
Un quotidiano italiano ha pubblicato giovedì un’anteprima mondiale su un servizio che, almeno negli intenti, potrà cambiare le sorti dell’editoria online.
Repubblica.it ha infatti divulgato 4 giorni fa uno scoop secondo il quale Google si appresta a lanciare Newspass, “un sistema di pagamento integrato con la ricerca che consentirà agli utenti di acquistare con un solo click e agli editori di utilizzare un’infrastruttura unica per web, mobile e tablet per monetizzare i propri contenuti.”
Zambardino (che, a dire il vero, la butta principalmente sull’antagonismo fra Apple e Google) pone l’accento sul fatto che con Newspass sarà possibile acquistare il singolo contenuto, cosa che sposta il concetto murdocchiano da “mi abbono ad un giornale online” a quello di “compro solo il contenuto che mi interessa”.
Occhio però a questo delicato passaggio: abbonarsi ad un giornale (online o offline) significa averlo letto, conosciuto ed apprezzato per diverso tempo. Significa condividere la linea editoriale, il punto di vista, l’idealogia politica. Significa sapere, bene o male, che quello che ci troverò dentro combacia con quello che mi piace leggere.
Se invece compro il singolo contenuto? Sollevai il tema oltre 2 anni fa, visto che già allora iniziavano a spuntare i primi timidi tentativi di vendita di “Premium Post”. E non credo che oggi i dubbi e le domande che scaturirono da quel vecchio articoletto possano dirsi risolti.
Provo a riproporli:
• title e abstract: se devo acquistare un contenuto, bisogna però che riesca anche ad “assaggiarlo”. Come funzionerà con Newspass? avrò accesso al titolo e a un pezzetto dell’articolo, scritto in modo che mi invogli a leggere il resto? potrò conoscere qualche dettaglio in più (tipo numero di battute, numero di immagini e/o di video inclusi) su quello che andrò ad acquistare? e se invece il pezzo acquistato è deludente, avrò il “diritto di recesso”?
• il prezzo: qual’è il prezzo giusto per il singolo contenuto? pochi centesimi di euro? o, per ambiti molto circoscritti, potrà superare anche quello di un intero quotidiano?
• la metodologia di pagamento: Newspass si baserà (ovviamente) su Google Checkout. Il che significa che, per poter acquistare i contenuti, si dovranno inserire le proprie credenziali (=carta di credito) all’interno di quella piattaforma. Quanto sarà limitante questo vincolo? non è forse più semplice tariffare i micropagamenti via SMS?
La problematiche non sono affatto banali, e c’è da scommettere che ogni editore sfodererà modelli di business con sfumature diverse. Un esempio su tutti? Il Sole 24 Ore ha introdotto di recente il “limite di lettura” di 20 articoli al mese, superati i quali viene suggerito l’acquisto di un account Pro (mensile o annuale, pagabile con carta di credito o PayPal).
E la lato piattaforma, si sta muovendo qualcun altro? Certo che sì. Scavando nella memoria (e fra i link che conservo…), ti segnalo questa video-intervista di qualche settimana fa, dove 2 notissimi imprenditori dell’Internet nostrana (Dettori e Piol, quest’ultimo nelle vesti di presidente di FedoWEB), dal minuto 21:00 del video accennano proprio alla messa in cantiere di una nuova piattaforma per i contenuti a pagamento!
I tempi, per gli editori, sembrano maturi. Ma per i lettori?
12 Risposte
Mik
giugno 21st, 2010 at 00:40
1Che sia la volta buona?
Se dietro c’è Google, e lo farà bene, io credo di si.
Interessante sarebbe se integrasse la piattaforma in Google Reader, rendendolo un grande marketplace dell’informazione, gratuita e non.
Mauro G. Meli
giugno 21st, 2010 at 00:58
2Mah .. Non penso che l’acquisto del singolo articolo sia interessante, soprattutto per i lettori che secondo me sono la parte che Gooogle tenderà a tutelare. Secondo me Google, che fornisce link a diversi articoli di diversi editori, proporrà di pagare per un “tot” di articoli, indipendentemente dal fornitore del contenuto. Sará poi il lettore che sceglierà di acquistare da una fonte piuttosto che da un”altra e Google rigirerà royalties …
Almeno penso che questo sia il business model corretto …
andres
giugno 21st, 2010 at 10:23
3In generale penso sia interessante, certo ci vorrà del tempo, quello che mi preoccupa un pò è il lato tecnico, come faranno a coniugare la cosa con il motore di ricerca, con l’indicizzazione…
bizbiz
giugno 21st, 2010 at 10:28
4Penso che google dovrà mantenere la qualità delle sue serp, senza cercare di inserirvi a forza gli articoli a pagamento. Interessante sarebbe la possibilità di votare il contenuto da parte dei lettori paganti, in modo da esporre poi il voto medio in SERP, diminuendo l’ansia di fare un cattivo acquisto. Sono d’ accordo con Mauro Meli: l’ utente verserà un Tot di credito per poi utilizzarlo; fare versamenti singoli, oltre che scomodo, innalza mostruosamente i costi di transazione. Vediamo cosa succederà
igor
giugno 21st, 2010 at 11:11
51) Pagamento SMS? non credo: le compagnie telefoniche si mangerebbero il 700% del costo del prodotto in spese, almeno con carta di credito è gratis. Seono me è plausibile un discorso tipo “acquisto pacchetto di crediti” come nei siti di foto stock.
2) Problema: anche se vedo il titolo ed il teaser dell’articolo, sappiamo bene quanti autori facciano titoli accattivanti per contenuto ritrito e stantìo (immondizia dipinta d’oro). Come potremo salvaguardarci da questo se in più gli stessi autori verranno anche retribuiti? Sarà una gara al “vediamo chi le spara più grosse” come tutte le pseudo truffe che ci sono online?
Se la gente potrà ancora scegliere, troverà sempre una fonte di informazione gratuita, ed userà quella…
Ilaria Cardani
giugno 21st, 2010 at 11:12
6I lettori matureranno anche loro.
Che cosa sono tutte queste riserve sul mettere i contenuti a pagamento?
Sono riserve concrete o solo “mentali”?
(Penso anche al post di qualche giorno fa su personal branding e monetizzazione).
Sappiamo tutti che per gli aspetti tecnici si trova di sicuro una soluzione.
puntoblog.it
giugno 21st, 2010 at 12:58
7Io non acquistarei mai contenuti se penso di poterli trovare altrove gratis!
Quindi non penso possa funzionare per le news.
Sarei interessato all’acquisto solo di contenuti ricercati e di nicchia. Contenuti che per trovarli dovrei impiegare troppo tempo e quindi pagare qualche euro potrebbe essere conveniente!
andreanur
giugno 21st, 2010 at 14:58
8Secondo me, al giorno d’oggi la possibilità che un utente (lettore) internet sia interessato a spendere dei soldi per la lettura di un contenuto, seppur di qualità, sono ridotte al minimo. E’ anche una questione di educazione all’utilizzo dello strumento che porta gli utenti ad una visione utilitaristica del mezzo, ovvero a cercare risorse magari meno complete e particolareggiate, ma sicuramente gratuite!
E poi non di poco conto sarebbe da verificare come Google potrebbe indicizzare questo tipo di contenuti e in che maniera potrebbero inquinare le serp.
giacomo
giugno 21st, 2010 at 22:36
9Personalmente potrei essere disposto ad acquistare un articolo. Ovvio dipende dalla qualità del pezzo, perchè se il trend è quello degli ultimi mesi delle principali testate giornalistiche (che iniziano con C. o con LaR.) bhe siamo messi male.
staremo a vedere.
Stefano Zannini
giugno 22nd, 2010 at 00:29
10Se non lo siamo dovremo diventarlo. Sarebbe molto bello avere tutto gratis (a me in primis piacerebbe) ma poi il sistema smetterebbe di funzionare, il poco di tanti può garantire occupazione ad alcuni e quindi servizi per tutti …ovviamente servizi di qualità ed a costi ragionevoli, ma la concorrenza dovrebbe servire a questo
Anti-Google… News?
luglio 28th, 2010 at 00:04
11[...] facile il parallelismo con l’Italia e con Google Newspass: ma se da noi è proprio Google che si farà carico della gestione della compra-vendita dei [...]
Google One Pass, gli editori potranno vendere i contenuti!
febbraio 21st, 2011 at 00:01
12[...] stampa proprio 3 giorni fa. In realtà One Pass mi sembra sia semplicemente il nuovo nome di Newspass, servizio del quale si parla ormai da ben 7 mesi e che a brevissimo vedremo diffondersi anche in [...]
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