Il mio post “contro” l’editoriale di Riccardo Luna di 4 settimane fa ha sollevato un discreto polverone, 128 commenti (fino a questo momento) ed è finito pure dentro Wired (intendo dire proprio la rivista cartacea, non il sito web) di questo mese.

Il post del TagliaBlog citato su Wired di Agosto 2010

Da buon polemico quale sono :-) non posso però ritenermi soddisfatto della risposta di Luna, il quale liquida il mio articoletto con un “hai ragione anche tu in fondo”.

Mi pare infatti sia un po’ difficile conciliare la mia posizione di “estremo realismo” (attenzione, NON si tratta di pessimismo) con quella di “estremo ottimismo” del direttore di Wired: lui guarda sempre ‘sto bicchiere mezzo pieno (anzi, diciamo che è pieno giusto per un dito) e io invece guardo, sconsolato, alla bevanda che non c’è.

E, voglio precisarlo, non è che non ci sia da bere per me, che mi disseto all’oasi dell’Internet nostrana da più di 15 anni, ma non c’è da bere per tanti amici e conoscenti che sono crepati (o stanno schiattando proprio ora, mentre scrivo questo pezzo) in mezzo al deserto.

Per quanto mi è stato possibile ho sempre cercato di aiutarli, di fornire loro dritte e consigli, ma non posso né assumerli (non ho una azienda mia), né fornire scialuppe di salvataggio (email, numeri di telefono e contatti “pesanti”) a tutti quanti me ne domandano: in altre parole, crisi o non crisi, non c’è abbastanza acqua per dissetare tutti.

Non vorrei iniziare col solito tormentone, ma credo sia il caso di essere, ancora una volta, più realisti che ottimisti, anche se la verità può fare molto male. La verità è che, pur con tutta la buona volontà e l’impegno che puoi metterci, pur con tutte le attitudini che puoi avere, potresti non riuscire a combinare una beata mazza sul web italiano.

Potresti provarci, fallire, e quindi uscire dal giro per sempre (anche per via dell’italico concetto secondo cui il fallimento equivale ad essere bollato come un perdente per il resto dei tuoi giorni, e non all’aver avuto il coraggio di rischiare).

Potresti rimanere un bravissimo precario sottopagato, che lavora 12 ore al giorno in un sottoscala, per tutta la vita, con il miraggio di un aumento di stipendio o di una quotazione in borsa (che non avverrà mai).

Oppure potresti tirare i remi in barca perché hai moglie e figli, e non puoi più permetterti di osare.

Per concludere: rischia, buttati nella mischia, giocati tutte le tue carte. Soprattutto se sei giovane, se non hai nulla da perdere, scommetti sul tuo sogno e sulla tua passione. Ma con la consapevolezza morandiana che “uno su 1.000 ce la fa”, e tu potresti essere fra gli altri 999.

Post correlati: