
Quando iniziai a smanettare con le BBS (e subito dopo con Internet), la velocità di collegamento alla rete era molto bassa (per non dire ridicola), i costi di collegamento molto alti (evito di mostrarvi le mie prime bollette telefoniche…) e quindi l’imperativo era uno solo: risparmiare banda.
Per fare ciò, era necessario eliminare orpelli e fronzoli da pagine e firme… come esprimere quindi la propria creatività, facendo a meno delle immagini e utilizzando solo del semplice testo?
La risposta di allora era una sola: ASCII art.
Ma inevitabilmente arrivarono le immagini…
Con l’aumento costante delle velocità di connessione, crebbe anche l’uso della grafica, che si fece man mano largo fra il freddo e nudo testo che caratterizzava i siti degli anni ‘90.
E ovviamente anche le prime pubblicità, i classici banner 468×60, erano immagini (spesso GIF con animazioni piuttosto stucchevoli
).
AdWords e il ritorno al testo
Mentre i banner aumentano di dimensioni e di peso, ecco che Google lancia AdWords, e va in controtendenza: i banner non sono illustrati ma testuali (anzi, contestuali), che diventano in brevissimo tempo la principale fonte di reddito per il motore di Mountain View (e un esempio da imitare per tutti i suoi concorrenti).
Dal testo all’ASCII art
Ma introppolare i creativi dentro qualche riga di testo è impossibile.
Ed ecco che un paio di mesi fa quelli di Jung von Matt, una delle “agenzie pubblicitarie più creative del mondo” (così si autodefiniscono…) lancia il primo AdWords in ASCII Art:

L’annuncio (non più visibile nel motore di ricerca) ottiene un successo strepitoso, con un aumento del click-through rate del 47% rispetto alla precedente versione in “puro testo”.
E inevitabili arrivano le imitazioni; eccovi quelle di LeaseTrader.nl

e di CollectiveLondon.com

Conclusioni
Un plauso ai creativi per l’idea (e relativa impennata del CTR), ma un grosso dubbio finale: e se all’aumento dei click non fosse seguito un aumento delle conversioni?
In altre parole: cerco in Google “mietwagen” (che starebbe per noleggio auto), l’occhio mi cade a destra su quell’annuncio particolare e lo clicco perchè è completamente diverso dagli altri.
Ma subito dopo, soddisfatta la mia curiosità, torno indietro a spulciare la SERP.
Risultato: più click (=più soldi spesi per il cliente) ma stesse conversioni dell’annuncio tradizionale… in pratica un flop ![]()
Secondo voi?
4 Risposte
FabioG3
Febbraio 25th, 2008 at 09:23
1In pratica ci guadagna solo il publisher… Meglio per noi, no?
DaniRevi
Febbraio 25th, 2008 at 11:52
2Io pure cliccherei per pura curiosità
Bisogna dire però che se capito su quell’annuncio è perchè ho effettuato una ricerca in target e quindi dovrei anche essere interessato all’argomento…
frederick
Febbraio 25th, 2008 at 13:19
3per fare brand awareness potrebbe essere un’idea
Matteo
Febbraio 25th, 2008 at 23:36
4Beh bisogna vedere sicuramente come ci arriva l’utente alla serp che contiene l’annuncio.
Sicuramente se è molto targhettizzata anche se si fa l’uso dell’espediente ascii per colpire e i contenuti sulla landing sono interessanti, non è detto che l’utente si debba “perdere” secondo me.
Tutto sta a quanto si va a targhettizzare in minuzia il tutto, ma questo vale per tutti gli annunci, anche se non grafici.
Ps. Ho fatto una prova anche io qualche giorno fa, ma mi son fermato all’alert di Adwords che mi indicava che quel tipo di annuncio violava le loro regole ed al più dovevo contattarli per avere un’esenzione per poterlo pubblicare.
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