Mobnotes, il “Foursquare italiano”

Mobnotes

Esattamente una settimana fa parlavo della consacrazione di Foursquare a “nuovo Re dei Social Media”; nell’articolo, mi chiedevo anche per quale motivo la creatura di Dennis Crowley sia oggetto delle attenzioni morbose dei media, mentre altri servizi più o meno simili sembra siano stati completamente dimenticati/accantonati.

Tanto più che alcuni di questi location-based social network sono nati addirittura prima di 4sq, e possono vantare una base utenti di tutto rispetto.

Un esempio su tutti? Mobnotes. 100.000 utenti. App per iPhone nuova di zecca. E soprattutto servizio completamente made in Italy!

Ho quindi contattato Gino Micacchi, Fondatore, CTO e Business Development Manager di Mobnotes, e mi sono fatto raccontare una bellissima storia: quella della sua idea, del suo sogno, del suo “Foursquare italiano”.

La Genesi

Non è che l’idea ci sia venuta fuori dal cilindro.
L’idea c’era già, prima del prodotto, del nome, era li da anni. Dagli anni dell’università. Qualcuno ci aveva anche guardato con sospetto, come se il GPS fosse uno strumento da guerra fredda (o del golfo). Ma chi mai lo avrebbe usato per far sapere agli amici dove sei? Narcisismo in cambio di zero privacy, impossibile secondo alcuni che un giorno le persone avrebbero usato il web per sbatterci pubblicamente tutta la loro vita, vera o presunta.
Negli anni l’idea ha preso forma, altre esperienze l’hanno plasmata. Poi le condizioni al contorno, le persone giuste, la metafora del post-it sulla mappa. Siamo partiti.

Il sogno americano

Come ogni buona startup, la nostra avventura inizia con l’immancabile dilemma: restare in Italia o tentare lo sbarco nella terra dei sogni (americani)?
L’opportunità è arrivata con la selezione per il TechCrunch 50 di San Francisco, nel settembre 2008. Mobnotes allora era ancora un prototipo, eravamo già dedicati al 100% percento al suo sviluppo, ma sicuramente mancava ancora tanto per poterlo definire un “prodotto”. Da luglio, quando abbiamo avuto la notizia di essere stati selezionati, abbiamo passato tutta l’estate a lavorare febbrilmente. Finalmente al TechCrunch saremmo usciti allo scoperto, il mondo avrebbe saputo di Mobnotes, anche se allora esisteva solo il sito web e un sito mobile. Ma c’era l’idea. E quella era l’evento e il luogo dove far diventare quell’idea qualcosa di concreto.

L’impatto è stato… “didattico”. Certo, eravamo i primi (e gli unici) italiani al TC50, ma ci siamo subito resi conto di una cosa: eravamo “guest”, ma non certamente “guest star”.
Perché li c’è “Sistema”. Chi ha letto il libro di Saviano potrebbe fare una riflessione amara sull’uso di questa parola… Ma in effetti, di “Sistema” si trattava: chi fa impresa in Silicon Valley lo fa in un contesto organico, un ecosistema, parti e, se sei tanto sfigato da non avere già capitali, hai almeno un Advisory Board di quelli tosti, che ti apre molte porte. Servono “amici” li… ma noi non eravamo nel club.
E’ finita l’epoca dei due-ragazzi-e-un-garage, in Silicon Valley hanno davvero ingegnerizzato la creazione di start-ups.
Abbiamo imparato molto da quell’esperienza, abbiamo comunque avuto subito degli appuntamenti con dei VC, poi però dopo pochi giorni il crack della Lehman Brothers ha congelato tutto. Fortuna, eh?

Back in Italy

In Italia non è che non ci siano capitali. Quello che manca è la propensione al rischio. E gli operatori in grado di finanziare un progetto come il nostro si contano sulle dita della mano. E vogliono tanto, troppo. Alla fine però è un’azienda tradizionalissima, un gruppo editoriale capitanato però da una persona illuminata, a fare il passo: ad Aprile 2009 Mobnotes riceve il suo primo finanziamento. Spiccioli rispetto a quello che si legge in giro quando si parla di VC e investimenti high-tech, ma sufficienti a restare in piedi e ad arrivare al nostro primo traguardo.

Il Boom

Agosto 2009, finalmente l’app iphone è pronta. Ci è voluto più del previsto, intanto avevamo già fuori le app per Nokia… ma con l’iPhone è cambiato tutto. La fortuna o il tempismo (quanti rilasciano un’app ad agosto?), Mobnotes balza in testa a tutte le classifiche. Primi nella categoria Social Network, prima di Facebook. Primi nei top downloads… la gente è in vacanza e vuole conoscere il suo vicino di ombrellone. Noi intanto a lavorare per ottimizzare i server, a ferragosto al mare col PC in mano a controllare le slow queries. Non ce l’aspettavamo, è il caso di dirlo. L’applicazione però è nella sua prima release, qualche problemuccio c’è, corriamo subito ai ripari. Ma intanto gli utenti crescono, a dicembre siamo a quota 80.000, oltre le più rosee aspettative.

La “sana” competizione

Fine 2009, su siti d’oltre oceano si inizia a parlare di un paio di nomi oggi abbastanza noti. Un competitor prende un gettone da 1,35mil di dollari, l’altro addirittura fa jackpot, 8milioni e rotti. La notizia di competitors così ben finanziati ci conforta: la direzione è quella giusta, e anche la nostra valutazione sale (a livello teorico), visto che al momento del fund raising noi avevamo molti più utenti dei compari americani. Il nostro territorio di competizione rimaneva l’Europa, dove tutto sommato si gareggiava ancora ad armi pari, con startup francesi e inglesi con numeri e ambizioni simili.
Non avevamo fatto i conti però con il “Sistema” americano, che inizia a spingere in modo ossessivo i cloni transgenici d’oltreoceano, si arriva fino ad avere 6-7 news su 10 al giorno dedicate a loro. Su TechCrunch se cercate il nome di uno dei due suddetti si arriva addirittura a quasi 9.000 risultati. Impressionante. C’è chi ironizza, ormai tutto fa news… Ma intanto complimenti a loro per l’incredibile lavoro di PR che hanno fatto.
Il caso estremo arriva qualche giorno fa. Il fondatore di Rummble (UK) si lamenta perché la stampa inglese fa l’inchino alla concorrenza, la accusa di non essere abbastanza “nazionalista”. Qui in Italia non va meglio, Mobnotes non fa e non ha fatto notizia, però i principali media iniziano a battere le news che arrivano dagli Stati Uniti, il copia & incolla più traduttore di google sono più autorevoli della prova che qualcosa di simile c’è già in casa e da più tempo.

La Caccia al Tesoro

Dicembre 2009, avevamo raggiunto e superato tutti gli obiettivi che ci eravamo dati. Eravamo pronti a ricevere un secondo investimento dal gruppo editoriale, ma qualcosa va storto. A una settimana dalla scadenza dell’opzione a loro riservata, ritrattano, scompaiono, ci annichiliscono. Un Natale coi fiocchi.
Siamo di nuovo in campo, a cercare investitori nel momento in cui dovremmo spingere il prodotto e difendere la nostra leadership in Italia. 6 mesi in cui abbiamo incontrato investitori indecisi, improbabili, troppo-piccoli o troppo-grandi o troppo-lenti, buffoni e pagliacci. Pochi i seri.
E poi il Sistema che manca. In due anni e più di vita da startup, gli unici che hanno provato a fare qualcosa per mettere insieme idee e persone in modo disinteressato sono stati i singoli e associazioni d’oltreoceano (sic!) come BAIA.
Gli italiani sono troppo impegnati nell’individualismo.
Ma non tutti i mali vengono per nuocere. I grandi, giganteschi riflettori puntati sul tema geo&social illuminano anche noi, le agenzie iniziano a chiedere, gli investitori pentiti tornano indietro, gli amici finalmente capiscono cosa c..o hai fatto per 2 anni e mezzo.

Siamo ancora qui…

Mi sono fermato a rileggere. Siamo ancora qui! Tutto sommato abbiamo retto a tanti terremoti (il prossimo previsto: Facebook che entra nel social geo). Ma siamo in piedi.
I fondi non sono ancora arrivati, ma ci saranno presto. La community continua a crescere anche senza che se ne parli in giro. E poi la nuova app, Mobnotes 2.0.



Nuova GUI, nuove funzionalità, più multimedia. “Mappocentrica”, basata sulle persone (“io sono i luoghi che frequento”). E poi i tools per il geo mktg, per i partners e per i brands.
Tra poco le API… c’è ancora tanto da fare, ma siamo ancora qui! Se farmi i complimenti da solo può sembrare troppo autoreferenziale, allora li faccio a Christian e Luca che con me hanno condiviso tutto questo. Bravi!

Diamo i Numeri

Ci chiedono numeri e noi li diamo. Numeri da circo! 3 persone, 100.000 utenti, funding di 150.000 euro. (Gowalla: 18 persone, 250.000 utenti, 10,4mil dollari).
Mobnotes è ovviamente diverso dai competitors, ha la sua identità, ha il suo target, ma siamo ancora in una fase da early adopters, un design dominante non c’è ancora, e non è detto che il modello “social-gaming” vinca sul modello “social-sharing” che proponiamo oggi.
Ma come spiegarlo agli investitori? Anche le metriche sono diverse. La domanda è sempre la stessa: quanti check-in al giorno? Ma… noi non abbiamo i check-in! Alla fine ci siamo arresi e ora il geo-status su Mobnotes si chiama “check-in”… ma i nostri numeri sono diversi; chi usa Mobnotes vuole comunicare con le persone intorno. Noi creiamo “local conversations”, tra conversazioni private e pubbliche contiamo 200.000 messaggi al mese.

Grafico delle conversazioni di Mobnotes

Chi paragona Mobnotes ai competitors non si accorge che li non c’è conversazione, gli utenti non hanno tools per comunicare… La mia idea è che il nostro modello basato sulla socialità sia più duraturo, rispetto a quello basato su badge e punti. E il tempo speso sulla piattaforma è più importante del numero di check-in per chi vuole fare geo-marketing.

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65 Comments

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  58. Alessio 13 luglio 2010
  59. Giulio Ardoino 13 luglio 2010
  60. Rizomagosophicus 16 luglio 2010
  61. letlive 5 ottobre 2010
  62. Tagliaerbe 7 marzo 2011
  63. Claudio De Paolo 7 marzo 2011
  64. elettra 5 dicembre 2011
  65. Roberto Scano 10 maggio 2014

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