<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
		>
<channel>
	<title>Commenti a: Come creare una pubblicità di successo (grazie all&#8217;AIDA)</title>
	<atom:link href="http://blog.tagliaerbe.com/2010/03/come-creare-una-pubblicita-di-successo-grazie-all-aida.html/feed" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://blog.tagliaerbe.com/2010/03/come-creare-una-pubblicita-di-successo-grazie-all-aida.html</link>
	<description>Web Marketing Blog</description>
	<lastBuildDate>Fri, 10 Feb 2012 00:12:40 +0000</lastBuildDate>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>http://wordpress.org/?v=3.3.1</generator>
	<item>
		<title>Di: @PieroIacono</title>
		<link>http://blog.tagliaerbe.com/2010/03/come-creare-una-pubblicita-di-successo-grazie-all-aida.html/comment-page-1#comment-32569</link>
		<dc:creator>@PieroIacono</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 02 Nov 2011 11:16:15 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://blog.tagliaerbe.com/?p=2334#comment-32569</guid>
		<description>Credo che la formula AIDA sia un valido strumento per aiutarci a scrivere contenuti persuasivi ma, preso coì com&#039;è, abbia una serie di pecche. Quest&#039;ultime sono riscontrabili nel momento in cui inviamo un&#039;offerta a qualcuno senza chiedergli il permesso di farlo.

I problemi della formula, a mio avviso, è che non dice niente sul perchè il desitinatario del messaggio dovrebbe fidarsi di noi.

Per risolverlo propongo una reinterpretazione del modello da AIDA a TAIDA, dove la T significa fiducia ( trust in inglese ).

Prima di proporre l&#039;offerta è necessario dichiarare chi siamo, dove abbiamo trovato il contatto e perchè ci stiamo rivolgendo proprio a quella persona e non ad un&#039;altra. In questo modo, il nostro messaggio è personale ( le barriere emotive si abbassano ) e possiamo spiegare al destinatario perchè è rilevante per lui.

Poi dimostriamo di capire la situazione del destinatario ( sappiamo dirgli qual&#039;è il suo problema e come si sente ad affrontarlo ) e, proprio per questo, gli facciamo capire che possiamo aiutarlo.

Ed infine lo convinciamo ad agire attraverso le testimonianze, le garanzie e la logica che giustifica la scelta. 

A mio parere, solo tenendo in considerazione il fattore T, è possibile attivare con successo le altre parti della formula.

Grazie per questo prezioso articolo.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Credo che la formula AIDA sia un valido strumento per aiutarci a scrivere contenuti persuasivi ma, preso coì com&#8217;è, abbia una serie di pecche. Quest&#8217;ultime sono riscontrabili nel momento in cui inviamo un&#8217;offerta a qualcuno senza chiedergli il permesso di farlo.</p>
<p>I problemi della formula, a mio avviso, è che non dice niente sul perchè il desitinatario del messaggio dovrebbe fidarsi di noi.</p>
<p>Per risolverlo propongo una reinterpretazione del modello da AIDA a TAIDA, dove la T significa fiducia ( trust in inglese ).</p>
<p>Prima di proporre l&#8217;offerta è necessario dichiarare chi siamo, dove abbiamo trovato il contatto e perchè ci stiamo rivolgendo proprio a quella persona e non ad un&#8217;altra. In questo modo, il nostro messaggio è personale ( le barriere emotive si abbassano ) e possiamo spiegare al destinatario perchè è rilevante per lui.</p>
<p>Poi dimostriamo di capire la situazione del destinatario ( sappiamo dirgli qual&#8217;è il suo problema e come si sente ad affrontarlo ) e, proprio per questo, gli facciamo capire che possiamo aiutarlo.</p>
<p>Ed infine lo convinciamo ad agire attraverso le testimonianze, le garanzie e la logica che giustifica la scelta. </p>
<p>A mio parere, solo tenendo in considerazione il fattore T, è possibile attivare con successo le altre parti della formula.</p>
<p>Grazie per questo prezioso articolo.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: betty</title>
		<link>http://blog.tagliaerbe.com/2010/03/come-creare-una-pubblicita-di-successo-grazie-all-aida.html/comment-page-1#comment-23827</link>
		<dc:creator>betty</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 07 Sep 2010 17:03:27 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://blog.tagliaerbe.com/?p=2334#comment-23827</guid>
		<description>bello!!!!</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>bello!!!!</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Zenmanager</title>
		<link>http://blog.tagliaerbe.com/2010/03/come-creare-una-pubblicita-di-successo-grazie-all-aida.html/comment-page-1#comment-20099</link>
		<dc:creator>Zenmanager</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 22 Mar 2010 10:07:39 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://blog.tagliaerbe.com/?p=2334#comment-20099</guid>
		<description>Buongiorno a tutti; 
per chi già mi conosce vedrà nella mia risposta il rimando a ciò che ritengo un punto di riferimento che non sempre si considera importante: la campagna pubblicitaria intesa come un “Progetto”.

Partendo da questo concetto L’aidas viene ad essere inquadrata come elemento facente parte di un quadro più grande e completo, un qualcosa di  i cui criteri di riferimento non sono, a mio giudizio, mai tramontati.
L’aidas è un modello; No non sono d’accordo, neanche un progetto non potrà mai essere un modello per un progetto futuro con le stesse caratteristiche.
L’aidas è deprecato; non sono d’accordo, se lo si inquadra come elemento di riferimento insieme con altri (tanto per fare un es.: il brand). Ad esempio togliereste il riferimento alla piramide di Maslow dal contesto di una campagna pubblicitaria?
L’aidas è un concetto, si posso essere d’accordo.
Marco ha parlato di gestione dei rischi; sono pienamente d’accordo con lui, spesso vengono sottovalutati in un progetto per una campagna pubblicitaria e determinano il fallimento della stessa.
L’aidas … è per vendere un prodotto; ritengo sia riduttivo in quanto con una campagna pubblicitaria posso avere come obiettivo un prodotto, un servizio od anche semplicemente un risultato per far partire un’altra campagna.
L’aidas … secondo Martin è diretta a target diversi che reagiscono in modo differente e così anche il modo di catturare la loro attenzione. Sono d’accordo in quanto ognuno ha una soglia diversa che fa scattare il trigger dell’azione all’acquisto del prodotto/servizio.

Giorgio Tav; dici “A parte che realisticamente la pubblicità non può creare l’azione, ma l’intenzione a compiere l’azione”, non sono del tutto d’accordo in quanto l’azione non può viene posta in essere se non scaturisce dall’intenzione e poi come ha già già accennato  da Sergio in una campagna pubblicitaria attraverso una landing page la call to action è proprio l’azione dell’utente che richiede formalmente l’acquisto del prodotto servizio. 
Ed in ogni caso chi può dire dove finisce la consapevolezza ed inizia l’azione di un singolo utente? Quando scaturisce la scintilla che da la percezione di valore al prodotto servizio? Freud diceva che si cerca di ottenere un qualcosa quando questo viene percepito come necessario e in una certa qual misura viene consapevolizzato un disequilibio ovvero un un gradiente tra ciò che abbiamo e ciò che vorremmo avere.

Ivano</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Buongiorno a tutti;<br />
per chi già mi conosce vedrà nella mia risposta il rimando a ciò che ritengo un punto di riferimento che non sempre si considera importante: la campagna pubblicitaria intesa come un “Progetto”.</p>
<p>Partendo da questo concetto L’aidas viene ad essere inquadrata come elemento facente parte di un quadro più grande e completo, un qualcosa di  i cui criteri di riferimento non sono, a mio giudizio, mai tramontati.<br />
L’aidas è un modello; No non sono d’accordo, neanche un progetto non potrà mai essere un modello per un progetto futuro con le stesse caratteristiche.<br />
L’aidas è deprecato; non sono d’accordo, se lo si inquadra come elemento di riferimento insieme con altri (tanto per fare un es.: il brand). Ad esempio togliereste il riferimento alla piramide di Maslow dal contesto di una campagna pubblicitaria?<br />
L’aidas è un concetto, si posso essere d’accordo.<br />
Marco ha parlato di gestione dei rischi; sono pienamente d’accordo con lui, spesso vengono sottovalutati in un progetto per una campagna pubblicitaria e determinano il fallimento della stessa.<br />
L’aidas … è per vendere un prodotto; ritengo sia riduttivo in quanto con una campagna pubblicitaria posso avere come obiettivo un prodotto, un servizio od anche semplicemente un risultato per far partire un’altra campagna.<br />
L’aidas … secondo Martin è diretta a target diversi che reagiscono in modo differente e così anche il modo di catturare la loro attenzione. Sono d’accordo in quanto ognuno ha una soglia diversa che fa scattare il trigger dell’azione all’acquisto del prodotto/servizio.</p>
<p>Giorgio Tav; dici “A parte che realisticamente la pubblicità non può creare l’azione, ma l’intenzione a compiere l’azione”, non sono del tutto d’accordo in quanto l’azione non può viene posta in essere se non scaturisce dall’intenzione e poi come ha già già accennato  da Sergio in una campagna pubblicitaria attraverso una landing page la call to action è proprio l’azione dell’utente che richiede formalmente l’acquisto del prodotto servizio.<br />
Ed in ogni caso chi può dire dove finisce la consapevolezza ed inizia l’azione di un singolo utente? Quando scaturisce la scintilla che da la percezione di valore al prodotto servizio? Freud diceva che si cerca di ottenere un qualcosa quando questo viene percepito come necessario e in una certa qual misura viene consapevolizzato un disequilibio ovvero un un gradiente tra ciò che abbiamo e ciò che vorremmo avere.</p>
<p>Ivano</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: spachez</title>
		<link>http://blog.tagliaerbe.com/2010/03/come-creare-una-pubblicita-di-successo-grazie-all-aida.html/comment-page-1#comment-19936</link>
		<dc:creator>spachez</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 11 Mar 2010 09:11:06 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://blog.tagliaerbe.com/?p=2334#comment-19936</guid>
		<description>Tagliaerbe, la mia non era una critica rivolta a te ovviamente. volevo sottolineare l&#039;assurdità (e purtroppo capisco funziona ancora) di puntare ancora sulle donnine per attirare l&#039;attenzione :-/</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Tagliaerbe, la mia non era una critica rivolta a te ovviamente. volevo sottolineare l&#8217;assurdità (e purtroppo capisco funziona ancora) di puntare ancora sulle donnine per attirare l&#8217;attenzione :-/</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Giorgio Taverniti</title>
		<link>http://blog.tagliaerbe.com/2010/03/come-creare-una-pubblicita-di-successo-grazie-all-aida.html/comment-page-1#comment-19927</link>
		<dc:creator>Giorgio Taverniti</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 10 Mar 2010 10:36:45 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://blog.tagliaerbe.com/?p=2334#comment-19927</guid>
		<description>Quella è solo una piccola evoluzione. 

Sicuramente il modello AIDA è interessante da studiare, analizzare, anche perchè chi approccia a questi argomenti deve aprire un pò la mente, quindi va bene.

Cioè, paragonandolo al SEO, non è una vergona parlare di come ottimizzare gli Hx anche nel 2010. 

Non bisogna mai dimenticare che ci sono sempre utenti nuovi che arrivano con la voglia di imparare, mai dimenticarsi di questo.

Però è importante secondo me sottolineare l&#039;importanza che queste strategie, tecniche, modelli hanno nel mondo di oggi.

Il modello AIDA è un ottimo punto di partenza da cui inziare a studiare, ma è vecchio.

Stiamo infatti parlando di un modello del 1898 creato sulla pubblicità. Quando è stato studiato il modello si è presupposto che l&#039;ultimo punto, l&#039;azione, fosse l&#039;acquisto del prodotto.

A parte che realisticamente la pubblicità non può creare l&#039;azione, ma l&#039;intenzione a compiere l&#039;azione, oggi non è più così.

Oggi, specialmente sul web, si parla di esperienza, informazioni, condivisione, passaparola, distinguersi.

Il video che hai messo qui evidenzia come la pubblicità sia una cosa molto diversa e come la pensa Seth Godin.  http://blog.tagliaerbe.com/2010/03/intervista-a-seth-godin.html

E non si può applicare un modello pubblicitario a tutto.

L&#039;AIDA è un concetto base, ma troppo spicciolo.

Ma attenzione, dire che sia un concetto base non equivale a dire che non funziona.

E&#039; ovvio che in linea generale, se hai un prodotto e lo vendi alla cavolo, applicando questi concetti almeno riesci a migliorare il tuo profitto.

Ma questo non è un punto d&#039;arrivo assolutamente.

Ad esempio http://www.google.com/#hl=en&amp;source=hp&amp;q=micro+continuities</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Quella è solo una piccola evoluzione. </p>
<p>Sicuramente il modello AIDA è interessante da studiare, analizzare, anche perchè chi approccia a questi argomenti deve aprire un pò la mente, quindi va bene.</p>
<p>Cioè, paragonandolo al SEO, non è una vergona parlare di come ottimizzare gli Hx anche nel 2010. </p>
<p>Non bisogna mai dimenticare che ci sono sempre utenti nuovi che arrivano con la voglia di imparare, mai dimenticarsi di questo.</p>
<p>Però è importante secondo me sottolineare l&#8217;importanza che queste strategie, tecniche, modelli hanno nel mondo di oggi.</p>
<p>Il modello AIDA è un ottimo punto di partenza da cui inziare a studiare, ma è vecchio.</p>
<p>Stiamo infatti parlando di un modello del 1898 creato sulla pubblicità. Quando è stato studiato il modello si è presupposto che l&#8217;ultimo punto, l&#8217;azione, fosse l&#8217;acquisto del prodotto.</p>
<p>A parte che realisticamente la pubblicità non può creare l&#8217;azione, ma l&#8217;intenzione a compiere l&#8217;azione, oggi non è più così.</p>
<p>Oggi, specialmente sul web, si parla di esperienza, informazioni, condivisione, passaparola, distinguersi.</p>
<p>Il video che hai messo qui evidenzia come la pubblicità sia una cosa molto diversa e come la pensa Seth Godin.  <a href="http://blog.tagliaerbe.com/2010/03/intervista-a-seth-godin.html" rel="nofollow">http://blog.tagliaerbe.com/2010/03/intervista-a-seth-godin.html</a></p>
<p>E non si può applicare un modello pubblicitario a tutto.</p>
<p>L&#8217;AIDA è un concetto base, ma troppo spicciolo.</p>
<p>Ma attenzione, dire che sia un concetto base non equivale a dire che non funziona.</p>
<p>E&#8217; ovvio che in linea generale, se hai un prodotto e lo vendi alla cavolo, applicando questi concetti almeno riesci a migliorare il tuo profitto.</p>
<p>Ma questo non è un punto d&#8217;arrivo assolutamente.</p>
<p>Ad esempio <a href="http://www.google.com/#hl=en&#038;source=hp&#038;q=micro+continuities" rel="nofollow">http://www.google.com/#hl=en&#038;source=hp&#038;q=micro+continuities</a></p>
]]></content:encoded>
	</item>
</channel>
</rss>

<!-- Performance optimized by W3 Total Cache. Learn more: http://www.w3-edge.com/wordpress-plugins/

Minified using disk: basic
Page Caching using disk: enhanced
Database Caching 1/27 queries in 0.024 seconds using disk: basic
Object Caching 292/324 objects using disk: basic

Served from: blog.tagliaerbe.com @ 2012-02-10 03:38:37 -->
