelle alle stalle.
Matteo Hsia
settembre 1st, 2010 at 11:25
12Che bella Storia…ricorda qualcosa……:p
un passante
settembre 1st, 2010 at 11:58
13Storia a lieto fine… comunque:
nell’HTML di questa pagina la codifica
un passante
settembre 1st, 2010 at 11:59
14dicevo
codifica dichiarata iso-8859-1, caratteri UTF-8.
fix it
Olek10
settembre 1st, 2010 at 12:28
15Non commento l’articolo poichè ce ne sarebbe da dire, ma da quando leggo il tagliablog, per carità, solo 1 anno..
, direi che questo è l’articolo che ho letto con più piacere, poichè rappresenta una storia, ancor prima che un elaborato tecnico…
Grande Taglia, mi ricollegherei in tal senso al “Be Hungry, Be Foolish” di qualche settimana fa sul public speech firmato Steve Jobs!
ciao!
Syncro System
settembre 1st, 2010 at 14:37
16Il rapporto costi/benefici di Google è veramente notevole, e si può capire che una volta trovato come sfruttare il canale giusto, Mr. Abood si sia un po’ seduto. Il senso è tutto nelle ultime due frasi: bisogna sempre avere alternative, non si può fare affidamento su un unico canale di vendita, su un unico cliente o prodotto. Più sono i tavoli dove si gioca minore le possibilità che una perdita ti metta a terra.
Questo vale per qualsiasi business, online o offiline.
A provare cose nuove si rischia, ma si rischia di più a non farlo.
Complimenti Davide per il blog: trovo sempre da imparare!
Ciao!
pecciola
settembre 1st, 2010 at 15:53
17storia che mette tristezza semplicemente per il fatto che Google, volendo, può disporre a piacimento delle sorti degli altri. In tal caso c’erano delle motivazioni alla base della penalizzazione, ma mi vengono in mente centinaia di casi di bannati da adsense senza motivo alcuno. E non mi venite a dire che esistono altre validissime forme di guadagno oltre adsense…
Mik
settembre 1st, 2010 at 16:50
18Non so come un SEO possa individuare a colpo sicuro una sola possibile causa di penalizzazione e se ne stia per un anno e mezzo ad attendere, magari non era quella.
Poi non è credibile che 3200 fan + 2000 follower (da cui togliere chi è presente su entrambi) possano essere tanti rispetto ad un business da 2.6 milioni l’anno.
E’ una di quelle favole acchiappa buzz, riprende tutti i luoghi comuni in voga, e c’è il lieto fine con il buono che vince.
Commovente.
Luca
settembre 1st, 2010 at 19:06
19Appena stamattina ho venduto un link su uno dei sistemi di compravendita. Quando ho visto chi lo comprava non ci credevo quasi: Uno dei più grandi siti del turismo mondiale.
Alla faccia delle regole per il webmaster di Google.
Alb3rt1
settembre 1st, 2010 at 20:59
20Quoto Mik assolutamente non credibile…
Wow è arrivato Caffeine il paladino del web, ma dai!!!
4millioni di dollari di perdite? Con 10$ registrava un nuovo dominio e con un pò di seo si sarebbe posizionato bene lo stesso con dei buoni contenuti.
RSS dei commenti per questo post · TrackBack URI
Lascia un commento
post recenti
commenti recenti
connettiti col tagliaerbe
L'autore di questo blog e' Davide "Tagliaerbe" Pozzi. Dal 1995 si occupa a tempo pieno di Internet, e i suoi interessi attuali spaziano nei campi del:
Il TagliaBlog (P.I. 02914290123) è realizzato su WordPress - Il tema di base è BloggingPro, modificato da Mirko D'Isidoro di Blographik.it