I Sitelink di Catepol.net :-)

Non mi sono mai interessato al gossip, alle “notizie di costume”, agli aperitivi e ad altre amenità simili.

Fondamentamente perchè sono un bel pò orso, ma anche perchè non ho nè il tempo nè la voglia di sguazzare in mezzo a barcamp e blogfest, avendo moglie e 3 figlie piccole, e quindi ben altre cose da fare durante i weekend (solo chi si trova in condizioni familiari simili alla mia può capire cosa intendo :-) ).

Ho quindi faticato parecchio ad inquadrare/interpretare la notizia passata sul Corriere qualche giorno fa (e rilanciata in modo quasi euforico in Rete), secondo cui Catepol sarebbe una “prof blogger” che “sfida gli uomini della Rete”, nonchè “prima italiana agli Europe Awards” e “regina della tecnica”.

Non conoscendo Catepol (cosa che pare sia, per qualunque blogger italiano, un reato passibile di esilio), ho fatto una brevissima indagine e sono giunto a queste considerazioni.

Catepol.net non è un “blog tecnico”

Innanzitutto ho visitato il sito in questione, giusto per capire come ho fatto a perdermi in tutti questi anni un blog gestito da una “regina della tecnica”.

Ebbene, non ci ho trovato dentro nulla di veramente tecnico, almeno in senso stretto. Sembra che ne sappia di insegnamento ed e-learning, ma non di robe per geek e nerd, dove credo siano enormemente più preparate, ad esempio, alcune delle ragazze che bazzicano su Girl Geek Life. Ragazze che però, guardacaso, non finiscono sul Corriere.

In compenso, su Catepol.net ho trovato qualche simpatico articolo etichettato come marchetta (ho apprezzato l’onestà del tag, davvero!), e una bella triade: autoreferenziali, blogstar ed egopost.

La vittoria della “socialità estrema”

Catepol si autodefinisce “prezzemolina del web”, ed in effetti è lei stessa ad ammettere questo suo mix fra presenzialismo ed esibizionismo.

E non è la sola: tempo fa, a titolo personale, feci per qualche tempo una ricerca sui più noti blog/social italiani, e notai che c’è un piccolo gruppo di utenti, molto poco numeroso, onnipresenti (e commentanti) in tutti i blog più “in”. Cinguettanti a nastro su Twitter. Likeandi a mitraglia su FriendFeed. Una piccola elite, che si parla molto addosso e vive in una “cerchia ristretta”, chiusa, leggibile solo attraverso un vetro, alla quale non si riesce a far parte.

Torniamo a Catepol, ponendoci una domanda: basta dunque vivere una “socialità estrema” per essere etichettati come la “prima italiana agli Europe Awards”? In parte si.

Visto che Luca Conti (guardacaso, fra i giudici di quell’evento) dice che Catepol “è arrivata in finale perché ha saputo mettere a frutto il proprio social network”, perchè “si è divertita a farsi pubblicità attraverso il proprio elenco contatti”.

In videocracy, Lele Mora diceva che “popolare diventa chiunque, basta apparire”.



Probabilmente, la stessa regola è applicabile anche nella nostrana “webcracy” :-)