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	<title>Commenti a: La fine delle marchette sui blog?</title>
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	<description>Web Marketing Blog</description>
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		<title>Di: PromoDigital e il casino dei post a pagamento</title>
		<link>http://blog.tagliaerbe.com/2009/10/la-fine-delle-marchette-sui-blog.html/comment-page-1#comment-20075</link>
		<dc:creator>PromoDigital e il casino dei post a pagamento</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 20 Mar 2010 20:06:29 +0000</pubDate>
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		<description>[...] FAQ).  Inutile che esponga il mio pensiero sul tema: nel tempo ho maturato fortissimi sentimenti anti-marchetta, anti-buzz e anti-infiltration, che renderebbero troppo di parte la mia [...]</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>[...] FAQ).  Inutile che esponga il mio pensiero sul tema: nel tempo ho maturato fortissimi sentimenti anti-marchetta, anti-buzz e anti-infiltration, che renderebbero troppo di parte la mia [...]</p>
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		<title>Di: Marco</title>
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		<dc:creator>Marco</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 11 Oct 2009 11:22:30 +0000</pubDate>
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		<description>Il commerciante, anche il più onesto non dice tutta la verità ai suoi clienti, almeno non tutta. Sente che gli serve per mantenere un margine di vantaggio nella trattativa. Per dirla alla Seth Godin: “All marketers are liars”. Oggi col Web 2.0 e oltre, le bugie e le omissioni hanno le gambe corte e la reputazione di oggi conta più di quanto si è venduto ieri. Il documento della FTC riconosce che il motore, il protagonista ed il centro dell’economia non è più il commerciante ma il cliente ed anticipa un comportamento che prima o poi dovremo adottare pure noi in Italia, dove la legalità ha maglie moooolto più larghe. Nel frattempo speriamo che siano pochi i nostri blogger che danno ascolto alle agenzie di Web Marketing vecchio stampo, svendendo tutta la loro reputazione per pochi spiccioli.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Il commerciante, anche il più onesto non dice tutta la verità ai suoi clienti, almeno non tutta. Sente che gli serve per mantenere un margine di vantaggio nella trattativa. Per dirla alla Seth Godin: “All marketers are liars”. Oggi col Web 2.0 e oltre, le bugie e le omissioni hanno le gambe corte e la reputazione di oggi conta più di quanto si è venduto ieri. Il documento della FTC riconosce che il motore, il protagonista ed il centro dell’economia non è più il commerciante ma il cliente ed anticipa un comportamento che prima o poi dovremo adottare pure noi in Italia, dove la legalità ha maglie moooolto più larghe. Nel frattempo speriamo che siano pochi i nostri blogger che danno ascolto alle agenzie di Web Marketing vecchio stampo, svendendo tutta la loro reputazione per pochi spiccioli.</p>
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		<title>Di: Andrea</title>
		<link>http://blog.tagliaerbe.com/2009/10/la-fine-delle-marchette-sui-blog.html/comment-page-1#comment-16162</link>
		<dc:creator>Andrea</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 11 Oct 2009 00:08:15 +0000</pubDate>
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		<description>Ho cercato di leggere quanti più commenti ho potuto :-), spero di non ripetere cose già dette. Per quello che mi riguarda credo che siano veramente poche le agenzie che non chiedono ai blogger di dire chi è la fonte delle informazioni e soprattutto chi ha dato un prodotto in test. Cosa molto più semplice quando si parla di pay-perPost, che se pure non condivido, è l&#039;unico che veramente può assicurare un disclaimer da parte del blogger...per il resto sta alla buona creanza del blogger dire che quello è un test di prodotto dato da un azienda/agenzia.

Hai dimenticato di dire che questo vale anche per i social network (ne parla anche l&#039;FTC mi sembra)...dove me lo metti il disclaimer? mi viene in mente una tag #sponsored Vale anche per gli eventi organizzati dalle PR?

Non contiamo che sono anni che si parla di disclaimer nel caso di campagne di buzz, soprattutto dato il fatto che rende ancora più credibile un opinione se quella non è stata manipolata in qualsiasi modo (ma questo vale anche per la vita reale).

Altra cosa importante: non si potrà più scrivere su prodotti con cui non si ha un esperienza diretta. Soprattutto per il pay-per-post, visto che spesso si parla di prodotti o servizi che non possono essere provati in prima persona.

Sono del parere che se si fa una cosa bisognerebbe cercare di farla al meglio e nell&#039;ottica di utilizzare la via in grado di apportare un valore aggiunto. Per questo credo sia una legge da far rispettare anche qui indipendentemente se sia valida o meno a livello giuridico.

Ripeto che non sono favorevole al pay-per-post per il motivo sopra e per altri moti più tecnici, ma basta pensare che in US sono nate delle startup  in questo business sovvenzionate da venture capitalist.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Ho cercato di leggere quanti più commenti ho potuto <img src='http://blog.tagliaerbe.com/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':-)' class='wp-smiley' /> , spero di non ripetere cose già dette. Per quello che mi riguarda credo che siano veramente poche le agenzie che non chiedono ai blogger di dire chi è la fonte delle informazioni e soprattutto chi ha dato un prodotto in test. Cosa molto più semplice quando si parla di pay-perPost, che se pure non condivido, è l&#8217;unico che veramente può assicurare un disclaimer da parte del blogger&#8230;per il resto sta alla buona creanza del blogger dire che quello è un test di prodotto dato da un azienda/agenzia.</p>
<p>Hai dimenticato di dire che questo vale anche per i social network (ne parla anche l&#8217;FTC mi sembra)&#8230;dove me lo metti il disclaimer? mi viene in mente una tag #sponsored Vale anche per gli eventi organizzati dalle PR?</p>
<p>Non contiamo che sono anni che si parla di disclaimer nel caso di campagne di buzz, soprattutto dato il fatto che rende ancora più credibile un opinione se quella non è stata manipolata in qualsiasi modo (ma questo vale anche per la vita reale).</p>
<p>Altra cosa importante: non si potrà più scrivere su prodotti con cui non si ha un esperienza diretta. Soprattutto per il pay-per-post, visto che spesso si parla di prodotti o servizi che non possono essere provati in prima persona.</p>
<p>Sono del parere che se si fa una cosa bisognerebbe cercare di farla al meglio e nell&#8217;ottica di utilizzare la via in grado di apportare un valore aggiunto. Per questo credo sia una legge da far rispettare anche qui indipendentemente se sia valida o meno a livello giuridico.</p>
<p>Ripeto che non sono favorevole al pay-per-post per il motivo sopra e per altri moti più tecnici, ma basta pensare che in US sono nate delle startup  in questo business sovvenzionate da venture capitalist.</p>
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		<title>Di: Ruru</title>
		<link>http://blog.tagliaerbe.com/2009/10/la-fine-delle-marchette-sui-blog.html/comment-page-1#comment-16128</link>
		<dc:creator>Ruru</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 09 Oct 2009 05:14:10 +0000</pubDate>
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		<description>@ Miki.

Sì e no, giustamente dici dipende.

I casi però che tu hai fatto sono tutti Italia con server stranieri e la legge italiana la 235/03 autorizza tutte le autorità italiane a poter come dire espatriare sui server esteri per la richiesta di giudici italiani.

E&#039; che comunque non vorrei addentrarmi troppo nel diritto, anche perchè ho decantato regole generiche che potrebbero non valere per tutti i casi specifici. Cioè la legge c&#039;è, ma dipende da ciò che si fa per la legge e dal tipo di evasione.

Mi spiego, se mi metto ad insultare uno, in qualunque stato mi trovo sono imputabile di qualcosa, se sfondo un server, anche, se evado il full copyright in qualunque stato mi trovo sono imputabile (vedi strane sentenze Pirate Bay).

Però, questa è una legge amministrativa, quindi una legge fiscale che riguarda il fisco americano che, nonostante gli accordi di giugno di Berlusconi/Obama in cui hanno firmato un accordo per facilitare le persone che ricevono emolumenti di qualunque tipo da aziende americane (prima dovevi dichiarare i soldi sia allo stato italiano, se eri residente in Italia, sia a quello degli stati uniti ora non è più così, la dichiarazione la fa l&#039;azienda che paga al proprio stato, tu solo nello stato di residenza effettiva) essa ha territorialità effettiva solo in America a meno che i nostri garanti non firmino un accordo specifico e attualmente non sto leggendo nulla al riguardo, ma giustamente non si può dire che prima o poi arrivino anche da noi.

Se la territorialità effettiva è quella americana non può venire a richiedere ad un blog che è registrato in Italia alcunchè, perchè pubblicare su server italiano dà la territorialità e la precedenza al fisco italiano.

Rimanendo comunque nel generico.

Capisco e comprendo perfettamente che non sia semplice e che potrebbero esserci dei problemi sia che il blog non sia in Italia sia che lo sia. Però nell&#039;ordinanza amministrativa che hai postato non ho visto obbligatorietà per i siti stranieri, come invece accade per la nostra 196/03 in cui anche le aziende straniere devono inviare l&#039;informativa al garante della priacy italiano.

buona giornata a tutti</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@ Miki.</p>
<p>Sì e no, giustamente dici dipende.</p>
<p>I casi però che tu hai fatto sono tutti Italia con server stranieri e la legge italiana la 235/03 autorizza tutte le autorità italiane a poter come dire espatriare sui server esteri per la richiesta di giudici italiani.</p>
<p>E&#8217; che comunque non vorrei addentrarmi troppo nel diritto, anche perchè ho decantato regole generiche che potrebbero non valere per tutti i casi specifici. Cioè la legge c&#8217;è, ma dipende da ciò che si fa per la legge e dal tipo di evasione.</p>
<p>Mi spiego, se mi metto ad insultare uno, in qualunque stato mi trovo sono imputabile di qualcosa, se sfondo un server, anche, se evado il full copyright in qualunque stato mi trovo sono imputabile (vedi strane sentenze Pirate Bay).</p>
<p>Però, questa è una legge amministrativa, quindi una legge fiscale che riguarda il fisco americano che, nonostante gli accordi di giugno di Berlusconi/Obama in cui hanno firmato un accordo per facilitare le persone che ricevono emolumenti di qualunque tipo da aziende americane (prima dovevi dichiarare i soldi sia allo stato italiano, se eri residente in Italia, sia a quello degli stati uniti ora non è più così, la dichiarazione la fa l&#8217;azienda che paga al proprio stato, tu solo nello stato di residenza effettiva) essa ha territorialità effettiva solo in America a meno che i nostri garanti non firmino un accordo specifico e attualmente non sto leggendo nulla al riguardo, ma giustamente non si può dire che prima o poi arrivino anche da noi.</p>
<p>Se la territorialità effettiva è quella americana non può venire a richiedere ad un blog che è registrato in Italia alcunchè, perchè pubblicare su server italiano dà la territorialità e la precedenza al fisco italiano.</p>
<p>Rimanendo comunque nel generico.</p>
<p>Capisco e comprendo perfettamente che non sia semplice e che potrebbero esserci dei problemi sia che il blog non sia in Italia sia che lo sia. Però nell&#8217;ordinanza amministrativa che hai postato non ho visto obbligatorietà per i siti stranieri, come invece accade per la nostra 196/03 in cui anche le aziende straniere devono inviare l&#8217;informativa al garante della priacy italiano.</p>
<p>buona giornata a tutti</p>
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		<title>Di: Mik</title>
		<link>http://blog.tagliaerbe.com/2009/10/la-fine-delle-marchette-sui-blog.html/comment-page-1#comment-16107</link>
		<dc:creator>Mik</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 08 Oct 2009 12:55:52 +0000</pubDate>
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		<description>@Ruru
il tema della territorialità di Internet è molto complesso, e ci sono tante eccezzioni delle eccezzioni, e anche sentenze contradditorie,

Credo che non si possa liquidare la questione basandosi solo sul fatto di avere o no il blog/sito ospitato all&#039;estero.

Per esempio:
Youtube non ha nessun server in Italia, eppure è stato citato in giudizio il video dei bulli che se la prendevano con un loro compagno portatore di handicap.
Caso simile: FIEG - Google news
ecc.

Quindi condivido i tuoi dubbi iniziali sul fatto che i markettari italiani possono stare tranquilli, non condivido invece che basta avere un server in Italia per mettersi al riparo dai rischi.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@Ruru<br />
il tema della territorialità di Internet è molto complesso, e ci sono tante eccezzioni delle eccezzioni, e anche sentenze contradditorie,</p>
<p>Credo che non si possa liquidare la questione basandosi solo sul fatto di avere o no il blog/sito ospitato all&#8217;estero.</p>
<p>Per esempio:<br />
Youtube non ha nessun server in Italia, eppure è stato citato in giudizio il video dei bulli che se la prendevano con un loro compagno portatore di handicap.<br />
Caso simile: FIEG &#8211; Google news<br />
ecc.</p>
<p>Quindi condivido i tuoi dubbi iniziali sul fatto che i markettari italiani possono stare tranquilli, non condivido invece che basta avere un server in Italia per mettersi al riparo dai rischi.</p>
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