IAB Seminar 2010: benissimo i social, malissimo l’editoria

IAB Seminar 2010

Una bella giornata primaverile ha fatto ieri da cornice allo IAB Seminar 2010; tema dell’evento “Social Media e Editoria online: relazione virtuosa o pericolosa?”

C’era davvero un sacco di gente, al punto che gli interventi della mattinata me li sono goduti all’interno di una seconda sala (Auditorium) dove l’evento veniva trasmesso in streaming su schermo gigante (visto che la “Sala Collina”, a pochi metri dall’Auditorium, era sold out con tanto di gente in piedi).

L’apertura (di Layla Pavone) è stata incentrata su questo video,



che (mi spiace dirlo) è una esaltazione bella e buona dei social media. E soprattutto mostra una grande falsità: quella che il social non costa nulla (o quasi) e porta un sacco di soldi. Emblematico, in tal senso, il minuto 00:30 del video, dove si dipinge Gary Vaynerchuk come una persona in grado di trovare 1.800 nuovi clienti investendo zero dollari, grazie a Twitter. Ovviamente non si dice che Vaynerchuk è uno dei massimi esperti mondiali di personal branding e che ha fatto del binomio hustle + patience una delle sue ragioni di vita.

Molto interessante (e oserei dire “tragico”) l’intervento del giornalista Enrico Pedemonte, che ha dipinto un futuro a tinte fosche per l’editoria (soprattutto cartacea) destinata a soccombere nell’arco di pochissimi anni in mancanza di un modello di business sostenibile (modello che, per ora, non riesce a trovare). Un dato su tutti: in Italia, entro quest’anno, rimarranno a piedi un migliaio di giornalisti, ovvero circa 1/6 del totale. Il motivo di tale crisi? semplice: i giornali continuano a produrre notizie ma quelli cartacei vendono sempre meno, mentre online il traffico va verso gli aggregatori di news, e non verso i siti dei quotidiani (siti che, negli Stati Uniti, stanno perdendo enormi quote di pubblicità locale a causa dei siti verticali di annunci, come Craigslist o Monster).

In buona sostanza, la gente legge sempre meno (si nutre di “atomi” di informazione) e condivide sempre di più: si comunica con gli altri condividendo, sharando contenuti e spazi sociali, ma NON leggendo ciò che si condivide. L’appartenenza, in estrema sintesi, passa dalla condivisione dei contenuti, ma non è l’editoria a beneficiarne: siamo nella società della comunicazione, e non in quella dell’informazione, al punto che (incredibile a dirsi) dedichiamo in media solo l’1% del nostro tempo online alla lettura di news.

L’evento si è chiuso intorno alle 14:00, purtroppo senza la consueta sessione di domande e risposte. Dico purtroppo perché io una domanda da fare, da buon venditore di pubblicità per un editore web verticale, la avevo, e allora ne approfitto per porla qui (nella speranza che qualcuno mi dia una risposta soddisfacente…):

“Il budget destinato alla pubblicità/promozione è un budget “finito”. Intendo dire che non è illimitato, quindi se un brand decide di investire un certa cifra la dividerà fra i vari media (TV, radio, carta… e Internet).

A sua volta, il budget Internet finisce in enne rivoli… e qui viene il punto: se una volta l’editore poteva “intercettare” con una certa sicurezza una parte di questo budget (che, bene o male, finiva nei classici banner), ora gli inserzionisti sono attratti da diverse altre sirene, molte delle quali stanno sotto il cappello dei social media: comprano annunci pubblicitari (e/o pagano agenzie per la creazione/sviluppo/gestione di fan page) su Facebook, destinano risorse alla gestione di un account Twitter, o peggio pagano personaggi per infiltrarsi nella community dell’editore (e ovunque sia possibile lasciare un commento furbetto).

Col risultato che l’editore vede meno soldi, e si deve reinventare ogni giorno la ruota per far quadrare il bilancio. E soprattutto col rischio che ceda alla “tentazione” di aumentare il numero (e l’invasività) dei banner, o peggio di vendere publiredazionali e marchette di vario tipo.

In altre parole: gli investimenti pubblicitari sul web sono in crescita, ma siamo davvero sicuri che della cosa ne stiano beneficiando gli editori, ovvero coloro che lavorano per creare quotidianamente contenuti di qualità?”

18 Comments

  1. Mik 9 aprile 2010
  2. Alessandro Sportelli 9 aprile 2010
  3. Tagliaerbe 9 aprile 2010
  4. Alessandro Sportelli 9 aprile 2010
  5. Joja 9 aprile 2010
  6. Alessandro Sportelli 9 aprile 2010
  7. Claudio Gagliardini 9 aprile 2010
  8. Caterina Dipino 9 aprile 2010
  9. Alessandro Sportelli 9 aprile 2010
  10. Simone Tronconi 9 aprile 2010
  11. Caterina Dipino 9 aprile 2010
  12. Sara Micale 9 aprile 2010
  13. Martina 9 aprile 2010
  14. ciro pellegrino 9 aprile 2010
  15. Tagliaerbe 10 aprile 2010
  16. Anna Bruno 13 aprile 2010
  17. Fabrizio Begossi 14 aprile 2010
  18. Alessandro Sportelli 14 aprile 2010

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