Da diversi anni sono editor di DMOZ: edito una piccola fogliolina di un piccolo ramo, ma cerco di farlo bene, senza secondi fini, in puro spirito “di volontariato”.
Quando ho letto il post DMOZ Extortion di ShoeMoney, mi sono cadute le braccia.
Da tempo si parla di editori senza scrupoli, che chiedono soldi in cambio dell’inserimento di siti nella directory.
O di dubbi sull’imparzialità e onestà degli editori.
Ma la stupida richiesta di 5.000 dollari da parte di un editore DMOZ, in cambio del mantenimento di shoemoney.com nella directory, mi ha fatto proprio girare le @@.
E’ (anche) per colpa di certi deficienti che ottimi progetti come ODP, che si reggono su fragili equilibri, rischiano di collassare sull’onda delle polemiche che inevitabilmente seguiranno (caso completamente diverso ma per certi versi simile e quello di Wikipedia e i suoi censori).
Shoemoney suggerisce a Google di mollare DMOZ, e di acquistare una directory a pagamento.
Ma Google non potrà mai farlo: sponsorizzare una directory a pagamento equivarrebbe a vendere link, cosa (più o meno) condannata da Matt Cutts qualche giorno fa.
Oppure Google farà la directory, la chiamerà Googloz (affrettatevi a registrare il dominio, è ancora libero!), e ci inserirà solo link con attributo rel=nofollow.
E per chi desidera maggior visibilità, è previsto un bel bundle con AdWords.

Altre fonti: del “caso ShoeMoney” ne parlano (fra gli altri) SEO Facile e Pochi, Maledetti e Subito.