Advertising, utenti e zone di sicurezza

ovvero “se io non mi conoscessi, mi fiderei di un blog come il mio ?”

Fare soldi… di cioccolato :-)

Nella blogosfera attuale, dove sempre più inseguono il sogno del guadagnare su internet, credo oramai sia chiaro che monetizzare un blog sia qualcosa di più complesso del riempirlo di banner, inserire un pulsante “compra!” e aspettarsi che piovano automaticamente palate di soldi dal nulla.

A maggior ragione in un panorama, quello italiano, limitato da paletti linguistici che ne restringono (e di molto) le possibilità di espansione.

Riuscire ad impostare una proficua strategia di vendita di spazi pubblicitari sulle nostre pagine è quindi questione di comprendere alcune dinamiche mentali (per la verità abbastanza basilari) all’interno delle quali ricadiamo tutti senza rendercene conto.

Potremmo iniziare assumendo che le persone:

  • sono come le pecore: tendono cioè per la maggior parte a seguire il pensiero del gruppo senza andare (troppo) controcorrente.
  • cercano di crearsi una loro “zona di sicurezza” e raramente tendono ad avere iniziative personali che comportano l’avventurarsi al di fuori da essa.

La capacità di un blogger di monetizzare le proprie pagine risiede dunque nel comprendere questi due punti e fare leva su di essi.

Come dicevano, le persone seguono la massa. La curva di apprezzamento (e quindi di potenziale guadagno) di un blog potrebbe essere nei primi tempi molto lenta, sino a diventare poi esponenzialmente maggiore mano a mano che viene a rafforzarsi un apprezzamento esterno. Parliamo di valore percepito. Più persone ti considerano autorevole, più altre ancora saranno invogliate a farlo.

Con “zona di sicurezza” potremmo definire quella specie di “bolla” che inconsciamente ci creiamo e all’interno delle quale ci riteniamo in grado di controllare ogni aspetto di ciò che facciamo e le sue possibili conseguenze future.

Investire in un blog comporta per il potenziale acquirente fare un passo per uscire dalla sua zona di sicurezza e mettere sul tavolo qualcosa di più che un backlink o un po’ di visibilità. Comporta prendere accordi, tirare fuori una carta di credito o un conto paypal e sperare di non aver gettato al vento una manciata di euro.

Si può capire quindi come un piccolo blog appena nato con una manciata di utenti al seguito abbia poche speranze di monetizzare in maniera concreta le proprie pagine, mentre mano a mano che l’apprezzamento cresce, i lettori aumentano e l’autorevolezza viene riconosciuta, aumentano in maniera collegata anche le possibilità di poter vendere spazi pubblicitari.

Ecco quindi che lavorare sul messaggio che andiamo a proporre ai nostri utenti è qualcosa di molto delicato e che deve essere cucito su misura rispetto alla nostra popolarità, autorevolezza e dimensione del target al quale siamo in grado di rivolgerci.

Dobbiamo in sostanza convincere gli utenti ad uscire dalla loro “zona di sicurezza”, farli sentire parte di un sistema che già funziona e porta i suoi frutti. Non aspettiamoci che essi compiano il primo passo, ma impostiamo un cammino preciso per guidarli fino a noi.

1. Targettizzate

Non che io sia contro ai blog generalisti. Tuttavia è probabile che avendo un blog che parla “di un po’ di tutto” scoprirete che sarà molto più difficile trovare inizialmente gente disposta a comprare uno spazio banner. Questo perché solitamente chi vende, non vende “un po’ di tutto”, ma vende un preciso bene/servizio ad un preciso target. Se parlate già a quel target, siete a cavallo.

2. Create una pagina landing dedicata

Non riducetevi a sponsorizzare i vostri spazi liberi in sordina, quasi come se aveste paura di rendere pubblica la cosa. Se così avete deciso, fatelo in maniera aperta e ben visibile, dedicandole una vera e propria sezione all’interno della quale parlare ai possibili acquirenti. Evitate termini “markettari” cercando di restare sul colloquiale; a nessuno piace avere l’impressione di parlare con un ufficio stampa e ci si sente a proprio agio sapendo che dall’altro lato del monitor c’è una persona in grado di aiutarci fugando i nostri dubbi.

3. Stilate una analisi (realistica!) dei vostri punti di forza

All’interno della vostra pagina “pubblicità” inserite dunque prima di ogni altra cosa un’analisi del traffico che passa sulle vostre pagine.

Prevedete per punti chiave almeno un resoconto aggiornato al mese appena trascorso: il totale delle pageviews, i visitatori unici (condito da un grafico chiaro e leggibile) e il totale delle pagine indicizzate da Google.

Considerate anche di includere una breve introduzione spiegando a quale target vi rivolgete, il vostro ritmo di crescita e in generale qualunque cosa contribuisca a rafforzare il valore percepito del vostro sito (Ranking Alexa, recensioni, a voi la scelta).

4. Definite modi, spazi, tempistiche

A questo punto potete sbizzarrirvi nell’elencare quali spazi mettete in vendita. Ma ricordate, non c’è niente di peggio che investire in qualcuno non avendo chiara idea di come funzionino le cose.
Spiegate in maniera precisa che tipo di formato viene messo a disposizione, il potenziale di visualizzazione e perché dovrebbe venire acquistato.

Se avete diversi spazi in vendita separate ognuno di essi in sottosezioni e condite il tutto da immagini esplicative. Se lavorate anche sulla vendita con accordi diretti, senza cioè passare da servizi come LinkLift che automatizzano il tutto, assicuratevi di indicare in maniera precisa cosa succede prima, durante e dopo la trattativa, compresi i requisiti tecnici e i termini entro i quali il materiale deve essere fornito per poter andare online correttamente.

In quest’ultimo caso siate chiari con clausole o condizioni che possono vincolare l’accettazione di un determinato partner. Per comodità vostra, vi consiglio di indicare a chiare lettere che l’ultima decisione riguardo al materiale accettato spetta a voi.

Avrete capito come i punti sopra esposti siano votati ad un solo scopo: fare si che gli utenti vedano l’acquisto di spazi sul vostro blog come un qualcosa di chiaro, funzionale, proficuo e affidabile.

Ricordate che sapersi vendere è importante tanto quanto averlo, qualcosa da vendere 🙂

Autore: Francesco Gavello (per il TagliaBlog).

6 Comments

  1. Andrea 24 ottobre 2008
  2. yuri 24 ottobre 2008
  3. èrri 28 ottobre 2008
  4. Daniele@LG 28 ottobre 2008
  5. Daniele@LG 28 ottobre 2008
  6. Napolux 29 ottobre 2008

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