
Sul fatto che la pubblicità (soprattutto quella online) sia in una evoluzione perpetua, non ci sono dubbi: a più riprese, sulle colonne di questo blog, ho parlato parlato di banner morti e di scivolamento lento e inesorabile verso logiche a me avverse, come quelle di un certo tipo di buzz o di infiltration marketing.
Ma qualcosa bisogna pur fare, perchè la pubblicità ha avuto un pesantissimo crollo di consensi nel decennio 1997-2008, come dimostra questo sondaggio condotto da Astra Ricerche (e contenuto nel primo capitolo di Invertising, di Paolo Iabichino).

Invertising significa invertire il senso di marcia della pubblicità.
Significa sostituire commercial con content, communication con conversation, push con pull, monologue con dialogue, consumer con user, impactful con useful, execution con experience, presence con relevance, contact con connect, promotion con education, global con social, aesthetics con ethics, ability con responsibility, shopping con sharing, persuasion con permission.
Tutto fantastico, ma evitiamo di sostituire da un giorno all’altro banner con buzz, per carità! ![]()
14 Risposte
Mik
dicembre 15th, 2009 at 03:19
1“Dite che va cambiata? Beh intanto cambiatela voi, poi se sembra che funzioni, la provo senza impegno.”
Questo filtro mi ha salvato da tanti investimenti (in tempo e denaro) che sarebbero stati in perdita.
Iabicus
dicembre 15th, 2009 at 06:27
2Mik. Qualcosa si sta già facendo. E sembra proprio funzionare. Siamo in Beta, caro Mik. Non tutti quelli che sperimentano nuove strade ottengono gli stessi risultati, ma ci sono ottimi segnali di cambiamento. Ti aspetto al varco…
beniamino buonocore
dicembre 15th, 2009 at 07:46
3ho letto il primo capitolo del libro e ho avuto un scabio di battute via facebook con “invertising” che qui riporto…
Fammi sapere quando hai finito di leggere se hai trovato risposta alle tue domande. In caso contrario chiedi pure il rimborso all’editore. Mi sembra che qui ci sia la giusta causa…
”
” … il primo capitolo mi ha lasciato aperte due domande: la prima è che il “pubblico” che dovrebbe essere vittima in realtà è carnefice (o cosi sembra). La seconda: quanta responsabilità ha avuto il (troppo) rapido diffonderesi della rete rispetto alla lentezza della percezione della rete stessa, e rispetto al fatto che “le brutte notizie” arrivano prima e la rete su questo è maestra, e al contrario la lentezza della pubblicità di essere per le persone, chiusa nel suo mondo. Dove è il problema? Dopo aver letto il libro ti dirò se ho trovato risposta alle mie domande.”
ancora non sono andato a comprare il libro, ma ho l’appunto sulla agenda.
devo dire che “invertising” è stato molto attento al suo “cliente”, mi ha risposto e mi ha scritto: …
” … Beniamino, di nome e di fatto..
a parte lo scambio di battute l’argomento è serio: io credo che la pubblicità stia lentamente morendo più per colpa delle imprese che non creano (e a proposito di ieri) e non fanno marketing, che per colpa dei pubblicitari.
Alessandro Sportelli
dicembre 15th, 2009 at 09:09
4Sinceramente credo non sia colpa di nessuno, nè delle imprese nè dei pubblicitari
credo si tratti di un cambiamento naturale. Tutto sommato credo che la pubblicità sia nata proprio quando non esisteva altro modo per comunicare ai potenziali clienti l’esistenza di alcuni prodotti… ok poi si è evoluta ma oggi non si può dire sia utile quanto 40 anni fa e di conseguenza la gente che più che di pubblicità ha bisogno di informazioni sa come trovarle in maniera alternativa. Credo che colpe non ce ne siano
beniamino buonocore
dicembre 15th, 2009 at 09:48
5@ Alessandro Sportelli. Forse devo precisare il termine “colpa”. Ho la sensazione che da qualche tempo le aziende si siano (passami il termine) appiattite su quello che la gente vuole, e che vuole quotidianamente. E contemporaneamente che hanno “mollato il colpo sul concetto di desiderio latente, anche sogno mi piace. C’è un esempio che mi piace tantissimo (non è mio): se io devo fare un buco in un muro ho bisogno di un trapano: e allora le aziende giù a fare trapani, punte speciali, ti raccontano tutto e di più dei trapani e delle punte. Ma in realtà il mio vero desiderio è fare un buco. E comprerei qualcosa per fare un buco anche se non è un trapano. E se questo passaggio venisse fatto prorpio dalla PMI ho la presunzione di credere che ci sarebbe un movimento concreto verso la soluzione della crisi. Ecco secondo me questa è la “colpa” delle imprese. Non propongono soluzioni prorpie, propongono quello che già c’è. Poi perchè questo avviene posso solo supporlo, ma in maniera talmente soggettiva, da non essere ne interessante ne sufficcente da dare colpe. E su questo hai pienamente ragione
Alessandro Sportelli
dicembre 15th, 2009 at 09:52
6Ok Beniamino, chiedo perdono avevo frainteso. Concordo su quanto dici delle molte imprese poco innovative… il discorso in questo caso fila. Credo però, detto tra noi, che se presto non ci sarà da parte loro una inversione di tendenza rischieranno guai seri
Iabicus
dicembre 15th, 2009 at 09:58
7Io ce l’ho messa tutta nel cercare di (de)scrivere cos’è accaduto e cosa sta accadendo. Spero che riusciate a leggere anche cosa potrebbe accadere nel futuro prossimo venturo, se tutti (senza sconti) provassimo a invertire la rotta…
Martin Benes
dicembre 15th, 2009 at 09:59
8Ciao, a dire il vero non mi sembra una novità. E’ parecchio tempo che ci si è accorti che il cliente non è una pedina ma che va curato come un amico e che il potere sta nella mente dei clienti-utenti-amici-famiglia.
Questa della Ogilvy mi sembra una risposta ai concetti di Lovemark della Saatchi, la prima che ha ufficializzato la filosofia di concentrarsi sulle emozioni, quindi di conseguenza sulle persone.
Sono cambiati i tempi e il modo in cui la massa si relaziona con i prodotti, quindiil metodo di veicolare i prodotti. Tutto qui…c’è chi lo fa naturalmente già da anni…
Iabicus
dicembre 15th, 2009 at 10:10
9Benes. Il tuo commento mi sembra un po’ troppo frettoloso… Magari avessi scritto “la risposta della Ogilvy” a Lovemark di Saatchi… Invertising è molto molto più modesto…
Guadagnare Online
dicembre 15th, 2009 at 10:25
10Bellissimo il video, ne avevo già sentito parlare, e sinceramente concordo con quanto scritto da Alex: non è colpa di nessuno, è la naturale evoluzione che avviene in tutte le cose, su internet, nel search, nell’advertising tutto si muove ancora più velocemente, dunque… Cavalcare l’onda resta sempre la parola chiave =)
Filippo A.
dicembre 15th, 2009 at 15:34
11A me sembra che naturalmente ci si stà spostando a tipi di promozione basate sul contenuto (quantomeno sul web).
Comunque io continuo ad avere la mia teoria che nel medio lungo periodo il mercato ottiene ciò che vuole (e le aziende con un approccio marketing based sanno dare al mercato ciò che chiede), quindi se il mercato smetterà di accettare la pubblicità “classica” per forza di cose i metodi di promozione si evolveranno (come stà accadendo).
illorenzo
dicembre 16th, 2009 at 16:55
12@Filippo A. Non è altro che la realizzazione del Cluetrain Manifesto http://www.mestierediscrivere.com/testi/cluetrain.htm
Iabicus
dicembre 17th, 2009 at 06:53
13@Lorenzo:vero. C’è il Cluetrain Manifesto di mezzo. Ricordo a tutti, però, che quelle sacrosante 95 tesi sono ancora ignorate bellamente dalla maggior parte dei ceo/dm e decision maker all’interno delle aziende e della agenzie. Forse voi siete più fortunati di me, ma nelle mie esperienze d’aula – l’ultima in bocconi ieri – studenti prossimi alla laurea o appena laureati, ti guardano con gli occhi a punto di domanda quando citi il CM e li inviti ad andare sul sito di luisa per impararlo a memoria…
Il fatto che qualcuno di noi sia più consapevole di questi temi, non significa che questi siano diffusi e condivisi da tutti. Ed è questo il passo successivo da fare.
Vita di un IO » Blog Archive » Best of my feed #39
dicembre 19th, 2009 at 07:30
14[...] il punto della situazione che mette insieme Tagliaerbe a proposito della pubblicità. Dove stiamo andando? Cosa bisogna [...]
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