
Chi si fa attizzare dalla passione per la SEO commette spesso un grosso errore, soprattutto se è alle prime armi.
L’errore è quello di provare a scalare le SERP utilizzando chiavi secche, spesso costituite da una singola parola… per poi accorgersi, magari dopo settimane (o addirittura mesi) che il gioco non vale la candela.
E che si potevano magari ottenere risultati molto più interessanti, in termini di traffico e conversioni, puntando su chiavi più lunge e semplici da posizionare.
Title & Link
Dovendo scegliere due fattori per posizionare una pagina web, solitamente si punta almeno su uno interno (il title) e uno esterno (i link).
E qui casca l’asino: il piccolo SEO in erba prova con un titolo stringatissimo (spesso equivalente alla keyword che vuole posizionare) e recupera a destra e a manca link con l’ancora identica alla parola chiave.
Risultato? se ha lavorato particolarmente bene, sfruttando al meglio anche tutti gli altri importanti fattori che condizionano il posizionamento, potrebbe farcela.
Ma scoprirebbe poi che quella particolare chiave non porta affatto il traffico che si immagina, e soprattutto che non porta (o quasi) conversioni.
Un piccolo case study: la chiave “posizionamento”
Oltre 3 anni fa iniziai (per diletto) a cercare di posizionare questa pagina per la chiave… “posizionamento”, e in breve tempo riuscii nell’intento
Ingenuamente, pensavo si trattasse di una chiave molto interessante, che mi avrebbe portato chissà quale traffico qualificato e chissà quanti profumati contatti.
Rimasi stabile nella “Top 10″ di Google.it per mesi e mesi con quella chiave, e vuoi sapere quante visite ho ottenuto, in 2 anni?

1.291. Molte delle quali, probabilmente, provenienti da chi in quella SERP “combatte” da tempo, o da semplici curiosi
Si, perchè l’utente della strada (ed ecco il primo grave errore) non cerca “posizionamento” se vuole acquistare un servizio simile.
Posizionamento è una parola da tecnici. Da gente che ne sa. Da concorrenti. Soprattutto se il termine non è entrato nel linguaggio comune (e “posizionamento”, in effetti, rientra in questa casistica).
Chi cerca un servizio di questo tipo, e non è un addetto ai lavori, potrebbe tentare (chessò) con “primo sui motori”, oppure “primo su google”. E infatti prova a guardare chi occupa oggi quelle SERP
Altri spunti possono fornirteli lo Strumento per le parole chiave di Google, o il caro vecchio sistema del “chiedi ad un ignorante” (= vai da qualcuno che non usa abitualmente internet, e domandagli: “Tu cosa scriveresti in Google se dovessi cercare il servizio XYZ ?”).
Il secondo grave errore, è puntare alla chiave secca, composta da una sola parola: il cliente tipo, se vuole acquistare un servizio, vuole anche vedere in faccia chi glielo fornirà. O almeno vuole telefonargli. E allora, se abita a Milano e ha “metabolizzato” il termine posizionamento, cercherà con buona probabilità “posizionamento milano”.
E qui passiamo al terzo grave errore: la landing page non ottimizzata. Il cliente si aspetterà di atterrare su una pagina web che parla di un servizio di posizionamento nei motori di ricerca, a Milano, fornito da una azienda di quella zona con un numero di telefono con prefisso 02. Spesso invece la landing page è sì posizionata per la chiave giusta (“posizionamento milano”), ma NON contiene ciò che si aspetta il cliente (ovvero contenuti che possano far pensare che quel servizio è fornito da una azienda operante su quel territorio). Ma mi accorgo che siamo usciti fuori tema, torniamo a parlare di Coda Lunga
Perchè puntare sulla Long Tail?
Perchè (oltre ai tanti motivi esposti qui sopra) gli utenti cercano contenuti sempre più mirati: lo dimostra il fatto che sui motori sono in crescita verticale le ricerche da 4 termini in su (e in calo quelle fino a 3 parole chiave). E come afferma ranfish in questo recente video,
il volume di ricerche “da long tail” occupa il 75% del totale nei motori, e Google registra mensilmente un 20% di query completamente nuove e sconosciute.
In estrema sintesi, puntare a parole chiave (e landing page) più descrittive costa meno ed aumenta la probabilità di conversione: perchè non provarci?
11 Risposte
Fabrizio Napoli
settembre 21st, 2009 at 02:01
1Non solo le query di ricerca tendono ad essere sempre più lunghe ma sono anche sempre più conversazionali, ovvero sempre più simili al linguaggio del mondo reale e meno a semplici concatenazioni di parole chiave.
http://www.fabrizionapoli.it/internet/i-motori-di-ricerca-sono-conversazioni/
andreanur
settembre 21st, 2009 at 09:34
2Il buon lavoro va fatto col cliente, cercando di fargli capire il discorso delle conversioni, ma certe volte è un po’ come brancolare nel buio. Ci sono aziende che producono “graffette per guarnizioni per tappi da piscina” che non capiscono perchè, digitando “piscine” su Google non sono al primo posto!!!
Daniel - GenitronSviluppo.com
settembre 21st, 2009 at 09:38
3A chi lo dici!
Soprattutto quando si tratta di contenuti come articoli, dati, approfondimenti e guide.
Buon lavoro a tutti!
Daniel – GenitronSviluppo.com
@Tagliaerbe – è un pezzo che non commento più ma naturalmente continuo a seguirti quotidianamente. Complimenti per gli ottimi ultimi articoli.
Puntare sulla long tail
settembre 21st, 2009 at 11:39
4[...] Converrebbe dunque tentare questa strada, dato che sembra che gli utenti puntino sempre di più a cercare contenuti mirati, composti da più di 4 parole. Il consiglio è quello di creare parole chiave e landing page più descrittivi, per aumentare la probabilità di conversione. Per saperne di più, leggi il contributo di Tagliaerbe. [...]
luca
settembre 21st, 2009 at 12:25
5Bel post! Leggo a volte utenti che arrivano sul sito con chiavi di ricerca del tipo “come installare il prodotto x/y” e rimbalzano molto meno di quelli con la key secca…
Lorenzo
settembre 21st, 2009 at 12:42
6Wow davvero un articolo interessante e ben fatto!
Articoli come questo insegnano davvero qualcosa per neofiti del web come me. Mi piace molto anche il tono della scrittura: informale, diretto, chiaro.
Pietro
settembre 21st, 2009 at 19:35
7Da poco ho letto un articolo che diceva più o meno così: non tutti possono essere numeri uno o da top10. Lo penso anche io. Non si può pensare di far sempre parte di un mercato che è saturo per definizione.
La parte migliore e più interessante del mio lavoro è proprio questa: dare una strada alternativa al cliente che chiede di essere piazzato su una chiave secca ultra-competitiva, con un budget per nulla all’altezza dei desideri. Oppure fargli capire che il motore di ricerca ormai è in grado di fornire la risposta esatta alla domanda posta dall’utente. Non solo chiavi secche, ma anche interrogazioni intelligenti, dettate dal fatto che il motore di ricerca, Google in particolare, è un mare magnum.
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